FRUSCIANTI VESTIMENTI E SCINTILLANTI GIOIE, la moda a corte nell’età gonzaghesca

Presentazione del volume a cura dell’autore  Giancarlo Malacarne, la Casa Museo Sartori di Castel d’Ario (Mantova) in via XX Settembre 11/13/15, dal 9 Marzo al 13 Aprile 2014 presenta la rassegna “DONNA fonte ispiratrice d’arte”.

La mostra, che nasce da un’idea e progetto di Adalberto Sartori, è realizzata in occasione della “Festa della Donna” e gode dei patrocini di Regione Lombardia, Provincia di Mantova, Comune di Castel d’Ario, Comune di Mantova e Associazione Pro Loco Castel d’Ario.

In mostra sono esposti  60 opere (dipinti e sculture) realizzati da:  Celso Maggio Andreani • Paolo Baratella • Nevio Bedeschi • Franco Bellardi • Federico Bellomi • Antonio Bobò • Edi Brancolini • Sabina Capraro • Giovanni Cerri • Stefano Ciaponi • Rossano Cortellazzi • Luciano Cottini • Walter Davanzo • Giuseppe De Luigi • Gioxe De Micheli • Isabella Dovera • Franco Dugo • Giovanni Faccioli • Giuseppe Facciotto • Marina Falco • Renato Galbusera • Giordano Garuti • Aurelio Gravina • Denis Guerrato • Maria Jannelli • Veronica Longo • Giovanni Lo Presti • Luca Vernizzi • Bruno Lucchi • Licia Mantovani • Marco Manzella • Massimo Marchesotti • Patrizia Masserini • Vito Melotto • Elettra Metallinò • Antonio Miano • Maria Micozzi • Anna Moccia • Giorgio Mori • Ezio Mutti • Alessandro Nastasio • Sandro Negri • Impero Nigiani • Piero Paoli • Adriano Pavan • Carlo Previtali • Liberio Reggiani • Giorgio Rossi • Giordano Scaravelli • Paolo Soragna • Giuseppe Tecco • Saverio Terruso • Luigi Timoncini • Antonio Tonelli • Giuliano Trombini • Vito Vaccaro • Alberto Venditti • Tono Zancanaro • Domenico Zangrandi • Carlo Zoli.

Giancarlo Malacarne

FRUSCIANTI VESTIMENTI E SCINTILLANTI GIOIE

La moda a corte nell’età gonzaghesca

Quello che ci disponiamo a presentare è il risultato di una catalogazione documentaria da noi sviluppata e studiata in quasi un quarto di secolo, che ha puntigliosamente conservato memoria di elementi diretti e accessori pertinenti il “fenomeno moda”, che qui abbiamo inteso articolare affrontando quattro diversi e pur convergenti momenti di grande spettacolarità e funzionalità, individuati nel contesto dell’abbigliamento, dei gioielli, dei profumi, dei balli, con assoluta preponderanza del primo e secondo aspetto.

Non abbiamo valutato necessario essere “esperti” di quanto andavamo raccogliendo, né, ora, scrivendo, convinti come siamo che la parola sia priva di significato, e tuttavia creduto che le righe che sempre più in profondità andavamo esaminando potessero sì rivelare una condizione già per qualche verso indagata in passato, ma così densa di questioni ancora irrisolte e di amplissime zone d’ombra da poter essere ripresa e portata all’attenzione di un vasto pubblico di lettori ai quali presentare risvolti inaspettati, luci mai colte, suoni mai uditi, bagliori mai percepiti.

Pensare alla moda nel Quattro, Cinque, Seicento, significa concedersi a condizioni di piacere e spettacolo sostenute da un impianto culturale inimmaginabile al di fuori dello specifico ambito; il che equivale a condividere idealmente un dettato mitico, leggendario, che si presenta in tutta la sua forza e vitalità; ed entrambe le condizioni fanno senz’altro leva su un qualcosa che tutti permea ed avvolge: la vanità.

   Il mutare delle fogge e la straordinaria attenzione posta all’abbigliamento, crediamo possa interpretarsi come un segno del dinamismo che pervade la società urbana e, di più, la società curtense. La necessità di distinguersi e riconoscersi da parte di un ceto dominante, convoglia sforzi e potenzialità che non si manifestano esclusivamente d’ordine sociale o politico, ma soprattutto economico. Basterà infatti pensare agli interessi ed affari che coinvolgevano molte categorie nel settore degli abiti e complementi d’abbigliamento; e se è vero che i vestiti hanno da sempre espresso la funzione di proteggere dal freddo o dal caldo, è anche vero che nel loro complesso propositivo giungono a veicolare messaggi di grande significato simbolico.

