GIULIO CAPONI Tappeti parlanti

Poesia e design sono le due grandi passioni di Giulio Caponi che nel suo laboratorio crea fantastici tappeti ricamandoli con i suoi versi. Pezzi unici di gusto minimalista.

Tappeti parlanti

Prima di prendere l’attuale direzione, il percorso di Giulio Caponi è stato sempre discontinuo e imprevedibile ed è difficile stabilire l’apparente susseguirsi dei suoi cambiamenti, poiché le strade si intersecano continuamente. Dalla nativa Brescia viaggia appena gli è possibile. Con mete precise.

Improvvise curiosità, sollecitazioni che determinano le tappe non solo dei luoghi ma anche della personalità complessa. Timido e gentile comunica subito un’impressione di eccentricità non voluta, persino un po’inquietante.

I suoi punti di partenza sono la conoscenza delle lingue (oltre alle europee ha studiato arabo e persiano) e la scrittura. Poesia soprattutto, tanto da farne due raccolte: una pubblicata in un’antologia: “Opera prima” distribuita dalla Pentel, per artisti di età inferiore a 30 anni, e “Simultanea simulazione e altri accorgimenti” pubblicata da Gabrieli. Si laurea in scienze politiche. Ma la laurea viene subito messa in un cassetto e inizia ad esprimersi in semplici oggetti di terracotta, quasi simboli feticci di un totale cambiamento. Collabora presso la redazione del quotidiano Bresciaoggi e nel 1991 è corrispondente da Barcellona per il settimanale Panoroma per seguire le costruzioni architettoniche in occasione dei giochi olimpici.

Intanto ha conosciuto Dominique Torrent, una donna eclettica, avendo anche lei alle spalle una vita intessuta di viaggi, di interessi diversi e decisioni improvvise. Dopo una seria di tentativi in altri campi diventa stilista di moda. Disegna accessori per Paco Rabanne e poi abiti, per un periodo firma una sua linea. Divorziata con due figli sposa Giulio e decidono di abitare tra Parigi, Barcellona – dove collabora con l’Istituto Español de la moda per le tendenze della maglieria – e Ibiza la casa vacanza / ispirazione.

Ed è proprio a questo punto che lo spiccato senso del colore, ispirato dalle variopinte corrdellerie della Ramblas, dagli accostamenti e materiali porta Giulio Caponi a scrivere ricamando brani delle sue poesie su “tappeti parlanti”. “Un passaggio senza nessun intervento mentale”, dice “ma una necessità di appoggiarsi sempre più alla manualità“, “quando ricamo i miei versi sulla schiena del tappeto mi sembra che l’ago si trasformi in un microscopio: ogni punto appare come l’ingrandimento di una frazione sonora che forma una vocale o una consonante. Il tappeto è un enorme vetrino su cui ho scrutato il posarsi del pensiero”.

L’esecuzione è dura, faticosa e molto lenta. Nonostante il successo con il quale i suoi pezzi sono stati accolti, la produzione è limitata, non per una questione di costi ma in quanto lui solo è l’esecutore. Tuttavia si possono ritrovare nei negozi più esclusivi del settore: a Milano Tappeti contemporanei, a Parigi da En attendant les barbares, a Barcelona da Aspectos, a Francoforte da Art to use e prossimamente in uno spazio diviso con Chris Rush a Taipei in Taiwan.

Termina con un verso dal significato enigmatico, messaggio di morbido procedere nel tempo:

 Ammirevole passione RicAMARE

col filo del pensiero.

Sensazione di immemore tenerezza,

dono del sogno

l’orma della tua presenza

sul mio incolume sostare.

Elena Ciulli (Redazione Elle Decor)

Giulio Caponi è stato recensito dai più importanti redattori delle pubblicazioni del settore: Nunzio Crisa (massimo esperto di tappeti) per Hali, Bimestrale specializzato in tappeti con sede a Londra, Elle Decor, Elena Ciulli, Rosaria Zucconi, Giovanni Odoni, è apparso su Casa Vogue e Vogue, Interni, AD da Nicoletta Del Buono e su numerose altre riviste pubblicate anche all’estero, perfino in Giappone.

Ha collaborato con Antonio Citterio, Moschino, Yo Ann Tann, Cristina Morozzi, Teresa Ginori Conti, Roberto Gerosa, e Romeo Gigli.

 Ha partecipato a numerosi “Fuori” Salone del Mobile da Eclectica, Tappeti contemporanei (il Nomade urbano) e Pitti Living.

Mostra a Palazzo Borromeo a Milano invitato dalla Malo durante il Salone del Mobile con Alda Merini.

 I suoi tappeti sono stati acquistati da: Mimmo Palladino, Armando Testa, Donatella Versace, Enrica Massei, Alessia Marcuzzi, Vialli, Imelde e Stefano Cavalleri di Pinco Pallino, Marco Lodola e Max Pezzali, e per gli uffici di Sky Tv di Milano.

 Ha confezionato un mini tappeto per la casa di Barbie e Kan in occasione del 50° anniversario.

 Ora, da un anno ha un piccolo laboratorio a Mantova.

ARIANNA  SARTORI

ARTE & OBJECT DESIGN

Via Ippolito Nievo, 10 – 46100 MANTOVA – Tel. 0376.324260 – info@sartoriarianna.191.it

 GIULIO CAPONI

Tappeti parlanti

2 dicembre 2012

 Nome della Galleria: Galleria “Arianna Sartori”

Indirizzo: Mantova – via Ippolito Nievo, 10 – tel. 0376.324260

Mostra: Giulio Caponi. Tappeti parlanti

Domenica 2 dicembre, dalle ore 15.30 alle 19.30

 La Galleria “Arianna Sartori – Arte & object design” di Mantova, nella sede di via Ippolito Nievo 10, presenta i “Tappeti parlanti” dell’artista Giulio Caponi, Domenica 2 dicembre dalle ore 15.30 alle 19.30, alla presenza dell’artista.

MATTEO FABEN “l’irraggiungibilità “

La Galleria “Arianna Sartori – Arte & object design” di Mantova, nella sede di via Ippolito Nievo 10, dal 1° al 23 dicembre 2012, presenta la mostra personale dello scultore veronese Matteo Faben, dal titolo “L’irraggiungibilità”.

La mostra gode del patrocinio del Museo Ugo Guidi di Forte dei Marmi e Amici del Museo Ugo Guidi Onlus di Forte dei Marmi.

La mostra, si inaugurerà Sabato 1° dicembre alle ore 17.00, con presentazione di Gilberto Cavicchioli, alla presenza dell’artista.

Matteo Faben nasce a Legnago (Vr), il 9 novembre 1976.

“Scolpire la mia vita per lasciare una firma indelebile all’umanità, è un sogno che desidero diventi sempre più realtà.

Fede e Amore, inseparabilmente uniti, sono tutto ciò che danno un’idea la quale successivamente si trasferisce in disegno per materializzarsi in marmo.

Con inarrestabili colpi a questa pietra bianca, pura e luminosa e soprattutto delicata, anche se agli occhi si mostra come forza incontrollata, nel tempo diventano opere che trasmettono l’idea originale.

L’opera diventa libero sfogo nel dare forma e significato a quello che solo all’inizio era un blocco di marmo bianco di Carrara”.

Ha iniziato a manipolare lastre di marmo a 13 anni, ma circa 10 anni più tardi scoprii che la materia necessitava di vivere, decise allora di prendere una strada, quella che ora è la sua vera passione: “L’ARTE” per lui espressione completa della sua mente.

Qui inizia il percorso di studio, in primis frequentando la scuola Appio Spagnolo di Cerea, partecipando a corsi di disegno tecnico e ornamentale, progettazione del mobile e arredamento, scultura e intaglio da modelli in argilla e gesso.

Ha frequentato corsi liberi all’Accademia Cignaroli di Verona, disegno e ritratto da modelle e modelli veri.

Nel momento in cui il disegno è diventato per lui manualità semplice, in modo totalmente autodidatta, provò a trasferire i suoi disegni alla tridimensionalità della scultura in marmo.

