ELISA MACALUSO “Silenzi e Fragori”

Dal 20 aprile al 9 maggio 2013 la Galleria “Arianna Sartori” di Mantova in via Ippolito Nievo 10, ospita una nuova mostra personale dell’artista Elisa Macaluso intitolata “Silenzi e fragori”.

La mostra, che gode del Patrocinio del Comune di Mantova, sarà presentata dal critico d’arte Prof.ssa Tiziana Cordani, alla presenza dell’artista.

 

Di terra ed acqua: il dipingere l’ incommensurabile di Elisa Macaluso

Dipingere l’acqua e la terra, questo sembra essere il compito che Elisa Macaluso ha scelto di darsi, bilanciando la sua capacità di osservare e di rendere in pittura ciò che è contenuto entro i due poli, apparentemente contrapposti, costituiti da due degli elementi primordiali. E’ un dipingere l’incommensurabile, un voler inseguire l’illusione di un confine entro il quale riuscire a contenere i due mari: il mare d’erba della pianura e la distesa azzurra delle acque.

E’ anche un dipingere con l’anima prima ancora che con gli occhi e le mani, con il cuore profondo prima che con il cervello, un dipingere delicatamente femminile ma con una robustezza maschile, la morbidezza apparente dell’acqua e la compattezza soda della terra, oppure il contrario.

Incuriosisce e stimola questo duplice proporsi di una tematica tanto avvincente nella storia artistica della pittrice mantovana, nel 2013 protagonista della mostra personale ospitata dalla Galleria Arianna Sartori, dal 20 Aprile al 9 Maggio, nella accogliente sede di via Ippolito Nievo 10 a Mantova.

La pianura, quella nostra, mantovana, padana, apparentemente immobile, in realtà percorsa da infiniti passaggi, frantumata in zolle la cui unità si ricompatta solo nella distanza visiva, è soggetto di riflessione pittorica limpidamente attenta, contrassegnata da una scrittura sobria, serena.

Il mare, la distesa mobile del Mediterraneo, è tutta un frangersi in schegge, un proporsi di impeti, un irrompere di flutti irruenti e l’occhio la coglie quasi a sprazzi, d’impulso e di passione lasciandosene attrarre, per depositarne in seguito l’energia vitale e la fascinazione infida sulla tela.

Elisa Macaluso, dunque, riconquista alla pittura due dei soggetti fondamentali dell’immaginario, poetico ed artistico, dell’umanità, due archetipi il cui valore simbolico trascende la descrittività, peraltro assente nei dipinti dell’autrice mantovana, a favore di una pudica scrittura per sintesi.

In effetti, l’una non è che lo specchio dell’altro, in un vicendevole porgersi qualità e connotazioni complementari: la stabilità quasi ieratica delle scansioni temporali e la limpida essenzialità della terra di piana altro non è il contrappunto alle increspate e frastagliate fantasmagorie delle schiume, agli irrompenti fraseggi delle correnti, la calma vitale dell’una non è meno colma di forza nativa di quanto non siano le profondità nascoste dentro le ondeggianti coltri equoree che nascondono gli abissi. Si tratta sempre di elementi primigeni che significano anche altro da sé: materia e spirito, inconscio e volontà razionale, uno dominio delle passioni, l’altra regno di oggettiva e pensata fatica.

Mancando la parola e non volendo ricorrere, sarebbe in verità sin troppo facile, a citazioni poetiche e letterarie per descrivere anzi interpretare entrambi, non resta che affidarsi all’artista la quale, attraverso il segno ed il colore, riesce a trasferire sul supporto di base i caratteri di entrambi, talvolta abbandonandosi a qualche suggestione ora derivata dalla pittura romantica e preromantica (Turner, Delacroix…) ora dalla pittografia orientale o dalla nitida paesistica neoclassica.