Tutto ciò per dire che insieme alla necessità di agghindarsi per essere visti, più o meno agli inizi del XIV secolo nasce un linguaggio universale attraverso il quale il “fenomeno moda” si dilata a un contesto che lo elegge a occasione di studio e analisi del mercato di un enorme indotto, non solo, ma a espressione di una categoria che  cerca nuovi stimoli e percorsi per mantenere la posizione predominante acquisita nei secoli.

   Uno storico del calibro di Fernand Braudel, a sostegno della tesi che vuole la moda al centro di problematiche di carattere culturale, sociale ed economico, scrive che «La storia degli abiti è meno aneddotica di quello che appaia. Essa pone tutti i problemi: delle materie prime, dei procedimenti di lavorazione, dei costi, delle immobilità culturali, delle mode, delle gerarchie sociali». Non possiamo infatti guardare ai rituali delle mode immaginandoli sganciati da una quotidianità operativa che di tutto ciò tiene conto.

   Nella prima parte, nella quale ci disponiamo all’abbraccio di una stagione di dolci splendori, ci limitiamo al tempo di Isabella d’Este, la Primadonna del Rinascimento, circonfusa di quella luce che ne ha fatto una leggenda mentre ancora era in vita, specchio delle dame e mode del suo tempo, antesignana di mille programmi ed elaborazioni culturali, difensore appassionato di un concetto di aristocrazia che per affermarsi si affida non solo alla politica ma anche all’eleganza, a una dosata opulenza, a una sapiente commistione che esprime l’effervescente universo nel quale si intersecano sentimenti, emozioni, invidie, drammi, in un vortice infinito di accadimenti che, tutti, concorrono alla definizione del fenomeno al quale già abbiamo rimandato. Ma, per poter comprendere di cosa si trattasse, abbiamo dovuto attendere a lungo, compulsare infiniti documenti, analizzare lemmi, procedere ai distinguo che scandiscono i diversi ambiti d’indagine, cercare di penetrare i luoghi della mente nei quali si definiscono scelte che solo all’apparenza possono considerarsi indirizzate all’effimero. Soprattutto ci siamo calati in un contesto sociale che presenta non ciò che realmente è, bensì ciò che appare più evidente agli occhi.

I potentes non si porgono al giudizio dei posteri in abito serafico, ma nel segno dello splendore, del prestigio, del carisma che necessariamente deve accompagnarli nel cammino terreno che per molti versi preparerà l’altro cammino, quello – non per tutti – dell’immortalità. E pensare che ciò possa accadere attraverso la luce scintillante di un diamante o un rubino, attraverso la calda carezza di un meraviglioso abito, di una stupenda acconciatura, di un paradisiaco profumo, non è cosa fuori luogo né ingannevole proposta analitica, se solo si considera il ruolo e il peso che ebbero nella organizzazione globale della corte, gli elementi dei quali abbiamo detto e che nelle pagine del libro esamineremo.

Il cruciale passaggio tra Quattro e Cinquecento è un momento di mutamenti sociali, artistici, culturali, ma anche di sostanziale omogeneità del divenire che guarda alla modernità. In esso si svelano contemporaneamente presenti molti problemi attinenti l’universo dell’abbigliamento e dei gioielli, che di volta in volta vengono affrontati con caratteristiche che si differenziano a livello locale ma che globalmente proiettano il fenomeno nella sua totalità, e complessità, e straordinario vigore, e bellezza. Per questo si è reso necessario un intervento di interpretazione che non si affidasse esclusivamente al profilo estetico ma cercasse di penetrare quello simbolico e antropologico.

   Sì, è stata per noi una scoperta straordinaria, perché mai avremmo pensato che l”universo moda” potesse manifestare note tanto piacevoli e così fascinosi ambiti; mai avremmo creduto di perderci nelle cronache di feste grandiose, nelle quali abiti e gioielli narrassero storie tanto suggestive, tanto coinvolgenti, al punto da farci partecipi di una condizione che non è solo quella dello studioso che cerca di capire, ma anche quella dell’uomo che, nella lettura di un passato remoto ma non perduto, trova le ragioni di un piacere che non sapeva essere tanto intenso. La stagione di Isabella è in questo senso così densa di eventi da rivelarsi non completamente prendibile in termini di acquisizione di concetti e contenuti intellettuali.

   La prima parte dell’opera guarda dunque alla marchesana di Mantova come alla testimonial culturale che accompagna la nostra incursione nella frizzante vertigine del Rinascimento, un tempo onusto di splendori, suoni e dirompenti sentimenti. Passeremo nel crogiolo delle emozioni scatenate dalle narrazioni che cronisti e protagonisti di queste storie ci partecipano; ma è possibile che costoro, i quali ogni problema vivevano direttamente, non sapessero che in futuro, ancora e più in profondità, lo stupore avrebbe pervaso mente e corde, e la bocca atteggiata a un moto di sorpresa e meraviglia.