Nel 2009 si trasferisce a Carrara per essere a stretto contatto con il marmo e dedica la sua esistenza a creare sculture.

Nel 2012 ritorna a Casaleone (Vr).

“Mai, come in questo momento, si è fatta chiara l’idea che dal mio corpo alla volontà che sento, non vi fossero ostacoli”.

 Matteo Faben. Scultura. L’incedere, sul paradigma contemporaneo…

“E, se la Scultura è per Picasso espressione “ dell’ intelligenza”, per Matteo Fabén indica il terreno d’incontro quotidiano dove, con indubbia capacità tecnica, questo giovane artifex si richiama agli stilemi dei grandi del passato (Donatello, il morbido modellato dei Quattrocenteschi fiorentini, la fermezza di Michelangelo e il classico assunto canoviano) per desumere (quasi sempre omesso, il preparatorio) – nel libero fluire della propria sensibilità interiore, tra desideri, realtà e fantasia – scorci d’ispirazione surreale. Conseguentemente, la naturale vocazione in-forma una luminosa, frattale tridimensionalità (restano, testimoni esaltanti, Moore, Marini, George Segal e anche Finotti), segno di una visione concettuale in continuo evolversi…Per Matteo, il tempo sgrana quasi ‘religiosamente’ gli anni di un incessante sperimentare trasformativo: l’entusiasmo febbrile, soffio di esistenza speso nel rapido susseguirsi di quel continuo ricercare rivolto alla bellezza, al suo timbrico essere rivisitata dal connubio tra materia e forma…Il marmo carrarino, candida essenza al tempo possente e duttile è, dell’opera di Fabén, la veste serica e non più misteriosa aprendosi in un caleidoscopio interpretativo poiché, dai rivoli persi in profondità, affiorano le vene in texture infinitesimale… Lo specchio per la luminosa metaformofosi luce-ombra, nel volgersi del giorno. Un flusso ininterrotto, tra opera ed autore, è la nuova sinergia che valica il confine della dimensione temporale, vivificata, al contempo, da un catarsico motivo d’ispirazione negli irrinunciabili affetti familiari. E’ del resto ammirevole nel giovane Fabén quel connaturato senso di responsabilità, di adesione ai valori della propria coscienza d’artista: rispetto profondo di una dinamica ascensionale che accorda sul pentagramma stati d’animo e pulsione creativa…

Del resto, è ormai così rara in questa nostra fase storica, con la messa in crisi delle leggi che stravolgono il potere, la forza di quell’immaginario rivolto alla libera ispirazione, contro la mera curiosità, il fugace soffermarsi di un establishement che inneggia a modelli di riferimento mediale tra politica, sport e moda…

Matteo Fabén, fisionomia chiara, sguardo severo e luminoso, offre il carisma di un temperamento razionale, entusiasta e sensibilmente vigile nel saper cogliere le impronte emblematiche del proprio ruolo: operando la filosofia della differenza, indica la legge di quel linguaggio autonomo e consapevole che coniuga la voce classica sul paradigma di una contemporaneità rivolta alla dialettica speculativa. Così la scultura è l’inarrestabile desiderio di percepire il mondo e di sentirsene protagonista, facendo fremere la passione liberatoria, quella vena di concreta vitalità che nasce dall’ estro gioioso per aprirsi a infiniti interrogativi… Attratta, mi si conceda, da un accenno di melanconia?

Le opere di Fabén sono, nella trasfigurazione dei modelli ispirativi, prettamente originali, e questa singolarità medesima funge da input per il potere immaginifico di ciascuno. La forza indagatrice di uno sguardo interiore che attende di uscire, grazie al movimento correlato all’ atto stesso della visione, dalla camera oscura del prestabilito. Vedere un’opera di Fabén, per me, significa l’oltre canone, lavorare sui confini più estremi, sondare la mia radice emozionale interpretandone, nel percorso narrativo, l’intima ragione d’essere: una forma fatta di luci, di dati sensibili ricomponentisi, di volta in volta, in entità sullo scacchiere dell’Idea. Così, allargando la potenzialità percettiva, mi soffermerei sull’ironia compiacente della citazione (quale esempio, nella serie ‘animalia’, comunque improntata a serafica contemplazione – il grande pesce in verticale, emerso dagli abissi marini per un elettivo redimersi “Alla ricerca della purezza”, con occhi intenti a rimirare la nuova realtà ‘celeste’ e due piccole cave appendici laterali – levate in orante gestualità – ; e, ancora, nella protome “ Amore di cavallo”, la criniera gonfia per l’impeto del galoppo ma avvolta in seriche volute; il dettaglio civettuolo delle foltissime lunghe ciglie contorno allo sguardo sognante, o delle grosse labbra in rilievo come fossero ben truccate)…Qui ritrovo il coraggio di Matteo al non allineamento ‘canonico’, per l’ effetto di una visualità intrigante e festosa, lo slancio di quella libera inventiva che ha visto approdare il mito olimpico al cinema di animazione digitale. Ecco quindi, il trend ‘reale’ , frutto di un sapore eclettico che resta più accattivante del reale a schema ‘classico’. Infine, in silenzio di fronte allo splendido manichino (Guttuso ma anche Kostabi) in legno d’ulivo – silloge di un’anima (Matteo) racchiusa ma pulsante in quelle venature geocentriche, e, al pari, cosmiche ellissi in attesa di Conoscenza – ecco la mia richiesta…Intraprendere, sia pure in parallelo agli impegni già corposi, un ulteriore percorso di sperimentazione ed approfondimento: altri materiali, trattati diversamente per offrire luce anche a nuovi soggetti. Regalandoci, ex abrupto, la “lettura” del gesto che suggerisce senza rivelare tutto, quando la raspa si ferma prima di arrivare all’effetto decisamente levigato. Come già Igor Mitoraj, autore di grandi magnifiche sculture intese come frammenti classici ma che suscitano quel senso d’inquietudine dovuto alla frattura…”

Caterina Berardi

(Per concessione mediartenews.it) 21/01/2012

ARIANNA  SARTORI

ARTE & OBJECT DESIGN

Via Ippolito Nievo, 10 – 46100 MANTOVA – Tel. 0376.324260 – info@sartoriarianna.191.it

 MATTEO FABEN 

L’irraggiungibilità

dal 1 al 23 dicembre 2012

 Nome della Galleria: Galleria “Arianna Sartori”

Indirizzo: Mantova – via Ippolito Nievo, 10 – tel. 0376.324260

Mostra: Matteo Faben. L’irraggiungibilità

Date: dal 1 al 23 dicembre 2012

Inaugurazione: Sabato 1 dicembre, ore 17.00

Presentazione in Galleria di Gilberto Cavicchioli

Patrocinio: Museo Ugo Guidi, Forte dei Marmi e Amici del Museo Ugo Guidi onlus, Forte dei Marmi.

Si ringrazia: Dott. Davide Lodi.

Orario di apertura: Feriali 10.00 – 12.30 / 16.00 – 19.30. Festivi 15.30 – 19.00

PAOLO ANSELMO Salute To Art Basel Miami 2012

L’inizio del XXI secolo verrà un giorno ricordato come “Gli anni della miseria” a conclusione del trentennio inventato da un attore americano diventato presidente, il quale trentennio passerà probabilmente alla storia come “ciclo del trash”.

11.09.2001 si celebra la miseria del gesto umano con il crimine delle Torri Gemelle a New York. La Biennale veneziana allora curata da Harald Zseemann è eccellente perché riesce già nel mese di giugno a prevedere il disastro di settembre. Poi la Biennale si adatta e le edizioni 2003/5/7 celebrano la miseria del gesto intellettuale, che sarebbe poi il pensiero vuoto quando viene tradotto in azione inutile. In fine Wall Street nel 2008 celebra la miseria della finanza e la distribuisce su tutto il globo terrestre.

Sicché la Biennale di Venezia edizione 2009 celebra, nel vuoto di pensiero totale, con l’automatismo geniale tipico degli imbecilli etimologici, il vuoto definitivo d’un mondo chic che non sa più che cosa dire al mondo check.

