CARLO ZOLI Le donne, i cavalieri, l’arme, gli amori

Carlo Zoli espone per la settimana volta a Mantova alla Galleria Arinna Sartori nella Sala di Via Cappello 17.

La personale Le donne, i cavalieri, l’arme, gli amori, a cura di Vittorio Amedeo Sacco, si compone di una selezione di sculture recenti eseguite dall’artista in terracotta.

La mostra si inaugurerà alla presenza dell’artista Sabato 1 febbraio alle ore 17.00 con presentazione di Vittorio Amedeo Sacco e resterà aperta al pubblico fino al prossimo 13 febbraio 2014.

Un mito nel Sogno

La mostra “Un Mito nel Sogno” è un tra creature arcaiche e mitiche, ombre latenti  che popolano i luoghi delle cose e degli stessi uomini, simboli di quella misteriosa ritualità che nei tempi antichi collegava l’uomo al divino.

Figure femminili dalla silhouette delicata, figure alate e cavalli dal profilo elegante, si stagliano entro uno spazio bidimensionale, distruggendo l’illusione e rivelando la verità icastica della forma che vive di vita propria. Un senso di umana sacralità percorre le opere di Carlo Zoli, da sempre interessato ad indagare i territori profondi e misteriosi del primitivo e dell’arcaico. Attraverso l’eliminazione di elementi superflui o autoreferenziali, l’artista elude il passaggio prosaico della favola mitologica ed esclude l’esercizio, narcisistico e consolatorio, della divinizzazione dell’umano e della narrazione per immagini, maturando un nuovo linguaggio figurativo, in cui sintesi formale e segnica gli consentono di recuperare la dimensione primaria della figurazione. Le immagini, dense di ogni carattere descrittivo, aneddotico e narrativo diventano puri simboli, fantasie archetipiche che emergono dall’inconscio collettivo, cariche della potenza del mito e al contempo intrise di modernità. Si collocano in uno spazio arcaico e attuale allo stesso tempo, in una cornice temporale sospesa, suggerita dalle forme, da cui affiora la dimensione simbolica. Zoli ha percorso per intero la figurazione, dimostrando una eccezionale perizia disegnativa e pittorica. Si è affermato così, come artista profondamente e passionalmente sensibile. Questa ricerca lo ha portato a considerare la luce, la forma e il colore elementi imprescindibili nella scultura che diventava, sostanzialmente, necessità di una nitida misura mentale, sublimata attraverso l’assimilazione dell’arte antica.

I simboli

Carlo Zoli lavora sui simboli ad alto valore antropologico, su icone sacre, oggetti di culto ma anche su parole e parolacce di forte impatto socioculturale, a riprova di un’analisi minuziosa della devozione collettiva e del rito sociale della cultura popolare e dei suoi risvolti più veritieri. L’artista guarda al valore risanato e primordiale dei simboli, al ragionamento sulle radici fonetiche e culturali di una frase, al cuore di tante icone che spesso non percepiamo nella loro integrità originaria.

Per farlo usa un atteggiamento ironico e dissacrante, ribaltando le ovvietà popolari (e spesso populiste) con senso umanistico, rispetto dei modus e sintetica calibratura visiva. Gli stessi linguaggi un mescolamento mai dogmatico di manualismi e tecnologie semplificate, confermano la forza morale di un viaggio che attraverso il tempo storico senza alcuna paura del dubbio. Le sue sculture, ricche di una fantasmagorica gamma di segni, mantengono un solido substrato grafico, proveniente dalla sua consolidata preparazione nel campo del disegno e della figura. Le sue forme figurative, disegnate con la plastica materica, increspata, disegnano linee fluide composte in una sorta d’esplosione vitale. I primi piani della materia, che si forma, si disgrega e si ricompone nell’eterno gioco della vita sotto il soffio vitale dell’autocoscienza e dell’intelletto, si dilatano in uno scenario figurativo, rappresentano simboli, corpi femminili, guerrieri, cavalli. In queste forme materiche che imprimono alla staticità della massa quasi un vertiginoso dinamismo nel cosmo interiore, è proprio l’uomo a essereil perno di queste illuminanti visioni, rivelandosi in tutta la sua fragile realtà e disvelando utopiche “Isole” nascoste.

Vittorio Amedeo Sacco

(dal catalogo)