   Forniamo di seguito l’indice dei capitoli, riservandoci successivamente un commento sulla seconda parte e sottolineando le finalità di un glossario di circa 1500 lemmi che specificamente rende conto degli astrusi lemmi medievali e rinascimentali che si riscontrano nella proposta documentaria globale.

Il volume, articolato in 11 capitoli per 505 pagine di testo, è corredato da un apparato iconografico straordinario di circa 400 immagini, interamente a colori, didascalico e funzionale all’interpretazione degli argomenti sviluppati; oltre a ciò un secondo volume di documenti e apparati di 163 pagine che completa l’opera sotto il profilo scientifico.

 L’abito è senza dubbio il riflesso delle più salienti svolte della storia, della cultura e della struttura economica. In tempi recenti in Italia gli studi pertinenti l’origine della moda hanno registrato un sostanziale incremento rispetto al passato, superando così, pur se i contributi non sono numerosissimi, l’incomprensibile disinteresse di molti storici e storici dell’arte, che hanno valutato effimero e svuotato di specifico artistico la galassia dell’abbigliamento e dei gioielli. Le fonti disponibili presso gli archivi, pubblici e privati, oltre alla notevole produzione pittorica dei secoli scorsi, offrono la  possibilità di un’analisi comparata particolareggiata di un ambito dunque trascurato e pur saturo di fermenti e straordinarie espressioni artistiche. Gli inventari pertinenti doti ed eredità, i registri di carico degli acquisti, le puntigliose inventariazioni dei guardarobba delle nobildonne medievali e rinascimentali, strumenti operativi preziosissimi e insostituibili, spalancano le porte a un fervente moto di interesse e adesione mirato a nuovi studi, dai quali rilevare usi, consuetudini, capricci e desideri di un mondo in costante ebollizione.

Ma è soprattutto attraverso la corrispondenza che noi abbiamo creduto di intraprendere un cammino di ricerca e conoscenza. Per far questo abbiamo dovuto parallelamente affrontare l’aspetto lessicologico del problema, considerato quanto la terminologia agisca sul contesto e ne divenga componente fondamentale, facendosi – mille volte lo abbiamo verificato – scrittura del quotidiano.

Al di là dei regesti disponibili, abbiamo valutato che la ricerca effettuata sulle lettere che correvano tra la corte e le infinite istanze interne ed esterne ad essa, fosse molto più dispendiosa in termini di tempo e di energie, ma potesse riservare la scoperta di una suggestione senza pari, tenuto conto che l’analisi si sarebbe effettuata sfruttando  prima di ogni altro elemento i “punti di vista” dei protagonisti. Dobbiamo infatti con vigore sottolineare, apprestandoci a illustrare questa seconda parte, che il fine da noi perseguito, il nostro profondo interesse, il massimo piacere della ricerca, sono volti sì allo studio del costume, alla catalogazione degli abiti, dei gioielli, dei profumi, dei balli che in oltre trecento anni di storia si sono succeduti sulla scena curtense, alla elencazione dei mille orpelli che costituiscono anche le più bizzarre decorazioni e acconciature, alla concretizzazione insomma di un dettato storico che analizza l’esplosione del ”fenomeno moda” nella sua accezione più ampia e generale, ma intende tuttavia farlo attraverso la presentazione di quegli uomini e quelle donne che gli abiti più preziosi hanno acquistato e indossato, che i gioielli più costosi hanno commissionato a valentissimi goiolieri, che hanno rincorso i mercanti per l’Italia e l’Europa intera, che hanno amato, gioito o pianto per questo, che pur di mostrarsi con un abito straordinario hanno sofferto e bruciato di avvampanti trasalimenti ed emozioni, e urlato e riso e litigato e pregato e …   Questo è il passaggio fondante che ha indirizzato il nostro interesse nello specifico della moda; questo è il movente culturale – si potrebbe dire antropologico – che ci ha affascinato: legare la profondità di un fenomeno sociale quale può interpretarsi la moda in fatto di abbigliamento e di gioielli, alla quotidianità nella quale tutto si stempera e consuma.

   Bisogna leggerle quelle lettere! Bisogna penetrare in qualche modo le emozioni che determinano l’immersione nel passato e la frequentazione di una quotidianità solo all’apparenza priva di slanci e mordente, e considerare come gli anni, addirittura i secoli, scorrano nel solco di una ricerca che vede una categoria sociale proiettata a una sorta di autoidentificazione che passa prima nel crogiolo dei più disparati sentimenti e poi nell’effervescente ambito della moda, attraverso il quale realizzare sé e i propri sogni, hortus conclusus dove rifugiarsi per sfuggire la più alienante delle omologazioni.