E il mondo choc? Il mondo choc, che sarebbe quello dell’arte che continua imperterrita ad affermare la propria vitalità, sta scoprendo una sua strada nuova.

Dalla miseria politica come da quella finanziaria si esce dando potere all’immaginazione, da quella intellettuale dando potere all’intelligenza.

Dalla miseria artistica si esce dando tutto il potere alla fantasia. Un esperimento degno d’attenzione è in corso qui, a Savona, dove la fantasia artistica prende oggi due strade altrettanto radicali.

La prima consiste in una rifondazione dei termini utilizzati: se a Venezia la mostra curata dallo svedese di Francoforte si trova a premiare come migliore artista il tedesco che ha progettato il bar, lo si capisce in quanto per i popoli germanici e scandinavi il vero luogo della creatività è sempre stata la birreria. In Italia la questione è diversa: qui sul mediterraneo le arti plastiche si sono da sempre articolate in architettura, scultura e pittura, dai dibattiti socratici fino alle diatribe rinascimentali. Rifondare il linguaggio vuol dire oggi ridare senso semantico a questi termini. Ovviamente provando strade diverse dal marmo, dal bronzo o dalle pareti affrescate. Questa rifondazione passa quindi attraverso l’indagine su materiali differenti capaci di portare nell’attualità i generi di sempre. Il che consente di intuire l’altra strada che prende l’arte nel suo risorgere…

L’arte d’oggi esalta la miseria economica del fare per uscire dalla miseria cerebrale del sentire.

I creativi attuali della ricerca sono oggettivamente miserabili nel senso più autentico del termine: non hanno mezzi per grandi studi, per materiali costosi, per trasporti impegnativi, per allestimenti faraonici. Tutta roba quest’ultima dell’epoca appena conclusa nel vortice della catastrofe.

La scultura di Paolo Anselmo si sviluppa nel più arcaico dei materiali, la terracotta, quella che ha bisogno di poco per diventar eterna, fuoco e colore. Ma è pure questa terracotta un materiale che ha approfittato fino in fondo delle innovazioni tecnologiche d’un secolo appena concluso, generoso di scoperte al tal punto d’avere consentito la crescita fisica degli oggetti, la plasticità delle crete, la follia dei colori e delle invetriature.

E lui la follia la sposa senza esitazione, generando mostri e mostriciattoli, esseri marini esistenti solo in fondo alla coscienza ancora non indagata, piccole ipotesi diaboliche che si sprigionano per forza propria.

Philippe Daverio

Paolo Anselmo e la felicità inquieta

 Paolo Anselmo

Autodidatta, inizia la sua avventura nel mondo della ceramica nel 1996 all’interno dell’albergo Villa Chiara di Albissola Marina esercitandosi nella sala riunioni trasformata in laboratorio. Nello stesso anno apre la sua prima galleria, sempre in Albissola, presentando anche opere permanenti per l’allestimento del nuovo Hotel Garden, oggi punto di incontro per numerosi artisti. Nel 1998 si trasferisce in Provenza a Biot dove espone le sue opere nell’Hotel Gallery des Arcades e sempre a Biot lavora a “La Poterie Provençale” di René Augé-Laribé. Rimane così in Francia fino al 2001; poi con la nascita della figlia ritorna ad Albissola dove apre il suo primo Atelier. Paolo Anselmo lavora in tutte le botteghe di Albissola per poter cuocere le sue opere fino a che nel 2007 finalmente compra un forno.

Philippe Daverio scopre Paolo Anselmo a Milano nel 2003 ad una personale storica nella Galleria di Jean Blanchaert, che oggi è diventato il suo gallerista e il Prof. Daverio un amico critico del suo lavoro.

Mostre e rassegne:

1996 – “I Cavalieri e il Mare”, personale, curata dal maestro Sergio Dangelo, Albissola Marina.

1998 – Festival de l’image sous marine, Antibes.

1998 – Fète des metiers d’art, Biot.

2003 – “Elmi di Paolo Anselmo”, Logo loco, curata da Luciano Caprile, Genova.

2004 – “Viaggio attraverso la ceramica grottesca”, collettiva curata da Enzo Biffi Gentili, Vietri sul Mare.

2005 – Show room Swarosky, galleria Vittorio Emanuele, Milano, personale curata da Jean Blanchaert.

2006 – “Il Tapiro Pigato”, Circolo degli Inquieti, consegna all’inquieto dell’anno Antonio Ricci, Savona.

2006 – Premio Fondazione Michetta, mostra curata dal prof. Philippe Daverio, Francavilla al Mare,

2007 – “13x17” Padiglione Italia in concomitanza della Biennale di Venezia, progetto curato dal prof. Philippe Daverio.

2009 – “Chi dorme non piglia pesci”, personale con il fotografo Gianpaolo Barbieri, Milano Grand Hotel et de Milan, curata dal prof. Philippe Daverio.

2009 – “Paolo Anselmo a Faenza”, Puntata Terre Passpartout.rai.it.

2009 – “Lo zoo e Paolo Anselmo”, personale curata dal prof. Philippe Daverio, Fortezza Priamar, Savona.

2010 – “Gerusalemme-Albissola a/r”, personale, curata dal prof. Arturo Schwartz, Albissola.

2011 – “Animali da palcoscenico”, personale, Galleria il Mulino, Savona.

2011 – “54a Biennale di Venezia”, a cura di Vittorio Sgarbi, Palazzo Nervi, Torino, 17 dicembre – 31 gennaio 2012.

2012 – “Mostri, mostriciattoli ed esseri marini”, personale, Galleria Arianna Sartori – Arte, Mantova, 24 marzo – 5 aprile.

 ART FUSION GALLERY

1 NE 40th Street – Suites 3,6 & 7

Miami Design District – MIAMI, FL

www.artfusiongalleries.com

PAOLO ANSELMO

Salute To Art Basel Miami 2012

1 – 21 dicembre 2012

GALLERIA IL MULINO di Celeste Barile

Corso Italia, 37 – 17100 Savona

tel. 019.809074 - cell. 347.1666730

galleriailmulino@gmail.com

All’asta l’eredità della pittrice Ines Fedrizzi

La Casa d’Aste Von Morenberg di Trento è lieta di presentare l’attesissima asta dell’eredità Ines Fedrizzi.Un’asta molto ricca, composta da oltre 2.300 lotti, organizzata curata e gestita dalla Casa d’Aste Von Morenberg come da mandato ricevuto, riguardante la messa in vendita degli arredi, dell’oggettistica, delle porcellane e soprattutto della collezione di opere d’arte della pittrice Ines Fedrizzi.

Tra le tante opere in vendita meritano attenzione alcuni nomi fondamentali del panorama artistico internazionale: Remo Bianco, Virgilio Guidi, Lucio Fontana, Lyolen Feininger, Bruno Saetti, Massimo Campigli e Piero Dorazio. Da segnalare molti artisti trentini tra i quali Bruno Colorio, Luigi Senesi, Mauro Cappelletti, Aldo Schmid e Diego Mazzonelli.

Ines Fedrizzi, in quanto pittrice gallerista e mecenate, è stata tra le personalità artistiche che più hanno segnato il panorama culturale del Trentino, mettendo così in contatto gli artisti italiani e stranieri di grande fama. Per questa ragione l’asta dell’eredità  Fedrizzi è un avvenimento molto atteso e rilevante, non solo a livello regionale. Si sottolinea il fatto che tutti gli ambienti della villa sono stati accuratamente allestiti dal personale della Von Morenberg creando un’atmosfera molto piacevole e suggestiva.

Gli eredi della pittrice Ines Fedrizzi organizzano pertanto la visita guidata ai beni che saranno messi all’incanto presso palazzo Travaglia sito in Via della Pellegrina 10 a Cognola di Trento, da sabato 24 a venerdì 30 novembre, dalle 10.00 alle 16.00.