La scelta di una espressività forte, incisiva, appare conseguente quando Macaluso si dedica alla scrittura del mare, così come una attitudine più meditata pare consentanea alla scrittura elegantemente serenatrice dei soggetti di terra. In ambedue i casi, tuttavia, appare evidente la capacità dell’autrice di porsi come soggetto terzo, non presente visibilmente, ma intuibile e riscontrabile nella dimensione di una libertà espressiva che prescinde, senza negarla né esaurirla, dalla lezione sia dell’Impressionismo che da quella dell’Espressionismo, che pur rimangono patrimonio culturale ed estetico acquisito, per lasciare spazio ad una scrittura dinamica che interagisce col soggetto. La tavolozza, che condensa gli elementi esterni e le connotazioni spazio-temporali, per farne segni distintivi, peculiarità emotive e sottolineature interiori, severe e critiche come cicatrici di un vissuto non eliminabile che ha arricchito l’autrice, corposamente concorre a concepire una strutturazione salda e compatta dell’immagine.

Per tutto spicca l’assenza di presenze umane, quasi Macaluso esigesse un ritorno alla solitudine primigenia, rivendicando alla natura una sua specialissima condizione di originalità, di assolutezza e di dominio, libero e selvaggio là dove i flutti schiumanti si infrangono sugli scogli, asservito e domato là dove la mano dell’uomo resta visibile nel mutare del volto spontaneo dei luoghi.

Tiziana Cordani

Elisa Macaluso nasce a Mantova nel 1943. È un’artista dalla grande esperienza, con mostre prestigiose tenute in Italia ed all’Estero, in particolare a Parigi (il primo approccio risale al 1983 in occasione della mostra dei pittori indipendenti al Salon des Nations) dove ritorna quasi ogni anno con esposizioni che riscuotono unanimi e lusinghieri consensi.

Il suo percorso artistico è articolato e ha nel corso degli anni attraversato vari periodi e modi espressivi; dalla figura alle vedute padane con paesaggi aperti e solitari della campagna mantovana dagli orizzonti sconfinati, bassi e lontani, rigorosamente eseguiti “in plain aire”.

Segue l’esplosione dei girasoli, il volo libero di aironi e cicogne. Infine è prevalsa una nuova tematica: il Mare, forte richiamo ancestrale delle sue origini mediterranee e dopo qualche veduta calma e tranquilla, onde prorompenti esplodono maestose e ribelli.

Mare e acqua, forza e vita, energia e libertà. La sua Arte si riveste di significato e simbologia: il Mare come metafora della vita, nel viaggio dell’esistenza con vittorie e sconfitte.

La tecnica ha seguito l’evolversi delle tematiche passando da un post impressionismo lirico e spontaneo ad un’espressione più immediata e fluida.

Sono opere di grandi dimensioni con pennellate ampie e decise rasentando in certe occasioni l’informale.

Dal 1970 si propone al pubblico con perseveranza anche in varie pubblicazioni tra cui “Catalogo d’Arte Moderna Mondadori”; “Who’S Who in International Art” (Suisse); “La Mere ediz. Regards” (France); “Artisti a Mantova nei secoli XIX e XX. Dizionario biografico” (Vol. IV), Archivio Sartori Editore; “Enciclopedia d’arte italiana”; “Catalogo Sartori d’arte moderna e contemporanea” 2012 Archivio Sartori Editore.

Nel 2003 ha ricevuto il “premio ambiente” a Stresa (No) e nel 2008 “La Zucca d’oro” a Mantova per il suo amore alla terra.

RICCARDO LUCHINI “Binari e nebbie”

La Galleria “Arianna Sartori – Arte & object design” di Mantova, nella sede di via Cappello 17, dal 19 aprile al 3 maggio 2013, presenta la nuova mostra personale dell’artista Riccardo Luchini “Binari e nebbie”. 

La personale si inaugurerà Venerdì 19 aprile alle ore 17.00, alla presenza dell’artista che aveva già esposto nella galleria mantovana nel 2010 catturando l’attenzione del pubblico.

“Più volte mi sono chiesta da dove provenga il fascino della recente pittura di Riccardo Luchini, l’artista versiliese che dopo avere indagatola vita misteriosa delle cose -ritraendo forme silenti di tavoli,barattoli, bottiglie e tubi di colore- si è aperto a rappresentare altrettanto silenti stazioni ferroviarie dimesse con oscuri cavalcavia,capannoni industriali abbandonati, grattacieli e palazzi anonimi di un’improbabile,eppur reale, periferia urbana.