Carlo Zoli

Nato a Bari nel 1959, ha studiato e lavora a Faenza, di sangue pugliese ma di adozione romagnola, presenta tutte le caratteristiche di queste due terre che ne hanno plasmato un carattere figurativo non comune. È il quarto elemento di una discendenza diretta d’avoli ceramisti: Carlo, Paolo e il padre Franco, sotto la cui guida si è formato artisticamente. La tradizione della sua famiglia risale agli albori del secolo scorso, quando Carlo operava come ceramista presso il Borgo Durbecco a Faenza. Paolo, il figlio, fu pittore presso i celebri fratelli Minardi, e dal 1918 titolare della prestigiosa bottega “La Faience”, che collaborò anche con artisti quali Pietro Melandri, Roberto Sella e Francesco Nonni. Franco fu invece docente di Decorazione Artistica presso l’Istituto Statale d’Arte per la Ceramica “G. Ballardini”, e affermato pittore e scultore. Nel 1995 Zoli presenta la sua grande scacchiera, una delle opere più significative ed apprezzate dalla critica e dal pubblico, ideale campo di battaglia delle sue “ariostiche” realizzazioni. Le sue figure, infatti, sembrano spesso dare forma e dimensione alle epiche imprese descritte dal grande Ludovico e questo è sicuramente un primo saldo legame del romagnolo con Ferrara, oltre naturalmente al fatto della collaborazione con il gallerista ferrarese Francesco Pasini. Poi come non ricordare la prima grande scultura di Zoli fusa in bronzo, il San Giorgio che tiene alto sulla sua testa il drago infizato dalla lancia, con il bene che vince sul male guardandolo dritto negli occhi, opera di rara suggestione e di forte richiamo Ferrarese, così come l’unicorno, altro tema caro all’Artista proprio per la sua simbologia: la purezza; l’animale, infatti, tocca le acque con il suo corno e le purifica e non a caso è anche una delle imprese più significative della casa estense. I cavalli, i cavalieri e le enigmatiche e raffinate figure femminili di Zoli iniziano così a essere presenti in tutte le maggiori rassegne artistiche eurepee, decretando il successo del suo percorso artistico. La fama dell’Artista giunge anche oltreoceano e, nel 2002, ottiene una prestigiosa commissione negli Stati Uniti, a Charleston. La Medical University of South Carolina, infatti, sceglie un’opera di Carlo Zoli come simbolo del “Charles Lindbergh Symposium”, convegno scientifico a livello mondiale, che celebra il centenario dalla nascita del celebre aviatore e inventore americano. La scultira in bronzo dal titolo “Elizabeth” è una perfetta fusione tra l’uomo e la macchina cardiaca che può tenerlo in vita, dove Zoli interpreta artisticamente il concetto di umanizzazione della tecnologia. Ancora un forte legame tra Zoli e il mondo scentifico è l’importante convegno promosso dall’Ordine dei Chimici della Campagna sulle “qualità della vita”, per cui è stata scelta come testimonial l’opera in bronzo “la sorgente”, unita a una significativa grafica di Zoli. A rafforzare ulteriormente il suo legame con il mondo culturale e artistico, Zoli ha realizzato la medaglia commemoraiva del centenario della “ferrariae Decus”, ispirata alla prima tessera sociale, che raffigurano i due monumenti principali di Ferrara – il castello estense e la cattedrale – tramanderà ai posteri la memoria dei primi cento anni di attivià della prestigiosa associazione ferrarese.

Ha tenuto mostre personali in tutta Italia: Bari, Bologna, Napoli, Padova, Roma, Venezia, solo per citare le città più importanti; è stato ospite di varie reti nazionali e nel Benelux. Da oltre dieci anni partecipa a fiere d’arte internazionali: ExpoBari, Art Fair Melbourne – Australia, Art Expo New York (USA), Arte Fiera a Bologna, Art Jonction Nizza, EuropArt Ginevra, LineArt Gand (B), a Mosca e a Parigi, poi Gmunden (A), Padova, Pordenone, Udine, Vicenza. È stato più volte invitato a importanti mostre insieme ai grandi maestri della scultura del XX secolo: Milano, Bologna, Ferrara, in Normandia, nel Beaujolais per la Biennale d’Arte, a Lione (Francia), Anversa e Knokke (B), Hong Kong, in Giappone e in Florida (USA), Zurigo, Ginevra, Losanna e Yverdon in Svizzera. Le sue opere sono in permanenza in spazi pubblici e privati, in Gallerie e musei di arte contemporanea.

ARIANNA  SARTORI

ARTE & OBJECT DESIGN

Via Cappello, 17 – 46100 MANTOVA – Tel. 0376.324260 - info@sartoriarianna.191.it

 CARLO ZOLI  Le donne, i cavalieri, l’arme, gli amori

dal 1 al 13 febbraio 2014

 Nome della Galleria: Galleria “Arianna Sartori”

Indirizzo: Mantova – via Cappello, 17 – tel. 0376.324260

Titolo della mostra: Carlo Zoli. Le donne, i cavalieri, l’arme, gli amori

Date: dal 1 al 13 febbraio 2014

Inaugurazione: Sabato 1 febbraio, ore 17.00. Sarà presente l’artista

Presentazione di Vittorio Amedeo Sacco

Orario di apertura: 10.00-12.30 / 16.00-19.30. Chiuso festivi

 

 

CELSO MAGGIO ANDREANI Dipinti e Disegni, Mostra retrospettiva nel ventennale della morte

La Casa Museo Sartori di Castel d’Ario (Mantova) in via XX Settembre 11/13/15, Domenica 26 Gennaio alle ore 11.00, inaugura la mostra “Celso Maggio Andreani (Mantova 1909 – Cortemiglia 1994). Dipinti e Disegni. Mostra retrospettiva nel ventennale della morte”, con presentazione del critico d’arte Renzo Margonari. Con questa esposizione la Casa Museo Sartori presenta la prima Raccolta di opere, dei “Fondi & Archivi, infatti, sono qui custoditi vari “Fondi”, che comprendono dipinti, disegni, incisioni e xilografie, e gli “Archivi” che conservano, documenti, monografie, cataloghi di mostre, fotografie, ecc., di Artisti che hanno collaborato negli anni con l’intensa attività culturale, espositiva ed editoriale della Famiglia Sartori. I Fondi e Gli Archivi, usati dalla Casa Museo Sartori per la diffusione e la conoscenza dell’opera degli stessi Artisti, saranno messi a disposizioni di studiosi, ricercatori, critici d’arte, Enti, Comuni, ecc., per la visione o consultazione ed eventuali prestiti di opere, per Rassegne o Mostre di prestigio.

La mostra è patrocinata dalla Regione Lombardia, dalla Provincia di Mantova, dal Comune di Mantova, dal Comune di Castel d’Ario e dalla ProLoco di Castel d’Ario.

 

“Ricostruire la storia di un artista con una ricerca biobibliografica e il lento recupero delle opere, disegni e dipinti, e finalmente, in occasione del centenario della nascita, riuscire ad organizzare una mostra retrospettiva meritevole; questo è stato l’obiettivo che, oggi, Arianna Sartori ha raggiunto da quando alcuni anni or sono, ha esposto per la prima volta, una selezione di opere di Celso Maggio Andreani.