La tornata d’asta si terrà sabato 1 dicembre a partire dalle ore 10.00 presso la sede della Casa d’aste Von Morenberg, in via Malpaga 11 a Trento.
Nei giorni successivi il personale della Von Morenberg rimarrà comunque a disposizioneper dare la possibilità agli interessati di visionare i lotti eventualmente rimasti invenduti.
Il catalogo è consultabile dal nostro sito internet: www.vonmorenberg.com
La Casa d’Aste Von Morenberg Vi invita a partecipare all’evento e Vi aspetta numerosi.

Remo Bianco

Casa d’Aste von Morenberg
Via Malpaga, 11 • 38122 Trento (TN) • ITALY • Tel. +39 0461.263555 • Fax +39 0461.263532
info@vonmorenberg.com

Il “fiore azzurro” nel sogno per icone di SILVANA MARTIGNONI dipinti e incisioni

La Galleria “Arianna Sartori – Arte & object design” di Mantova, nella sede di via Cappello 17, dal 24 novembre al 6 dicembre 2012, presenta la mostra personale Il “fiore azzurro” nel sogno per icone di Silvana Martignoni. Dipinti e incisioni.

La mostra, si inaugurerà Sabato 24 novembre alle ore 17.30, alla presenza dell’artista.

La mostra è accompagnata da una monografia con presentazione del Prof. Floriano De Santi.

 Il “fiore azzurro” nel sogno per icone di Silvana Martignoni

Quando Joseph Conrad nel Cuore di tenebre allontana la nebbia con il suo gesto di creatore sovrano, l’universo che esce di colpo dal silenzio e dal sonno ci sorprende per la sua evidenza. Ma subito dopo aver strappato questo universo dalle tempeste di grandine, dalle nuvole che sfuggono precipitosamente nel cielo, dai soli morenti che accompagnano la physis, la natura che organizza la vita, lo scrittore inglese ve lo reimmerge. Allo stesso modo di Conrad, il vero significato dell’Unheimliche freudiano, del perturbante nello sguardo di Silvana Martignoni non è dentro la visione enigmatica, come un gheriglio dentro la noce; ma all’esterno di esso, e avviluppa il racconto per icone “come uno di quegli aloni nebulosi resi visibili dalla luce della luna”.

Se il kosmon apatelon, l’universo ingannevole stesse chiuso dentro le cose, sarebbe delimitabile e raggiungibile: ma chi può afferrare tutte le possibilità irraggiate da un punto di suggestione e di stupore? Ecco, esaltandosi e accendendosi per captare quello che le sfugge, la Martignoni sa, con Nietzsche, che “al di fuori dell’apparenza non vi è nulla”; ma sa anche che in questa apparenza c’è un vuoto che dissimula l’essere, il daimon che proprio in ciò che appare, in ciò che c’è, deve essere inseguito, in quanto – come ci avverte il filosofo tedesco ne Il viandante e la sua ombra – “ciò che è significa ben più di ciò che è”. Nei dipinti dell’artista lombarda si aprono paesaggi onirici e fantasmagorici, tarsie chiare di neve, di madreperla o di cerulea nebbia, con colori quasi sempre diafani in cui la luce sprofonda e si dilata in un’alba lontana, primaverile ma ancora nuvolosa; gli spazi si susseguono, si intersecano, rimandano l’uno all’altro in una vertigine insensata, come avviene nel Novecento solo nelle rêveries poetiche e filosofiche di Borges e di Calvino.

Forse simile all’ars combinatoria di un antico tessitore persiano, che costruisce arazzi immensi incastrando storielle quasi invisibili, la Martignoni predilige e coltiva l’arte dell’intreccio e del riflesso; e queste “piccole schegge” si illuminano a vicenda, suggerendo allusioni prospettiche e architetture labili e infinite, che fiori ed alberi, colline e cespugli come ventagli, giardini mediterranei e foreste esotiche, cieli notturni e lune, Elefanti cugini delle nuvole (tanto per riprendere il titolo di un suo suggestivo acrilico su tela del 2011) e tartarughe marine, appaiono e scompaiono nella sua pittura in una sorta di dialettica realtà-finzione, è un fatto acclarato dalla critica martignoniana più avveduta: da Gianfranco Bruno a Riccardo Barletta, da Miklos N. Varga ad Elvira Cassa Salvi. Semmai, la correlazione presenza-assenza, la sfuggente coincidenza visibile-invisibile, anche là dove s’intenda porre l’accento su ciò che non è (e l’assenza si dà comunque, scrive Emmanuel Lévinas in Alterité et transcendance, come presenza del proprio opposto, nel quale rispecchiandosi prende corpo) si offre allo sguardo, è visibile, mutata sempre in forma ben definita.

Intanto che nelle puntesecche Densità e Intorno della fine degli anni Novanta lo spazio bianco del foglio, in cui avvengono gli eventi immaginari della natura, non è un progressivo nullificarsi del segno nero nell’horror vacui; al contrario è un drammatico spazio testimoniale in cui l’artista accerta la situazione attuale del pensiero e dell’esistenza ormai sospesi a questo fragile balenare di coscienza e di fenomenologia, nei quadri Il silenzio della luna del 2008, Mon jardin del 2009, Guardando Bonnard del 2010 e La natura emana la sua musica del 2011 c’è una sottile e aerea intonazione d’Oriente: all’hic et nunc del segno inciso sulla lastra di metallo si è costituito nella pittura il proustiano jadis et ailleurs dell’evocazione, del ricordo, del deposito interiore. Senza cedere a sublimazioni di spiritualismo Zen, tutto ciò lo si può intuire nella frantumata ripartizione della superficie cromatica, nella convergenza dei profili labirintici verso un punto centrale (e, in tal senso, si vedano tele quali India, un equilibrio perfetto del 2010 e Nido di rose dell’anno seguente), nella struttura compositiva che tende a sovrapporre esterno ed interno, psiche compresa, creando prospettive speculari e metamorfiche (Pezzi di cielo del 2008 e Il giardino della principessa del 2010).

Già nella pittura romantica agiva la stessa predilezione per il sentimento dell’indefinito, per la suggestione di atmosfere, che si esprimono appieno nel genere del paesaggio: persino quello privo di forma, aneidos per Plotino, diventa paradossalmente esperienza e dunque conoscenza in una forma. L’artista non è forse, in primo luogo, l’occhio misterioso spalancato sopra il mondo? La “mente colorata” aperta sopra tutti i pensieri? Dal “fiore azzurro” che appare in sogno al protagonista del romanzo Heinrich von Ofterdingen di Novalis fino all’impercettibile “risonanza psichica” delle Elegie Duinesi di Rilke, percorrono anche le immagini della natura della Martignoni, perché quelle immagini scaturiscono dalla sua profonda esperienza artistica, come anche dalla sua vita interiore, che trasforma ogni fragilità in forza, ogni trasparenza fabulistica in solidità simbolica. Dietro al suo lavoro grafico e pittorico c’è ancora un velo, e poi un altro velo, e poi un altro velo ancora, e questo ingannevole gioco di forme, dove tante luci e ombre s’intrecciano, richiama la dimensione dell’invisibile, con una differenza fondamentale rispetto al paradeigma di Klee (“L’arte non rappresenta il visibile, ma rende visibile”): per la Martignoni l’invisibile, imprigionato nella trama dell’opera, deve mantenere tutta la ritrosia e il mistero dello sguardo in tralice sull’anima segreta.

Floriano De Santi, Brescia 2011

Silvana Martignoni nasce a Busto Arsizio, frequenta il Liceo Artistico, quindi l’Accademia di Belle Arti di Brera con tesi finale sul poeta ed incisore “visionario” William Blake. In seguito si specializza nelle tecniche di incisione ad Urbino.

Nel 1983 le viene assegnato il primo premio assoluto nella XXII edizione del Premio Internazionale Joan Mirò presso la Fundaciò Joan Mirò di Barcellona.