“Zone franche” sono state definite, queste opere, nella recente mostra tenuta alla Galleria Magenta di Milano, quasi a conferma di una pittura che con accenti di verità, ci accompagna alla scoperta di ambienti industriali nati spontaneamente e spesso, ahimè, senza un preciso progetto urbanistico, di territori di confine fra città e campagna, dei tanti luoghi senza identità che non offrono servizi al buon vivere civile. Ma quei luoghi, che nella realtà della vita allontanano e respingono, ora, nella trasposizione pittorica operata da Luchini, attraggono e seducono.Invitano ad entrare, suggerendo anche, il senso profondo della differenza fra queste e le tante altre restituzioni simili di paesaggio urbano.

E allora, in cosa consiste la ragione della magica attrazione di questi luoghi di periferie urbane dimenticate? Innanzi tutto, io credo, in una qualità pittorica originale e sapiente che obbedendo a motivazioni interiori del tutto personali fa assumere agli oggetti rappresentati un valore “altro”. E quegli oggetti si fanno simboli astratti di una realtà nascosta, una realtà fatta di solitudine e silenzio. Diventano “i non luoghi”di una metafora aggiornata che trasforma in poesia la realtà presente. Dino Carlesi nel bel saggio del 1994, inserendo Riccardo Luchini fra le presenze artistiche “più vive ed interessanti della Versilia attuale”, faceva riferimento ad una pittura ottenuta per “via di levare” piuttosto che per sovrapposizione di strati. Una pittura che, da un primitivo caos di materia e di colori, sull’esempio di Michelangelo, permette agli oggetti di manifestarsi, quasi per incanto, nella loro indubbia riconoscibilità. Poi, più di recente, la pennellata veloce e rapida ma anche corposa, si è aperta al dinamismo e alla velocità.

Una dinamicità intensa, incessante,che si fa quasi ritmo. Percorre l’intera superficie del dipinto, non lascia nessun spazio scoperto e invita a vivere gli oggetti rappresentati, mentre li invade e li coinvolge nel suo continuo pulsare. E quegli oggetti, quasi per un ulteriore gioco che medita sugli effetti ottici, nel ricordo di Seurat, si sfocano e si dissolvono, si ricompongono e si fanno riconoscibili secondo la distanza che li separa da chi li osserva.

E’ nel dinamismo, acquisizione recente della sua pittura che in precedenza riportava gli oggetti nella dimensione di un magico realismo, l’altra ragione del fascino. Un dinamismo, dove la lezione futurista, certamente viva e presente, sembra trovare una sua inconsueta ed originale lettura.

Perchè se il dinamismo significava inno al progresso e fiducia nella civiltà della macchina, e se questa fiducia veniva espressa dai rossi brillanti e dagli intensi verdi di Boccioni e di Balla, non possiamo non scorgere, nella pittura di Luchini, una sorta di poetica malinconia che l’assenza della figura umana rafforza. Giocata nei toni dei marroni, dei neri e dei grigi, si fa quasi denuncia di una condizione, mentre incita a riflettere: non vi è forse, nel progresso, alienazione, solitudine, spaesamento, perdita di identità?

Ed ecco, allora, che questa pittura, pur nelle indubbie ed originali sperimentazioni futuriste, sembra tornare, coerentemente, nall’alveo di una ricerca precedente, quando l’artista donava dignità di oggetti preziosi alle cose del quotidiano e ritrovare, in quella cultura fiorita fra Milano e Viareggio intorno agli anni Sessanta, la sua più vera ed autentica fonte di ispirazione.Riemerge,cioè, nei suoi dipinti più recenti, il ricordo di quel realismo di matrice esistenziale alla cui scuola Luchini si è formato come artista. Quel realismo che descrivendo città e periferie urbane si faceva denuncia della solitudine umana e che ha lasciato il segno nelle luci polverose delle metropoli lombarde di Gianfranco Ferroni e di Sandro Luporini, nella pittura di paesaggio di Giuseppe Martinelli e di Giuseppe Banchieri.

Certamente il segno di Luchini stempera quei ricordi trasformando il realismo intriso di poesia in una dinamica e veloce lettura dell’oggi. E questo inserisce l’artista, e di diritto, nel contesto nazionale ed internazionale della cosiddetta Nuova Figurazione Italiana, il movimento aggiornato e colto che con l’ausilio di una pittura veloce, realistica, e al tempo stesso futuribile, denuncia temi attuali, indaga con attenzione il rapporto tra arte e ambiente, denuncia i danni prodotti dalla mano dell’uomo. Una pittura, dunque, nuova e aggiornata quale è quella di Luchini che saldando insieme le sue radici versiliesi a queste nuove sperimentazioni, ci offre un valore in più.