Artista mantovano, Celso Maggio Andreani, ancorché poco ricordato a Mantova, in realtà non aveva necessità di essere “riscoperto”, perché durante la sua lunga carriera artistica, molta della allora critica ‘ufficiale’ si era espressa in modo lusinghiero; già Francesco Arcangeli, nell’ottobre 1947, durante una sua venuta a Mantova in occasione di una rassegna artistica mantovana, aveva scritto: “…Sotto un cielo dolce e fumoso, i colori dell’intonaco (dal rosa pesto al grigio, a quella tinta di caffè scolorito che intona Mantova, macerandosi di polvere e di pioggia) si chiudono entro case strette, esili: come personaggi umani d’un piccolo coro, d’una sommessa elegia. Un quadro modesto, forse, ma così sincero da rievocare i sogni che, posson fare certi occhi alla luce d’un tramonto mantovano; da farci nascere l’angoscia di non esser di qui; quella che ci punge quando ci sentiamo esclusi dall’intimo di una vita in cui non entreremo mai”.

La formazione artistica di Celso Maggio Andreani si completa prima, con la frequentazione dell’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, quindi l’incontro con l’affresco fino all’arte del restauro: antichi capolavori gli sono stati affidati e da lui riconquistati all’originale splendore; la conoscenza e la grande passione per la pittura gradualmente trovano, nella ricerca, una autentica necessità e nella capacità d’invenzione il suo appagamento e finalmente l’imprescindibile riconoscibilità.

Per lui, dicevo, si può parlare di ricerca e di invenzione, di quegli stimoli che portano un pittore a diventare artista a tutto tondo, capace di fare vera poesia con il proprio lavoro;  assolutamente padrone della tecnica e del disegno, già tutte le carte disegnate esposte dimostrano genialità e immediatezza di segno: il carboncino è steso con determinazione, senza alcun ripensamento; questi disegni non sono preparatori per una qualche opera successiva, piuttosto finiti per se stessi, nati per il gusto, la passione di riprendere un contesto, uno scorcio, un paesaggio, una casa particolare.

Proprio le case, con il tempo diventano le sue incredibili e riconoscibilissime peculiarità: Andreani stringe e focalizza l’attenzione su di loro, sulle singole facciate, le inquadrature sono determinate da sparate prospettive centrali: le case diventano i suoi soggetti, i suoi primi piani, i suoi ritratti e lui le cattura, le analizza, si diverte a cogliere qualsiasi loro caratteristica architettonica, l’intonaco screpolato che con il tempo ci rivela da sotto un arco secolare, l’impronta del tempo che passa, il decadimento, l’antico affresco del protettore della casa che il tempo sta divorando inesorabilmente; grandiosa è l’esplosione di rosso nell’opera Facciata sul Naviglio a Milano.

Mario Pistono, che si è più volte interessato di Celso Maggio, nel 1981, annotava che “…Nel corso di una vita in funzione dell’ideale dell’arte, Andreani ha esperito ogni rapporto possibile con il pigmento colorante, coprendo ogni sorta di superfici atte a riceverlo, sperimentando tecniche le più disparate e soggetti svarianti dal classicismo degli anni scolari alle libere invenzioni suggerite dalle vicende esistenziali.

Una messe sì folta di esperienze doveva sfociare, negli anni di piena maturità dell’artista, nell’incontro col tema congeniale inseguito da sempre, il soggetto-amore ideale, che per Andreani costituì una autentica folgorazione: le vecchie, sofferte facciate di case e palazzi del suo andar per strada di ogni giorno. Ne ha dipinte tante variandone toni ed accenti in modo da rendere ad ognuna una autonoma fisionomia seppure marchiata da una straordinaria vibrazione unitaria, espressa in uno con l’adesione emozionale più completa.

Andreani sa cogliere nello sfacelo dei muri l’empito di sofferenza del mondo che cambia e che stravolge impietosamente ritmi architettonici ed esatte geometrie, evidenzia varchi e rattoppi lasciati dall’uomo sui muri nell’avvicendarsi delle generazioni e testimonia così una caduta utilitaristica del gusto che non suona a vanto della nostra epoca.”

Porticati mantovani e Rotonda di San Lorenzo, le due grandi opere dedicate a Mantova, eseguite su grezza tela di juta, come fossero strappi di antichi affreschi recuperati, nella loro monocromia, avvalorano, se ce ne fosse bisogno, le conoscenze tecniche e anche l’aspetto di pura sperimentazione di Andreani, che se, nella Rotonda di San Lorenzo, sfoggia una curiosa architettura esplosa, e se, in Porticati mantovani, rivela un punto di ripresa impossibile, perché in realtà, parte della casa è coperta da un palazzo; ancora più curioso e rivelante è l’aspetto di profonda ricerca messa in pratica nell’esecuzione deformata nell’altra tela a titolo Palazzetto mantovano – Casa del Mercante nella quale, anticipando anche giovani artisti contemporanei, Andreani mette in pratica la definita ‘modularità’ eseguendo, ma simmetricamente, a specchio, il raddoppio della facciata.

Ma pure così ragionato e scrupoloso nei particolari, Celso Maggio Andreani si conferma artista poetico, le sue tele tutte, mantengono alto il valore di una pittura intima e contemplativa. Con Renzo Margonari, durante la sua visita alla passata esposizione di Andreani nella Galleria Arianna Sartori, parlavo della capacità dell’artista di rendere intimi i quadri utilizzando, in modo innovativo per altro, la tecnica di sfumare con toni di bruno i contorni delle tele, rendendo così l’effetto di una antica ripresa fotografica. Aspetto questo, che a Renzo era piaciuto tanto da approfondirlo nel proprio testo critico successivo. Così ad esempio nella tela Il Duomo di Mantova, dove la chiesa è ritratta completamente sradicata dalla piazza contestuale, e in Palazzo Fontana (a Milano in Corso Venezia, 10), dove ogni piccolo particolare, i mattoni, gli intonaci, la ringhiera del balcone sono eseguiti come fossero gli elementi di un antico e prezioso ricamo; tutti i toni concorrono allo stesso valore, l’atmosfera che si respira è di intima e autentica sontuosità.