Nei primi anni dell’attività artistica ha concentrato il suo interesse sulle tecniche incisorie più pure (puntasecca,maniera nera, acquaforte) e sul disegno in bianco e nero. Negli anni più recenti il suo linguaggio si avvicina alla pittura, l’artista intraprende una ricerca basata sul colore e la luminosità nello splendore del mondo naturale. Dipinge racconti dai colori perlacei con una tecnica di sottili velature che contribuiscono ad ottenere un effetto intensamente onirico.

Manifestazioni Internazionali di Grafica di rilievo: Milano, 2^ premio nella XIII edizione del Premio Diomira di disegno – Taipei International Print Exhibit -New York Pratt Graphic Center-Grenchen International Triennial of coloured graphic prints-Seoul International Print Exhibit – 5^ Triennale dell’Incisione Milano Palazzo della Permanente – Premio Biella per l’Incisione – 2^ Biennale della Grafica Busto Arsizio-Arte Fiera Bologna “100 artisti segnalati da 100 critici” segnalata da Floriano De Santi – “L’Incisione alla maniera nera in Italia”Milano Palazzo Sormani, Matera Ass. cult. La Scaletta, Cagliari Grafica Internazionale, Mondovì Chiostro Sant’Evasio-Cadaques, III Mini Print International Taller Fort-“Segni al femminile”Milano Palazzo Sormani – Venezia, II Premio per l’Incisione “Al Colombo”-Pescara,Manifestazione ex libris per G. D’Annunzio – The Bowery House New York – “artisti italiani a New York”, Brescia, Galleria I Monaci sotto le stelle – VII Biennale dell’Incisione Italiana “Città di Campobasso”.

 Le mostre personali:

- Il “fiore azzurro” nel sogno per icone di Silvana Martignoni – Brescia, Galleria I Monaci sotto le stelle, presentazione di Floriano De Santi.

- “Balade entre Orient et poesie” -  Saint Raphael (France),  Galerie Villa des Asphodèles.

- “Rassegna delle incisioni” – Palazzo Sormani, Biblioteca Comunale di Milano, presentazione di Patrizia Serra.

- “I fogli di Silvana Martignoni” – Brescia, Galleria dell’Incisione, presentazione di Gianfranco Bruno.

- “Disegni, acquaforti, puntasecche” – Milano, Studio d’Arte Grafica, presentazione di Riccardo Barletta.

- “Segni-sogni di Silvana Martignoni” – Busto Arsizio, Galleria Il Punto Sette, presentazione di Miklos N. Varga.

- “Incisioni” – Trento, Galleria Il Castello, presentazione di Gianfranco Bruno.

- “Martignoni. Dipingo in bianco e nero” – Biella, Galleria Dialoghi Club, presentazione di Bruno Pozzato.

- Milano, Galleria Il Mercante, presentazione di Domenico Cara.

Bibliografia essenziale: F. De Santi, Il “fiore azzurro” nel sogno per icone di Silvana Martignoni – S. Bergeron, “Balade entre Orient et poésie” – P. Serra, “Incisioni” – R. Barletta, “Disegni, acquaforti, puntasecche” – M.N. Varga, “Segni, sogni di Silvana Martignoni” – G. Bruno, “I fogli di Silvana Martignoni” – R. Fontaba, “Una Italiana, remio Joan Mirò de dibujo” – B. Pozzato, “Martignoni. Dipingo in bianco e nero” – D. Cara, “L’immaginario, del finito…”.

 Altre recensioni di: G. Guiotto – G. Pacher – A. Nania – F. Poerio – L. Spiazzi – E. Cassa Salvi – P. Bellini…

ARIANNA  SARTORI

ARTE & OBJECT DESIGN

Via Cappello, 17 – 46100 MANTOVA – Tel. 0376.324260 – info@sartoriarianna.191.it

 Il “fiore azzurro”

nel sogno per icone di

  SILVANA MARTIGNONI

dipinti e incisioni

dal 24 novembre al 6 dicembre 2012

 Nome della Galleria: Galleria “Arianna Sartori”

Indirizzo: Mantova – Via Cappello 17 – tel. 0376.324260

Mostra: Il “fiore azzurro” nel sogno per icone di SILVANA MARTIGNONI. Dipinti e incisioni

Date: dal 24 novembre al 6 dicembre 2012

Inaugurazione: Sabato 24 novembre, ore 17.30

Catalogo con presentazione del prof. FLORIANO DE SANTI

Orario di apertura: Feriali 10.00-12.30 / 16.00-19.30. Festivi 15.30-19.00

 

SILVANO ZAPPI “La gioia del colore nei ricordi”

La Galleria “Arianna Sartori – Arte & object design” di Mantova, nella sede di via Ippolito Nievo 10, dal 17 al 29 novembre 2012, presenta la mostra personale di Silvano Zappi, dal titolo “La gioia del colore nei ricordi”.

La mostra, si inaugurerà Sabato 17 novembre alle ore 16.00, con presentazione di Cristiana Zappi, alla presenza dell’artista.

“Non posso raccontare mio padre – Silvano Zappi – se non cominciando con la sua “vita di lavoro”.

Quarantaquattro anni di Banca e, successivamente, una ulteriore decina come consulente di aziende in qualche difficoltà.

La sua storia inizia, come impiegato, nel 1949, presso Banca Nazionale dell’Agricoltura agenzia di Argenta (Fe). Nel corso degli anni, da impiegato, raggiunge posizioni di volta in volta di maggior rilievo; guida, come direttore, le sedi di prestigio di Mantova, che viene, tra l’altro, da lui aperta ed avviata con notevoli soddisfazioni, quindi, Vercelli, Monza e la direzione di Torino con il grado di Condirettore centrale.

Nel 1980 ritiene, anche se a malincuore, di lasciare la Banca Nazionale dell’Agricoltura, per passare alla posizione di vertice in un ottimo Istituto di medie dimensioni nel Mantovano: la Banca Popolare di Castiglione delle Stiviere.

Nel 1988, con il grande presidente dell’Istituto sig. Guglielmo Bertani viene decisa la fusione con la Banca Popolare di Verona. Nella nuova situazione creatasi, il Prof. Federico Pepe, neo direttore generale, ritiene di prolungargli di alcuni anni i termini contrattuali, perché mio padrea possa attuare un nuovo programma.

Conclusa anche questa ultima esperienza, per lui termina anche la lunga attività Bancaria.

Dopo breve tempo, però, le sue preziose consulenze e la profonda esperienza vengono richieste da varie aziende che si trovano in difficoltà di gestione. Intraprende così, questo nuovo impegno che lo porta a percepire situazioni e realtà ben diverse da quelle vissute fino ad allora.

Terminato il lungo e bellissimo lavoro bancario e conclusa anche la gratificante esperienza come consulente aziendale, il nuovo tempo a disposizione gli permette di far riaffiorare le passioni per la pittura e per la fotografia, passioni che in gioventù gli avevano fatto meritare premi e riconoscimenti, ma che a causa del lavoro aveva trascurato.

 In realtà, la passione per la fotografia, forse per il suo risultato immediato, ha accompagnato sempre mio padre anche durante gli anni dell’impegno lavorativo; i suoi soggetti lo hanno visto impegnato a fotografare i momenti della quotidianità dei lavori più semplici, dei fatti e dei luoghi che, con l’evoluzione delle tecnologie ed il passare degli anni (siamo nel dopoguerra) sono oggi, inevitabilmente andati perduti.

La passione per la pittura lo ha impegnato a cogliere gli attimi di intense emozioni che potevano essere determinate da un tramonto, da una luce particolare che colpiva oggetti o poteva rendere diversi, avvenimenti particolari, situazioni improvvise o strane. Queste emozioni che, spesso, approfondiva con bozze, schizzi, disegni ed elaborava con prove di colore. Sono nati, così, molti dei suoi quadri, le mondine, i sabbiaroli, gli zappatori, gli scariolanti, le lavandaie alle vasche e fontane pubbliche e tanti altri, tutte situazioni.

Le sue origini, inoltre, è nato a Campotto Ferrara in mezzo alle valli e a tante terre umide, hanno molto influenzato la scelta dei soggetti dei suoi quadri che ritraggono scorci di palude, il Po con le sue golene, il delta tutto, le valli e il mondo che ruota attorno a questo territorio.