La sua pittura affascina e attrae, mentre denuncia”.

Anna Vittoria Laghi

Riccardo Luchini nasce a Milano. Ha svolto il ruolo di docente presso l’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano e l’Accademia di Belle Arti di Roma. Attualmente è docente presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara.

Vive e lavora a Pieve a Elici, Massarosa (Lu).

Mostre personali e collettive recenti:

2012 – “Last suburbs”, personale, Sala Espositiva La Macchia, Castiglioncello (Li).Arte Fiera Genova, Galleria CorsiMonteforte, Forte dei Marmi (Lu). “Verso la città”, personale, Galleria Capricorno, Vigevano (Pv). Arte Fiera Arezzo, Galleria CorsiMonteforte, Forte dei Marmi (Lu). “Riccardo Luchini”, personale, Galleria Magenta, Magenta (Mi).

2011 -“Espressioni d‘arte”, Galleria l‘Arco, Cortona (Ar). Palazzo Paolina Bonaparte, personale, Viareggio (Lu). Galleria Turelli, Montecatini (Pt). Galleria L‘Estense Arte, personale, Cernobbio (Co). Galleria La Meridiana, personale, Pietrasanta (Lu). Galleria Tommaseo 32, La Spezia (Sp). “Zone Franche”, Hotel Excelsior, Marina di Massa. Giorni d‘Arte, Carrara Fiere, Marina di Carrara. Galleria Capricorno, personale, Vigevano (Pv). “I Luoghi del Sogno e del Cuore”, Palazzo Panichi, Pietrasanta (Lu). “De la Vita Fugace… Il Canto Maschere e Carnevale”, Viareggio (Lu).

2010 – Arte Fiera, Reggio Emilia, In Door Gallery (Marina di Carrara). Scuderie Granducali, personale, Seravezza (Lu). Alanda Arte “8”, Pietrasanta (Lu). Giorni d‘Arte, Carrara Fiere, Marina di Carrara. “Versilia Wineart Festival”, Pietrasanta. Galleria Magenta, Spazio Nuova Dimensione, personale, Magenta (Mi). Casa d‘Arte San Lorenzo, personale, San Miniato (Pi). Arianna Sartori Arte & Object Design, personale, Mantova. Palazzo INA, personale, Carrara.

2009 – Calandriniana, Laboratorio dal vivo, Sarzana (Sp). Galleria “Arte Spazio”, Le Focette, Pietrasanta (Lu). Castello S. Terenzo al Mare, personale, San Terenzo di Lerici (Sp). APT Azienda Turismo di Massa Carrara, personale, Marina di Massa (Ms). “VedoQuadro”, Villa Pacchiani, Santa Croce sull’Arno (Pi). “Versilia Wineart Festival”, Pietrasanta (Lu). “Arte fra le Maschere” Dipinti e sculture dei maestri della cartapesta, Villa Paolina Bonaparte, Viareggio (Lu). “La città dell’amore”, Galleria l’Arco Cortona (Ar). Agostino Cancogni e Riccardo Luchini “Ricordi marini e visioni urbane”, Galleria Lazzaro by Corsi, Milano. “Festa in Galleria”, Galleria Arte Spazio, Le Focette, Pietrasanta (Lu).

ARIANNA SARTORI

ARTE & OBJECT DESIGN

Via Cappello, 17 – 46100 MANTOVA – Tel. 0376.324260 – info@sartoriarianna.191.it

RICCARDO LUCHINI

Binari e nebbie

dal 19 aprile al 3 maggio 2013

 

Nome della Galleria: Galleria “Arianna Sartori”

Indirizzo: Mantova – Via Cappello 17 – tel. 0376.324260

Mostra: Riccardo Luchini. “Binari e nebbie”

Date: dal 19 aprile al 3 maggio 2013

Inaugurazione: Venerdì 19 aprile, ore 17.00

Orario di apertura: 10.00-12.30 / 16.00-19.30. Chiuso festivi