Case, paesaggi urbani, campagne, ma anche qualche rara figura, non certo per incapacità di affrontare l’anatomia. A debellare anche questo incauto dubbio ci basti guardare il dipinto Mimi del 1972, per il quale l’artista mette in atto la caratteristica scelta pittorica della bassa cromia, trovando anche per l’approfondita impostazione realistica, la soluzione ottimale nelle complesse posture di corpi, mani e volti con le relative diverse espressioni. Operaia, è un quadro di forte contenuto sociale, efficace esempio di pittura realista degli anni sessanta.

Voglio soffermarmi su altri dipinti, nei quali trovano conferma le asserzioni precedenti sull’incorniciatura grazie allo sfumato, sulla prospettiva assolutamente centrata, questa volta però, i quadri sono affrontati e risolti con altissimi contrasti cromatici: in Nevicata: la casa rossa l’alta linea dell’orizzonte, i tre colori bianco, rosso, bruno, caratterizzano la prospettiva centrale di due scarni filari di alberi che, in una campagna bianca, conducono ad una solitaria casa rossa; lo sfumato contorno di bruno si impreziosisce alla base grazie ad un denso intrico di rovi. In Nevicata: il cielo plumbeo, ancora l’alta linea dell’orizzonte, ancora la prospettiva centrale, questa volta un gruppo di case, descritte sommariamente, ma il cielo plumbeo pesa come un sasso, sul paesaggio innevato d’una neve marcescente. In Covoni d’inverno, non tutto cambia, ancora l’alta linea dell’orizzonte, lo sfumato tutt’attorno, ma le linee della composizione assolutamente trasversali e intersecanti innestano una destabilizzante dinamica obliqua alla visione dei covoni tra la neve.

Pittura colta, complessa questa di Celso Maggio Andreani che attraverso la forte personalità è riuscito a porsi, negli anni scorsi, all’attenzione del pubblico e ancora, soprattutto oggi, nel centenario della nascita, ha meritato di essere riproposto. L’essere extra-muros, il vivere la città di Milano, ha permesso che Andreani abbia respirato, visto e vissuto realtà diverse, tanto da discostarsi dai tradizionali canoni della pittura mantovana, ma la scelta di partecipare ai molti premi e concorsi allestiti nella città, la scelta di dipingere e di ‘giocare’ con le immagini mantovane ci dicono di un rapporto affettivo preferenziale; questo per noi è quasi un ritorno a casa”.

Maria Gabriella Savoia

Celso Maggio Andreani

Nasce a Mantova il 17 luglio 1909, muore a Cortemilia (Cn) il 26 marzo 1994.

Frequenta l’Accademia di Brera e si trasferisce a Milano dove si dedica al restauro ed alla pittura. Dal 1930 e fino al dopoguerra, partecipa alla vita artistica di Mantova esponendo alle varie Settimane Artistiche Mantovane, ed alle Mostre Sindacali. Negli anni ‘60 e ‘70 partecipa alle principali rassegne e premi aggiudicandosi sempre importanti riconoscimenti, quali primi premi assoluti, medaglie d’oro e premi acquisto.

Figura a: Premio di “Cuvio” 1963, ‘64, ‘65; al Premio Internazionale Santhià, edizioni: III, IV, V, VI, VII, VIII, IX e X. “Città di Garda”. Medaglia d’oro a Caprino Veronese. Medaglia d’oro al Premio Giovanni Fattori di Firenze e medaglia d’oro al Contea di Bormio. Premio Mirandola. Città di Guidizzolo. Premi acquisto Certosa di Pavia. Premio Soliera. Premio Arona, dalla I alla V edizione. Vince numerosi premi: al Concorso Nazionale di Menaggio. Concorso Il Griso d’oro di Malgrate e Premio Città di Lecco. Premio acquisto al Premio Adria. Premio Borgosesia. Primo premio Concorso Nazionale La pesca d’oro, Borgo d’Ale (Vc). Premio acquisto al Premio Soresina. 4° Premio Evoluzione europea a Sondrio. Premio acquisto al Concorso Internazionale di Cadorago Lario. 1° Premio, al Concorso Città di Saronno. Primo premio Comune di Gorla Minore. Premio acquisto al Premio Contea di Bormio. I Premio Assoluto al Concorso Nazionale Premio Abbazia SS. Nazario e Celso – III edizione a San Nazzaro Sesia (No). Primo premio Premio Nazionale di Pittura Figurativa Arena Po. Primo premio (ex aequo) a Magenta.

Mostre personali: Comune di Garda, 1968; Piccola Galleria d’Arte Moderna “Nenè”, Milano, 1969; Galleria Duomo, Crema (Cr) 1969; Centro Culturale Città di Soresina, Sala Robbiani 1972; Sala d’Arte Durandiana, Biblioteca Civica di Santhià (Vc) 1972, Sala d’Arte di Borgo d’Ale (Vc), 1973; Galleria d’Arte Arona di Arona (No), 1973; Galleria Itati di Cassine (Al), 1977; Galleria Ghirlandina di Modena, 1980.

Mostre collettive: a Mosca (URSS) (Internazionale d’arte F.M.S.) 1967; a Parigi (Internazionale d’arte F.M.S – Unesco) 1971; a Roma (F.M.S – Unesco); a Bruxelles, Parigi (F.M.S.) e al Lincoln Center di New York (U.S.A.), 1972.

Dopo la scomparsa, l’artista viene recuperato da Arianna Sartori che gli dedica, presso la sua Galleria di Mantova, nel 2006, la mostra “Retrospettiva di Celso Maggio Andreani”, e nel settembre 2009 gli allestisce un’altra grande mostra retrospettiva con dipinti e disegni, realizzando pure un catalogo monografico.

Del suo lavoro si sono interessati: Francesco Carli, Aldo Carpi e Leonardo Borgese, Francesco Arcangeli, Tristano Zacchia, Lanfranco, Dino Villani, Mario Pistono, Giorgio Falossi, Mario Portalupi, Brunetta Ferrarini, Renzo Margonari, Maria Gabriella Savoia.

Catalogo in mostra.

Ingresso libero.