La sua grande passione per l’arte in genere e per la pittura in particolare lo hanno portato ad interessarsi sempre, a qualsiasi manifestazione e luoghi d’arte che potessero appagare le sue conoscenze.

Ciò che lui ha ritratto non è però comunque, scaturito da studi o influenzato da correnti pittoriche, che sicuramente conosce per il suo grande interesse verso tutto ciò che è arte, ma sono frutto di sue libere scelte e, di una, se non nuova, diversa sensibilità, forse acquisita anche con l’ultima sua esperienza lavorativa che lo ha portato a scegliere temi e tendenze che mostrano la semplicità della sua gente nello scorrere della loro vita”.

Cristiana Zappi

ARIANNA  SARTORI  “ARTE & OBJECT DESIGN”

Via Ippolito Nievo, 10 – 46100 MANTOVA – Tel. 0376.324260 – info@sartoriarianna.191.it

SILVANO ZAPPI

La gioia del colore nei ricordi

dal 17 al 29 novembre 2012

Nome della Galleria: Galleria “Arianna Sartori”

Indirizzo: Mantova – via Ippolito Nievo, 10 – tel. 0376.324260

Mostra: Silvano Zappi. La gioia del colore nei ricordi

Date: dal 17 al 29 novembre 2012

Inaugurazione: Sabato 17 novembre, ore 16.00

Presentazione in Galleria di Cristiana Zappi

Orario di apertura:   da lunedì a sabato 10.00 – 12.30 / 16.00 – 19.30.

Domenica 25 novembre 15.30 – 19.00

Asta Antiquariato e Preziosi a Mantova

Estense casa d’aste, il 10 e 11 novembre alle ore 16.00 propone all’asta beni provenienti da eredità e committenze private.

Oltre 400 lotti saranno posti in asta, dipinti dal ’600 al ’900 oli e acquerelli, e un lotto di incisioni tra cui alcuni incisori mantovani, inoltre arredi, argenti, porcellane e gioielli.

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Il catalogo è disponibile on line su www.estenseaste.it.

L’asta sarà in diretta web, in collaborazione con Gianna Tani web channel, collegandosi all’orario stabilito, e sarà possibile partecipare telefonicamente.

 ASTA

Mantova via I. Nievo 8

 Eredità e collezioni private

Sabato 10 e Domenica 11 Novembre 16.00

ESPOSIZIONE CON VISIONE DEI BENI

da sabato 3 a domenica 11 Novembre  2012

dalle ore 10 alle 12.30 e dalle ore 15.30 alle 19.30

Informazioni: Estense Casa Aste tel.  0376/1888012 – 339/3067246 

via I. Nievo 8 si trova nel suggestivo centro storico di Mantova

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Bruno Gorgone – Città d’acqua

Bruno Gorgone, artista esponente dell’Astrazione italiana, espone alla Libreria Moderna di Savona una selezione di opere in vetro di Murano, alcune delle quali, personalmente scelte da Vittorio Sgarbi, hanno fatto parte dell’installazione “Luogo di Narciso” presentata alla 54. Biennale di Venezia.  Alla base dell’opera c’è la materia del vetro che diventa pura luce, trasparenza, riflesso che si ripete in più prospettive, data la particolare tecnica consistente nell’incisione su lamina d’oro a caldo su vetro di Murano sommerso. E ci sono i segni che l’autore incide e che fanno parte del suo vissuto e della sua ricerca artistica, come narrazioni di tracce di vita, ma anche archetipi “primitivi” universali che appartengono ad ognuno di noi. Queste opere sono icone vitree caratterizzate dal pulviscolo dorato. La velatura d’oro crea il distacco dalla realtà rimandando ad un’atmosfera bizantina. Indubbiamente questi lavori sono ispirati ai mosaici di San Marco, sia per il magnetismo dei luoghi, Venezia e Murano sono legate dalla luce e dalla storia, sia per la dimensione spirituale che è alla base di queste opere.  Il titolo “Città d’acqua” scelto per questa mostra è ispirato dai primi versi di una poesia di Bruno Gorgone pubblicata sull’antologia “Poeti a Le Colonete”, Venezia 1993: “La città è divisa dall’acqua / ogni frammento sedimenta la memoria / sono così i segni del cuore / sospesi / nel continuo delle maree”.

Ha scritto Vittorio Sgarbi nel saggio “Gorgone. La storia come pattern” : “(…) La massima esaltazione dell’elemento manuale è riscontrabile nei lavori che Gorgone realizza su vetro, bellissimi, meritevoli di applicazioni sempre più varie e ambiziose, anche nei titoli metafore degli universi formali prospettati dall’arte, diversi da quelli della realtà ordinaria, qualche volta contrapposti ad essi. Lavori, quelli su vetro, che non sarebbero compresi nella loro necessità interiore se si ritenesse che l’intervento diretto di Gorgone non sia decisivo nella loro riuscita (…)”.

Nota Biografica.

Bruno Gorgone è presente nel panorama dell’arte contemporanea dai primi anni Ottanta. E’ noto per  la sua personale pittura di pattern e  per le opere in vetro di Murano incise su lamina d’oro. Dopo la laurea in Architettura conseguita all’Università di Genova  prosegue la sua formazione a Venezia interessandosi anche di design. Il critico francese Pierre Restany, teorico del Nouveau Réalisme, si è interessato al suo lavoro e alle sue sperimentazioni nell’uso dei nuova media. E’ invitato a partecipare alle maggiori esposizioni nazionali e internazionali tra cui il Salone Europeo d’Autunno di Parigi;  il LV Premio Michetti;  “Savona ‘900 – Un secolo di pittura scultura ceramica”, 2008;  V Edizione della Biennale della Magna Grecia; Mostre di Arte italiana contemporanea negli Istituti italiani di Cultura a Innsbruck, Praga, ecc; Artisti italiani a Parigi – Commissione nazionale francese dell’UNESCO, Parigi 2009;  il Festival dei Due Mondi di Spoleto, 2010;  il  XXXVII Premio Internazionale Sulmona,  la 54. Biennale Internazionale d’Arte di Venezia. Il suo percorso artistico è inoltre segnato da oltre cinquanta personali in gallerie, spazi pubblici e museali in Italia e all’estero. Nel 2010 si è tenuta alla Pinacoteca Civica di Savona la retrospettiva  “Bruno Gorgone. Giardino mentale. Opere 1980 – 2010”, a cura di Germano Beringheli. Recentemente ha esposto al Siena Art Institute founded by Paul Getty III e all’Università di Catania nell’ambito della mostra “Mediterraneo – Common Ground”.

Si sono occupati del suo lavoro e ne hanno scritto, tra gli altri: Germano Beringheli, Silvia Bottaro, Gian Antonio Cibotto, Costanzo Costantini, Enzo Di Martino, Edoardo Di Mauro, Carlo Franza, Italo Gomez, Milena Milani, Ferdinando Molteni, Cynthia Penna, Pierre Restany, Paolo Rizzi, Carlo Romano, Angelo Rossi, Giorgio Seveso, Vittorio Sgarbi, Gabriele Simongini, Tommaso Trini.

Sul suo lavoro sono state pubblicate le monografie: Angelo Rossi, “Giardini di un viaggio. Opere1982-1994”, Edizioni delle Grafiche Veneziane, 1994; Tommaso Trini, “Eden-Surf”, Edizioni D’Ars, 2000 e  per Marco Sabatelli Editore: Gabriele Simongini, “I giardini delle delizie e i semi della luce”, Marco Sabatelli Editore, 2005; Vittorio Sgarbi, “Gorgone, la storia come pattern”,  Marco Sabatelli Editore, 2007; Costanzo Costantini, “La luce-colore di Bruno Gorgone”, Marco Sabatelli Editore, 2008; Germano Beringheli “Bruno Gorgone – Giardino mentale. Opere 1980-2010”, De Ferrari Editore – Fondazione De Ferrari.