Orari: Sabato 15.30-19.30 – Domenica 10.30-12.30 / 15.30-19.00.  Domenica 2 febbraio: 15.30-19.00.

Info: 0376.324260

CASA MUSEO SARTORI – CASTEL D’ARIO (Mantova)

Via XX Settembre, 11/13/15

CELSO MAGGIO ANDREANI Dipinti e Disegni, Mostra retrospettiva nel ventennale della morte

26 Gennaio / 23 Febbraio 2014

Inaugurazione: Domenica 26 Gennaio ore 11.00

Aste in diretta web, nuova iniziativa dell’Istituto Vendite Giudiziarie Ferrara

L’Istituto Vendite Giudiziarie di Ferrara dal mese di gennaio, proporrà le aste giudiziarie e fallimentari in diretta web sul suo canale You Tube “EstenseAste”.

Lo scopo di questa iniziata è cercare la massima trasparenza nelle delicate vendite giudiziarie e dar modo a tutti, di vedere in tempo reale l’esito delle vendita.

Pertanto, le aste mobiliari e immobiliari (gestite dall’IVG) tenute nella sede di Ferrara via Gulinelli 9 saranno trasmesse in diretta all’ora stabilita, così come, tutti i principali Fallimenti fuori sede, là dove le  linee telefoniche lo permetteranno

DETTAGLI

- COLLEGARSI  ALL’ORA STABILITA DELL’ASTA SU WWW.ASTEFERRARA.IT , (TRAMITE UN LINK SI ACCEDERÀ’ DIRETTAMENTE AL CANALE YOU TUBE)  CLICCANDO “ASTA IN DIRETTA”

- SARA’ VISIBILE, IMMAGINE DEI BENI, NUMERO DEL LOTTO, DESCRIZIONE, BASE D’ASTA E LA VOCE DEL BANDITORE
- NON SARA’ VISIBILE IL PUBBLICO
- IL GIORNO SUCCESSIVO ALLA VENDITA NELLA RUBRICA “FILMATI DELLE ASTE” SARANNO PUBBLICATE LE REGISTRAZIONI
PRESENTAZIONE DELL’ASTA
PROGRAMMA ASTE IN DIRETTE FERRARA VIA GULINELLI 9 “SALA ASTE” ORE 16.00
LUNEDÌ 20 GENNAIO 2014 LUNEDÌ 7 LUGLIO 2014
LUNEDÌ 17 FEBBRAIO 2014 LUNEDÌ 15 SETTEMBRE 2014
LUNEDÌ 17 MARZO 2014 LUNEDÌ 13 OTTOBRE 2014
LUNEDÌ 14 APRILE 2014 LUNEDÌ 10 NOVEMBRE 2014
LUNEDÌ 12 MAGGIO 2014 MARTEDÌ 9 DICEMBRE 2014
LUNEDÌ 9 GIUGNO 2014

VENDITE FALLIMENTARI IN LOCO

LA PROGRAMMAZIONE SARA’ SEGNALATA NELLA PUBBLICITA’

 

ISTITUTO VENDITE GIUDIZIARIE FERRARA

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ALBERTO MARIO BACCHETTA I colori della musica

La Galleria Arianna Sartori Arte, in Via Ippolito Nievo 10 a Mantova, dall’ 11 al 23 gennaio 2014, ospita la mostra retrospettiva dell’artista mantovano Alberto Mario Bacchetta intitolata “I colori della musica”.

La mostra nasce dall’idea di due amici dell’artista, Paolo Cerchiari e Paolo Carra, ed ha trovato il consenso entusiasta della famiglia Bacchetta e di numerosi amici che, assieme a Canottieri Mincio, Claipa s.p.a e Bar Sordello, hanno sponsorizzato l’iniziativa. Inoltre, il Comune di Mantova e il Liceo Artistico Giulio Romano hanno concesso il loro Patrocinio riconoscendo e apprezzando le finalità culturali dell’iniziativa.

È altrettanto importante menzionare il prof. Roberto Pedrazzoli ed il prof. Giordano Fermi che hanno messo a disposizione la loro esperienza per realizzare una mostra da cui emergono le qualità di un pittore dalla vita artistica originale e riservata.

L’inaugurazione si svolgerà Sabato 11 gennaio 2013, alle ore 17.00. La presentazione in galleria sarà a cura di Roberto Pedrazzoli.

 I colori della musica

Mario Bacchetta amava allo stesso modo la pittura e la musica. Coltivava questi interessi con grande passione, ma viveva la sua esperienza artistica in modo schivo e riservato. Si avvicina all’arte frequentando la Scuola d’Arte di Mantova e nei primi anni di attività dipinge ad acquerello scorci e vedute del paesaggio mantovano, città e dintorni, secondo la tradizione paesaggistica degli acquerellisti mantovani. La produzione artistica di questo periodo è sostanzialmente omogenea, ma fin dall’inizio, vi sono opere in cui sono presenti le soluzioni formali che indicano lo sviluppo della sua ricerca espressiva. Il riferimento è a quelle vedute rese con rapide pennellate di colore in uno stile che possiamo definire impressionista, dove l’emozioni cromatica prevale sulla rappresentazione oggettiva della realtà. A cavallo degli anni ’80 l’artista frequenta i corsi liberi dell’Accademia di Belle Arti di Verona e l’esperienza veronese offre nuovi spunti alle sue scelte espressive. L’attenzione per la pittura di paesaggio si evolve, si indirizza verso orizzonti più impegnativi; l’artista guarda con occhi e spirito nuovi i fermenti culturali del tempo. Ripensa l’interesse per la tradizione paesaggistica, dilata la sua sensibilità coloristica e il colore, liberato dai vincoli e dalle convenzioni della pittura rappresentativa, assume un ruolo autonomo, domina la scena pittorica e diventa espressione di valori e significati che sono propri del linguaggio cromatico. I colori, esprimono significati e simbologie che appartengono alle culture dei popoli, ma prima ancora, come è scientificamente provato, la loro natura agisce direttamente sul sistema nervoso degli individui, determinando reazioni emotive e stati d’animo. Agli inizi del novecento, con il sorgere dell’astrattismo, la pittura abbandona gli schemi figurativi per iniziare un cammino ricco di contaminazioni con le altre arti. Kandinskij, tra i principali protagonisti della “rivoluzione cromatica” dell’arte, nei suoi scritti fa continui riferimenti alla musica, immagina suggestive analogie tra colori e suoni musicali e teorizza il valore psicologico – simbolico dei colori, per cui, ad esempio, al giallo viene attribuita una natura terrestre mentre al blu una natura spirituale. Stabilisce armonici accostamenti fra i colori e i suoni musicali, fa corrispondere il giallo alla tromba, l’azzurro al flauto, sostiene che il rosso richiama alla mente le fanfare e l’arancione le campane. Ogni colore, afferma, è dotato di un suo valore espressivo e spirituale e quindi, è possibile rappresentare la realtà spirituale prescindendo da qualsiasi allusione oggettiva. Inoltre, ogni colore produce un effetto particolare sull’anima, scatena emozioni, sentimenti, stati d’animo. Le teorie sul colore di Kandinskji, ma anche di Klee e di Itten, hanno attraversato tutta l’arte del novecento, e non c’è espressione artistica che non si sia confrontata, con esse. Il linguaggio del colore rappresenta ancora oggi lo strumento di molti orizzonti di ricerca, dove i pittori esplorano i temi dell’emozione cromatica, dell’armonia, del ritmo, della luminosità e indagano le suggestioni e le fantasie del proprio inconscio. È in questo universo che bisogna trovare la chiave di lettura della ricerca artistica di  Bacchetta. Le forme del paesaggio, a lungo osservato e interiorizzato, emergono dalla memoria dell’artista per apparire, libere da ogni riferimento diretto con la realtà, nella loro essenza psicologica e spirituale. Il sentimento del paesaggio, la memoria del cielo, della luce, dell’acqua, della terra, degli alberi, sono all’origine dell’ispirazione dell’artista che affida al linguaggio dei colori il racconto di un paesaggio ideale, immateriale e spirituale abitato dalle emozioni e dalle fantasie. La passione di Bacchetta per la musica si avverte in tutta la sua pittura e nella composizione delle sue opere si percepiscono i gesti della mano che traccia gli spazi cromatici con movimenti che sembrano dettati dai ritmi musicali che ispirano l’autore nelle sue performance creative.

Dopo i paesaggi ad acquerello dei primi anni di attività, le esperienze con i pastelli rappresentano una fase particolarmente significativa del lavoro dell’artista, che inizialmente, con questa tecnica continua a rappresentare il  paesaggio, per impegnarsi poi, in esperienze più complesse, motivate dall’attenzione nei confronti di  artisti contemporanei, come ad esempio Ennio Morlotti, padre del “Naturalismo Informale” e in particolare, il mantovano Giulio Perina. I “pastelli”, caratterizzati da raffinati impasti cromatici e gradazioni tonali, hanno la loro forza espressiva nella capacità di evocare, anche in assenza della realtà, suggestive memorie paesaggistiche. Nelle carte “astratte” l’artista si confronta con dimensioni di maggiore ampiezza e conseguentemente con gesti pittorici di più ampio respiro spaziale. Il colore che l’artista alterna con delicati accostamenti tonali a contrasti di colore puro, è protagonista assoluto dello spazio pittorico. Il respiro delle gradazioni cromatiche, la forza vitale del rosso, la spazialità dell’azzurro, la freschezza emotiva del verde, concorrono ad agitare le emozioni, a creare le suggestioni di un universo immaginato come luogo dello spirito. Il paesaggio vive nella memoria dell’artista che lo rivive, depurato di ogni materialità, nella sua dimensione più intima e spirituale. Seguendo il percorso artistico di Bacchetta si conferma la convinzione che il registro interpretativo della sua arte stia nella capacità di comprendere il significato profondo dell’interazione fra due statuti linguistici, la pittura e la musica che l’artista ha sperimentato in anni di appassionato lavoro.

Roberto Pedrazzoli

Mario Bacchetta. Pittore, amante e cultore della musica

Un gruppo di amici e una visita in una casa della provincia mantovana per prendere atto di testimonianze artistiche che sono state l’esperienza e il prodotto di un Artista originale, isolato, che non ha cercato ribalta o sguardi di approvazione e che all’atto puramente creativo affiancava anche un dialogo ampio, colto e appassionato con l’arte musicale.

Ci si presentano infatti alla vista decine, o meglio, centinaia di LP e di CD di sua proprietà, disseminati e sistemati in piena libertà in varie stanze: una vastissima collezione che comprende le più importanti etichette della discografia mondiale, con i migliori complessi orchestrali e i più grandi solisti della panoramica internazionale, il tutto su contenuti musicali di estrema raffinatezza e repertori che spaziano dai madrigalisti del ‘500, ’600 ai grandi sinfonisti, fino ai più rinomati esponenti della musica jazz.

Non mancano pubblicazioni di musica operistica, italiana ma anche straniera, con una forte presenza di opere wagneriane.

Non solo: a denotare che il proprietario della raccolta non si limitava al semplice ascolto, spingendosi oltre con raffinato senso critico, nel fondo musicale scopriamo doppie, in alcuni casi anche triple versioni della stessa composizione, con esecutori o direttori diversi e di conseguenza con interpretazioni differenti fra loro, i cui particolari, i colori, le sfumature, possono essere compresi e gustati solo da ascoltatori particolarmente attenti e preparati.

Agli ascolti l’Artista doveva affiancare anche letture impegnative, vista la presenza nel fondo di libri di vari importanti musicologi italiani.

E passando ad ammirare l’improvvisata galleria dei suoi lavori pittorici, possiamo sicuramente concludere affermando che anche la Musica è stata protagonista nell’esistenza dell’Artista in questione, il pittore Mario Bacchetta, facendogli da splendida cornice nel corso della sua esperienza terrena e fornendogli quella serenità che lo portava con entusiasmo ad esprimersi nel caleidoscopico mondo dei colori.