La sua opera è documentata presso Musei, Archivi, Fondazioni in Italia e all’estero e all’Accademia Nazionale dei Lincei di Roma.

Vive ed opera tra Spotorno (Savona) e Venezia.

Bruno Gorgone Città d’acqua. Opere in vetro di Murano

Libreria Moderna, Via C. Battisti 16r – 17100 Savona. Tel 019.852419, e-mail: modernapetrus@libero.it

8 novembre – 9 dicembre 2012

Inaugurazione: giovedì 8 novembre 2012, ore 17.30

Orario mostra: ore  9.30 – 12.30 / 15.30 – 19.30  dal lunedì al sabato

ZOO Animali in galleria

Dalle caverne all’animal-art gli animali, selvaggi o domestici, reali o immaginari sono stati oggetto vivente della creatività artistica.

Compagni dei nostri giochi e mostri nelle nostre paure, oggetto di amore spassionato e di sfruttamento spietato, la loro forma si presta alle evocazioni più diverse e impensate.

Per questo le raffigurazioni artistiche di animali in vetro, bronzo, legno, o dipinti non cessano di attirarci in un rapporto estetico e al tempo stesso profondamente emozionale.

Per questo motivo abbiamo pensato di invitare in galleria un piccolo campionario di animali realizzati da artisti diversi con tecniche e materiali differenti.

Naturalmente con un pizzico di autoironia, anche perché, per citare Elias Canetti:

“Ogni volta che si guarda con attenzione un animale, si ha l’impressione di vederci dentro un uomo che si fa beffe di noi.” (La provincia dell’uomo, 1973)

Presso galleria ANNA MARIA CONSADORI Arte Antiquariato Design Via Brera, 2 – 20121 Milano dal 15 novembre – 22 dicembre 2012 Inaugurazione giovedì 15 novembre 2012 ore 18.30

SARANNO PRESENTI:

La Balena- Ernesto Tatafiore dipinto

Il gorilla-Jean Blanchaert scultura in vetro

Il leone-Andy Wharol grafica

La rana-Joseph Beuys grafica

La mucca-Vitale Petrus,Angelo Palazzini dipinti

La lumaca-Sergio Camilli lampada

Il gatto-Piero Fornasetti,

Il pesce- Paolo Anselmo ceramica

Il pesce-Guido Tallone, dipinto

L’oca-A.Consoli dipinto,

I cani- Marcello Dudovich dipinto

Il porcello-Anonimo XX sec scultura in resina

Il barbagianni-Fabrizio Merisi dipinto

 

ANNA MARIA CONSADORI

Arte Antiquariato Design

Via Brera, 2 – 20121 Milano

Tel./Fax +39 02/72021767

info@galleriaconsadori.com

www.galleriaconsadori.com

LUCIANA BERTORELLI “Terra creïa”

La Galleria “Arianna Sartori – Arte & object design” di Mantova, nella sede di via Cappello 17, dal 10 al 22 novembre 2012, presenta la mostra personale dell’artista Luciana Bertorelli, dal titolo “Terra creïa”.

La mostra, si inaugurerà Sabato 10 novembre alle ore 17,00, alla presenza dell’artista.

Durante l’inaugurazione verrà proiettato il film TERRA CREÏA regia di Luigi Coppola e fotografia di Steven Girardi.

 

“La chiave di lettura dell’opera dell’artista Luciana Bertorelli penso che sia cogliere la tensione, né risolta né risolvibile, tra il contenuto e la forma. Per fortuna, poiché se riuscisse a raggiungere un equilibrio che la soddisfacesse, smetterebbe di essere un artista che ricerca e produce, diverrebbe un’iconografa. Ripercorrendo la sua produzione vediamo, nelle situazioni impensabili, nelle pieghe di una collina o sotto una lampada “uova”, concentrato di vita, ampiamente sparsa nei suoi quadri terra e sabbia, immobili nella loro ieraticità sculture di donne pregne. La terra – dea madre nel suo inesauribile apparire. Una forma tra il simbolico, il materico e l’informale. Sassi uovo e colori passionali, sabbie e terre, strappi ed inserzioni.”

Luigi Lirosi (Savona, 09-10-2012)

“I colori di Luciana Bertorelli rimandano ai quattro elementi naturalistici: acqua, aria, terra e fuoco. Da qui, l’uomo, nella sua primordiale essenza, in simbiosi con la natura, in quanto parte di essa. L’artista ristabilisce il rapporto intimo tra l’uomo e il mondo naturale, potremmo dire, tra la natura e la sua creatura. Un’arte eterea e al contempo decisa, tale da determinare la catarsi, tale da far comprendere l’origine della vita e l’assimilazione di essa con la natura. Un’arte silenziosa e ascetica, che conduce alla più intima riflessione del se.”

Sabrina Grisorio

“…Operare come fa Bertorelli significa non perdere in nessun caso il contatto preciso, tattile ed ideologico, con il prodotto che si vuole creare. Occorre pensarlo e toccarlo, ed il percorso tattile dell’oggetto, ancora larvale rispetto all’esito finale, assume valori ancestrali di sacrificio ad entità arcane e non di semplice superamento dell’horror vacui che prende ogni artista di fronte alla pagina bianca, alla terra o alla tela vergine. Qui l’artista diventa artigiano e se il suo spirito ne è degno, se la sua maestria è sufficiente, se il pensiero vince l’ottusità e la durezza la della materia, il miracolo avviene, e nasce l’opera d’arte.

Luciana Bertorelli ha compiuto molti di questi miracoli cominciando sempre con l’inumidire  la creta e con lo “sporcare” a caso la tela.”

Aldo Maria Pero

Luciana Bertorelli nasce a Bedonia (Parma).

A Genova si diploma al Liceo Artistico N. Barabino: allieva del pittore Nobile e dello scultore Barbieri. Frequenta i corsi di pittura all’Accademia Ligustica di Belle Arti. Apre il primo studio in via S. Luca a Genova.

Dipinge da sempre prediligendo una tecnica fortemente materica attraverso l’assemblaggio di vari materiali che l’avvicinano naturalmente alla scultura. Ad Albissola Marina, si accosta al mondo della ceramica che approfondisce con passione. “Ceramista di grande esperienza e sensibilità costruisce attraverso un segno sensuale e materico un universo di grande intensità poetica.”(G. Vigna).

È presente in prestigiosi cataloghi e riviste d’arte tra cui: Dizionario degli Artisti Liguri, a cura di Germano Beringheli-De Ferrari edizioni, 2010 e 2012 ; Catalogo degli Scultori Italiani, editoriale Giorgio Mondadori 2009 e 2010; Arte Padova 2011….ecc.

Mostre a Castellamonte, Vicenza, Iesolo, Venezia, Padova, Nice, Berlino, Houston, Roma, Genova, Torino, Bedonia, Savona, Celle Ligure, Barletta, Cuneo, Cerreto Laziale, Albissola Marina, Badalucco… ecc

Le sue opere sono in numerose collezioni pubbliche e private.

Vive a Savona e lavora a Spazio Gaia di Valleggia.

Pubblicazioni recenti:

2012 – 52a Mostra della Ceramica a Castellamonte, catalogo a cura di Vittorio Amedeo Sacco, 31 agosto-30 settembre.

2012 – “Popoli” catalogo della Mostra Internazionale di Arte Contemporanea a Pal. Tagliaferro-Andora, 13 luglio-12 agosto.

2012 – “Comequandofuoripiove” catalogo a cura della Fondazione Cento Fiori e Circolo degli Artisti, Albissola, maggio-luglio.

2012 – “Di chi avrò timore?” catalogo de “Il Festival Biblico”18 maggio-10 giugno 2012, a Vicenza.

2012 – L’Arte Sacra di Luciana Bertorelli, personale alla Galleria d’Arte del Cavallo, Valleggia (Sv) 1-15 aprile.

2012 – Catalogo “Les Rencontres” Cà Zenobio-Venezia, 4-29 febbraio.