Giordano Fermi

Alberto Mario Bacchetta nasce a Mantova il 9 novembre 1939. Ha frequentato la Scuola d’Arte di Mantova conseguendo la licenza di Maestro d’Arte nel 1953. Ha svolto la professione di portalettere, coltivando il suo interesse per l’arte in modo schivo e riservato. L’interesse per la pittura si sviluppa di pari passo con la passione per la musica, passione che lo accompagna tutta la vita tanto da portarlo a sperimentare una personale traduzione del linguaggio musicale in esperienze pittoriche.

La sua ricerca espressiva è alimentata da letture che spaziano dall’arte antica alle più recenti forme di sperimentazione artistica, come testimoniano i numerosi volumi della sua biblioteca, recentemente donati all’Istituto Statale d’Arte “G. Romano”.

Nel primo periodo di attività, Bacchetta dipinge ad acquerello il paesaggio mantovano, città e dintorni.

Nel 1966 partecipa al II Premio Nazionale di Pittura Estemporanea, promosso dall’Enal e dall’Associazione Industriali di Mantova, dove è segnalato nella sezione Mantova Industriale.

Tra il 1980 e 1981, Bacchetta frequenta un corso di incisione presso l’Accademia di Belle Arti Cignaroli di Verona dove può realizzare con la tecnica dell’acquaforte alcune opere ancora fedeli al tema del paesaggio.

Nel corso degli anni ottanta e novanta, l’interesse dell’artista si concentra sulla tecnica del pastello. Il suo lavoro si evolve verso forme espressive di segno informale, ispirate alle esperienze di maestri che Bacchetta amava, come Ennio Morlotti, Renato Birolli e in particolare il mantovano Giulio Perina.

Tra il 1980 e il 1984, espone in due mostre personali alla Galleria Andreani di Corso Vittorio Emanuele e alla galleria La Torre di Via Arrivabene.

Il ciclo dei pastelli, è seguito da una breve parentesi in cui l’artista produce opere ispirate dall’ascolto di motivi musicali, Jazz in particolare. La tecnica è ancora quella del pastello con cui l’artista opera sul foglio con una gestualità di natura musicale. Negli ultimi anni le energie dell’artista si sono rivolte alla realizzazione di opere di ampie dimensioni con l’impiego di colori acrilici misti a tempere e pastelli. Superata la fase informale la sua produzione è caratterizza da scelte cromatiche decise e contrapposte che richiamano l’espressionismo astratto americano. Testimonianza di questi ultimi lavori sono le due mostre tenute presso la Libreria Feltrinelli di Mantova tra il 2010 e il 2011, dal titolo “Prioritario il Nero e il Rosso e il Blu”.

Alberto Mario Bacchetta muore il 12 aprile 2013.

ARIANNA SARTORI  “ARTE & OBJECT DESIGN”

Via Ippolito Nievo, 10 – 46100 MANTOVA – Tel. 0376.324260 – info@sartoriarianna.191.it

 ALBERTO MARIO BACCHETTA

I colori della musica

11 – 23 Gennaio 2014

Nome della Galleria: Galleria “Arianna Sartori”

Indirizzo: Mantova – via Ippolito Nievo, 10 – tel. 0376.324260

Titolo della mostra: Alberto Mario Bacchetta. I colori della musica

Patrocinio: Comune di Mantova e Liceo Artistico Giulio Romano

Mostra a cura di Roberto Pedrazzoli

Presentazione in galleria di Roberto Pedrazzoli

Date: dall’11 al 23 gennaio 2014

Inaugurazione: Sabato 11 gennaio, ore 17.00

Orario di apertura: dal lunedì al sabato 10.00-12.30 / 16.00-19.30. Chiuso festivi

Sponsor: Canottieri MincioClaipa s.p.aBar Sordello

LUCILLA RESTELLI e STEFANIA RUSSO

Venerdì 10 gennaio alle ore 17.00, la Galleria Arianna Sartori, inaugura la doppia personale “Lucilla Restelli – Stefania Russo” a Mantova nella sede di Via Cappello 17.

La mostra resterà aperta al pubblico fino al 30 gennaio 2014.

LUCILLA RESTELLI

Nasce nel 1955 a Rho (Mi), dove risiede e lavora.

Ha frequentato corsi di disegno e pittura con qualificati Maestri di rilevanza nazionale. Ha partecipato al corso per artefici all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano. Inizia l’attività espositiva nel 1989. Dal 2002 partecipa al laboratorio di ceramica Raku gestito dalla Pro loco di Cornaredo. Ha frequentato corsi di ceramica gestita dal Comune di Vittuone con l’insegnante Maria Josè Valles. Dall’inizio del 2004 è iscritta ad un corso di incisione e scultura organizzato dall’Associazione Culturale “Artelainate” e gestito dal Comune di Lainate con il Prof. Paolo Ciaccheri. Dal 2003 è titolare della Galleria d’Arte “Officina dell’arte” a Rho. È socio ordinario dal 2010 dell’Ente morale “Società per le Belle Arti ed esposizione della Permanente” di Milano.