2011 – Catalogo “ Alleluia” 10 Mostra Internazionale di Arte Sacra nell’Abbazia di Sesto al Reghena, a cura di Aura.

2011 – Catalogo Arte Padova 10-14 novembre.

2011- Artisti per la matematica -esposizione permanente di 32 Artisti in un Museo all’aperto in Celle Ligure (Sv), catalogo.

2011- Suggestioni mediterranee -Vecchio Palazzo di Città, Mondovì Piazza (Cn)-6/15 agosto -catalogo.

2011- C’era una volta il 33 giri.. XXV Collettiva d’Arte Ceramica a cura del Circolo degli Artisti di Albissola Marina e della Fondazione Cento Fiori-aprile 2011-catalogo.

2011 – Mediterraneando -La Providence, Nice a cura di QuilianoArte ed Eleutheros-marzo 2011-catalogo.

2011 – Il Presepe degli Artisti nella grotta di Bossea a cura di Enrica Noceto, gennaio –catalogo.

2010 – I volti dell’Africa-Progetto internazionale di arte Postale e Digitale, a cura di SACS-Quiliano (Sv), agosto -catalogo.

2010 – Artisti per la salute -Milano,a cura di Marco Maiocchi- giugno, catalogo.

2010 – Artisti della Mitteleuropa e dell’Area del Mediterraneo a cura di E.Angiuoni, Poligrafiche S.Marco-Cormons(Go) marzo, catalogo.

2010 – Prima pagina XXIV Collettiva d’Arte Ceramica a cura del Circolo degli Artisti di Albissola Marina e della Fondazione Cento Fiori-catalogo.

2010 – Calendario d’Artista a cura di Enzo Angiuoni, Massimo Pasqualone e Hotel Civita.

2010 – Dizionario degli Artisti Liguri, a cura di Germano Beringheli-De Ferrari edizioni.

2009 – 2010 Catalogo degli Scultori Italiani editoriale Giorgio Mondadori

2009 – L’Artista e l’Emozione Creativa, Premio Naz.d’Arte Città di Alba”-dicembre, catalogo.

2009 – Paesaggi Mediterranei, Mostra della Ceramica a Grottaglie, agosto-catalogo.

2009 – Un Giardino Museo per la ceramica di Albissola -a cura della Fondazione-Museo Giuseppe Mazzotti 1903, luglio.

2009 – Dizionario degli artisti savonesi, a cura di Ferdinando Molteni-marzo.

2009 – Incastri d’Autore, a cura del Circolo degli Artisti,Albissola Marina-aprile/luglio-catalogo.

2009 – Incontri con gli Artisti, a cura di Massimo Pasqualone-catalogo.

2009 – Identità in Arte, a cura della Pro Loco Pollenzo e Studio 13-catalogo.

2006 – Catalogo della Scultura ed. Mondadori.

2006 – Catalogo Circolo degli Artisti 50 anni-Albissola Marina.

2006 – Corrispondenza d’Artista , catalogo progetto Mail Art a cura di R. Cerisola.

2006 – Magia di parole sospese ed.L’Arca e Musagete a cura di G.Vecchio e B. Vincenzi-catalogo.

2005 – Studiart n 26 settembre.

2006 – Il Convivio anno 6 n 2.

2005 – 1 Biennale d’Arte, catalogo , Satura, Genova.

2005 – European Arteam Prize, 3 edizione, catalogo.

2005 – Dizionario Enciclopedico Internazionale d’Arte Moderna e contemporanea casa ed. Alba/Ferrara.

2004 – Arte, dicembre ….

2003 – XXIV Mostra del Presepe, catalogo, Grottaglie.

2003 – In a Bag, catalogo.

2003 – Arte, maggio.

Collocazione opere in permanenza:

Comune di Bedonia (Parma); Basilica della Madonna di S. Marco -Bedonia (Parma); Comune di Quiliano (Savona); Palazzo della Provincia di Savona; Museo delle Erbe Aromatiche-Cosio d’Arroscia (Imperia); Museo dell’olio-Arnasco (Savona); Galleria Comunale di Arte moderna- Cerreto Laziale (Roma); Piral-Arte collezione- Albisola Superiore; Mosaico 150-Installazione permanente a Cerro di Laveno Mombello; Giardino Casa-Museo Mazzotti 1903-Albisola Marina; Raccolta Fondazione casa natale Sandro Pertini-Stella s.Giovanni (Savona); Galleria d’Arte del Cavallo-Valleggia di Quiliano; Artifex-Torino; Hotel Pietre Nere, Rodi Garganico (Foggia); Istituto Nazionale dei Tumori-Milano; Museo dell’Olio, Arnasco (Sv); Ceramiche ed affreschi per la facciata del Teatro dell’Olivo e del Bocciodromo di Arnasco (Sv); Zoo di Pietra, Villa degli Aceri, Carcare; Centro Pavesiano Museo Casa Natale di Cesare Pavese-S.Stefano Belbo (Cn); Museo Civico della Ceramica di Nove (Vi); collezioni private.

 Presentazione alla mia maniera…

Sono Luciana Bertorelli e sono nata a Bedonia (Parma).

Attualmente vivo e lavoro a Savona.
A Genova ho frequentato il Liceo Artistico “N.Barabino”: allieva del pittore Nobile e dello scultore Barbieri, che ricordo con rimpianto. 
Ho frequentato i corsi di pittura all’Accademia Ligustica di Belle Arti, il primo studio l’ho aperto in via S.Luca, nel centro storico di Genova.

Dipingo da sempre,
da bambina andavo in giro a dipingere soggetti dal vero,
ora dipingo soggetti che provengono dall’intimo,
prediligendo una tecnica fortemente materica attraverso l’assemblaggio di vari materiali che mi avvicinano naturalmente alla scultura.

Ad Albissola Marina ho conosciuto ed amato il mondo della ceramica
che ho approfondito con Garbarino e Cimatti.
Dal 2007 ho operato presso PiralArte con lo scultore ceramista Ylli Plaka.

Adoro le terrecotte e le terre refrattarie, trattate con smalti, ossidi od engobbi:
 sculture a tutto tondo, piatti, anche di grandi dimensioni, lastre che lacero con veri e propri tagli
in una ricerca continua di equilibrio ed armonia con me stessa e col mondo esterno.

Alterno la tecnica Raku che mi ispira forti sensazioni legate alla terra, al fuoco ed all’acqua
che sento di vitale appartenenza per la mia arte, legata in modo viscerale alla terra natale aspra e calorosa, vitale e sanguigna.

Presso il mio studio, SPAZIOGAIA, in Via Briano, 2 Valleggia di Quiliano (SV), animo gli incontri di “ARTE E SOCIETA’”,
incontri tra chi ama l’arte ed alcuni artisti contemporanei (arti visive, musica, poesia)
per approfondire i legami tra il vivere oggi e l’espressione artistica in continua evoluzione,
tra la tecnologia che avanza e l’aspirazione eterna alla bellezza.

 “Meteore” sono le mie ultime opere pittoriche eseguite con diversi materiali, comunque legati alla tridimensionalità…
Pezze di iuta, carte, pietre del Portogallo, che io ho raccolto sulla riva dell’Oceano, la Praia do Cabedelo, in una splendida giornata di mare lungo!


ARIANNA  SARTORI

ARTE & OBJECT DESIGN

Via Cappello, 17 – 46100 MANTOVA – Tel. 0376.324260 – info@sartoriarianna.191.it

LUCIANA BERTORELLI

Terra creïa

 

dal 10 al 22 novembre 2012

 

Nome della Galleria: Galleria “Arianna Sartori”

Indirizzo: Mantova – Via Cappello 17 – tel. 0376.324260

Mostra: Luciana Bertorelli. Terra creïa

Date: dal 10 al 22 novembre 2012

Inaugurazione: Sabato 10 novembre, ore 17.00

Durante l’inaugurazione verrà proiettato il film TERRA CREÏA regia di Luigi Coppola e fotografia di Steven Girardi

Orario di apertura: 10.00-12.30 / 16.00-19.30. Chiuso festivi