Mostre e rassegne: 1995 – XI premio nazionale di pittura “Agazzi”, Mapello (Bg), segnalata. XXII premio internazionale di pittura di Martinsicuro (Te), segnalata. Concorso nazionale di pittura Comune di Senago (Mi), 2° premio. XVI premio nazionale di pittura “M. Comerio”, Legnano (Mi), segnalata. Rassegna nazionale di pittura “S. Pietrine d’Oro”, Arluno (Mi), 1° premio. 1996 – XII premio nazionale di pittura “Agazzi”, Mapello (Bg), segnalata. XXX premio nazionale di pittura “Il Pomero”, Rho (Mi), segnalata. 1997 – XIII premio nazionale di pittura “Agazzi”, Mapello (Bg), segnalata. Concorso nazionale di pittura “Dipingerho in mostra”, Rho (Mi), 1° premio. Concorso nazionale di pittura “Parco Arcadia”, Bareggio (Mi), 2° premio. Concorso nazionale di pittura Comune di Cornaredo (Mi), 2° premio. 1999 – Concorso nazionale di pittura Comune di Cornaredo (Mi), 1° premio. 2000 – Concorso nazionale di pittura Comune di Montalto Dora (To), 1° premio. XVIII premio nazionale di pittura “Loro Piana”, Trivero (Bi), segnalata. 2001 – Concorso nazionale di pittura “II Pomero”, Rho (Mi), 4° premio. XVII premio nazionale di pittura “Agazzi”, Mapello (Bg), segnalata. 2002 – “Ceramiche Raku”, Chiesa Vecchia, S. Pietro All’Olmo di Cornaredo. “Artisti in Fiera”, Ente Fiera, Parma. “Ceramiche Raku”, Chiesa Vecchia, S. Pietro All’Olmo di Cornaredo. 2003 – “Arte in Fiera”, Ente Fiera, Cremona. XIX premio nazionale di pittura “Agazzi”, Mapello (Bg), segnalata. Premio nazionale di pittura, scultura, grafica “Noè Bordignon”, Castelfranco Veneto, segnalata. “Materia e colore” e ceramiche Raku, Studio “Officina dell’Arte”, Rho, personale. 2004 – “La terra e il tempo”, Ca’ Resta, Vittuone (mostra di ceramiche del gruppo culturale “Le mani in pasta”). “Ceramiche Raku”, ex Filanda di Cornaredo. “Di materia, di colore”, Sagra di S. Bartolomeo, Cantalupo, Cerro Maggiore, personale. 2005 – XXXVIII premio nazionale di pittura e grafica “C. Marzaroli”, Salsomaggiore Terme, segnalata. “Il gesto, l’espressione, continuazione di un’emozione interiore”, Studio “Officina dell’Arte”, Rho, personale. “Percorsi e discorsi”, Villa Litta, Lainate, personale. 2006 – “Improvvisando”, Studio “Officina dell’Arte”, Rho, personale. 2007 – “Risonanze interiori”, Studio “Officina dell’Arte”, Rho, personale. Pinacoteca Comunale d’Arte Moderna Bernalda, Metaponto (Mt), personale di pittura e ceramica raku. “Atmosfere”, Studio” Officina dell’Arte, Rho, personale. 2008 – “Madre terra”, Fondazione Gianni e Roberto Radice, Milano, a cura di Luca Pietro Nicoletti, personale. “Equilibrio instabile”, Spazio Tadini, Milano, a cura di Cristina Palmieri, personale. 2009 – “Sotto la pelle della pittura”, Arianna Sartori – Arte, Mantova, personale. “Segmentazioni”, Studio “Officina dell’Arte”, Rho, personale. 2010 – “Colori, terre e fuoco nella pittura e nella ceramica Raku”, Stresa (Levo), a cura di Bruno Polver, personale. 2011 – “Eleganza e coerenza”, Nuovo Centro Artistico, Novara, a cura di Bruno Polver, personale. 2013 – “Ruotando”, Garage Milano, collettiva – Associazione Immaginazione-Creatività, a cura di Vanna Mazzei. “Libere espressioni..così per continuare” collettiva – Nuovo Centro Artistico, Novara, a cura di Bruno  Polver. “Oro, il colore dell’oro”, a cura dell’Associazione Culturale “Renzo Cortina” di Stefano Cortina di Milano.

STEFANISA RUSSO

Nasce l’11 aprile 1967 a Bologna, città dove vive e lavora.

Si forma presso il Liceo Artistico di questa città, dove consegue la maturità artistica nel 1985. Ottiene il diploma di Grafica Pubblicitaria nel 1987.

I primi lavori sono eseguiti nell’ambito della scuola di restauro di Ottorino Nonfarmale, in particolare nel restauro monumentale a Venezia.

Rientrata a Bologna, collabora con stilisti di moda e successivamente con agenzie di pubblicità.

Tutte queste esperienze aggiungono e migliorano la capacità artistica e creativa dell’artista, che si dedica al dipinto ad olio su tela e su altri supporti di base. Nel mentre iniziano le prime mostre e le partecipazioni a concorsi: il tutto sfocia nella sua prima mostra personale che ha luogo nel gennaio 2000 e che riscuote notevoli apprezzamenti.

Dopo un primo periodo caratterizzato dall’iperrealismo, eseguito con colori ad olio su tela e attraverso la mina e i pennelli, passa ad un periodo di ricerca, ancora in corso, in cui si dedica a preparare direttamente la tela di iuta grezza trattata a scagliola, prima inchiodata su tavole di legno ed ora fissandola sul “telaio galleria”. Ottenuta così una superficie simile ad un muro intonacato, esegue il disegno a mina, dando rilevanza all’effetto del chiaro-scuro e distendendo una miscela di pigmenti molto diluiti. Indi passa alla pittura con i colori ad olio.

Attualmente si sta dedicando anche alla scultura e in particolare a quella in bronzo “a cera persa” per la realizzazione di lampade con vetri dalla stessa disegnati.

Insegna pittura presso il suo studio e al Centro Culturale Anzolese (Anzola Emilia – Bologna).

ARIANNA SARTORI

ARTE & OBJECT DESIGN

Via Cappello, 17 – 46100 MANTOVA – Tel. 0376.324260 – info@sartoriarianna.191.it

LUCILLA RESTELLI

STEFANIA RUSSO

10 – 30 Gennaio 2014

Nome della Galleria: Galleria “Arianna Sartori”

Indirizzo: Mantova – via Cappello, 17 – tel. 0376.324260

Titolo della mostra: Lucilla Restelli – Stefania Russo

Date: dal 10 al 30 gennaio 2014

Inaugurazione: Venerdì 10 gennaio, ore 17.00

Orario di apertura: dal lunedì al sabato 10.00-12.30 / 16.00-19.30. Chiuso festivi