   E’ dunque necessario aprire cassoni e bauli, dischiudere armadi e guardaroba, curiosare in forzieri e scrigni; ma prima ancora si dovrà varcare la soglia dell’abitazione, della casa, odorarne gli intensi effluvi e porsi degli interrogativi in relazione a ciò di cui dame e cavalieri si circondavano ma, soprattutto, guardarli in viso, osservarli attentamente e cercare di cogliere dalle loro parole di protagonisti, senza tema di accostamenti arbitrari, il senso dei contenuti di ordine sociale, culturale, politico, economico, artistico che ruotano intorno all’abbigliamento, elemento trainante in qualsiasi altro contesto di moda si possa immaginare. Allora, in queste schegge di quotidiano incontreremo i cento colori di stupendi tessuti e le sfumature più calde e inebrianti, ma anche i problemi esistenziali che spesso affliggevano l’aristocrazia quanto il popolo; accarezzeremo abiti, accessori e gioielli che enfatizzavano il prestigio e la ricchezza dei detentori, ma anche ci imbatteremo nei loro sentimenti e nel vissuto che li concretizza. Così il  cerchio si chiuderà, la storia avrà un senso e il lavoro di ricerca non sarà fine a se stesso.

   E’ il caso di giustificare come nel nostro intervento si privilegi la casta aristocratica rispetto a quella popolare, tenuto conto di come la prima disponga di un giacimento documentario infinito al quale attingere a piene mani, mentre la seconda di pochissime e spesso casuali note che illustrano il problema, per la scarsa attenzione che in passato si attribuiva a quelle categorie che nulla o poco rivelavano di interessante nel contesto di  un lusso al quale non era loro dato accedere.

Dunque, il nostro tentativo di ricostruzione dei contorni materiali dell’abbigliamento e relativi accessori si sviluppa nella frequentazione di quell’aristocrazia che poteva permettersi di indossarli, costituendo nei fatti il fenomeno al quale abbiamo creduto di abbandonarci senza riserve, per il piacere di conoscere e partecipare tanto fascino e suggestione.

Giancarlo Malacarne, storico e giornalista, è direttore della rivista d’arte, storia e cultura “Civiltà Mantovana”, per la quale ha redatto numerosi saggi; collabora con giornali, riviste e  pubblicazioni di carattere storico. Nel 2004 gli è stato assegnato il I premio nazionale “Orio Vergani” dell’Accademia Italiana della Cucina per il libro “Sulla mensa del Principe”.

E’ autore di:

-      Araldica Gonzaghesca, la storia attraverso i simboli (1992);

-      Mantova, la Dama del Lago (racconti, 1993);  

-      Sabbioneta, l’anima di un uomo (romanzo storico, 1994);

-      Il mito dei cavalli gonzagheschi. Alle origini del purosangue (1995);

-      Il Palazzo Ducale di Mantova. Immagini da un sogno dinastico (1996);

-      La luna rotta (racconti mantovani, 1997);

-      Barbara Hohenzollern del Brandeburgo – Il Potere e la Virtù (1997);

-      Le cacce del Principe – L’ars venandi nella terra dei Gonzaga (1998);

-      Mantova – Sulle ali di un sogno (racconti, 1999);

-      Sulla mensa del Principe – Alimentazione e banchetti alla Corte dei Gonzaga (2000;

-      Chi ha ammazzato Isabella d’Este? Un giallo mantovano  (indagine giornalistica, 2001)

-      Le feste del Principe – Rituali giochi divertimenti spettacoli di corte (2002)

-      I signori del cielo – La falconeria a Mantova al tempo dei Gonzaga (2003)

-      Ascesa di una dinastia – Da Luigi a Gianfrancesco (1328-1432)  (I volume dell’opera in cinque tomi I GONZAGA DI MANTOVA – Una stirpe per una capitale europea)  (2004);

-      Il sogno del Potere – Da Gianfrancesco a Francesco II (1432-1519) (II volume dell’opera in cinque tomi) (2005);

-      La vetta dell’Olimpo – Da Federico II a Guglielmo (1519 – 1587), (III volume dell’opera in 5 tomi) (2006)

-      El più soave et dolce et dilectevole et gratioso bochone – Amore e sesso al tempo dei Gonzaga, a cura di C. Cipolla e G. Malacarne, FrancoAngeli, 2006

-      Splendore e declino – Da Vincenzo I a Vincenzo II (1587-1627) (IV volume dell’opera in 5 tomi) (2007);

-      Nel nome del Sangue – I cavalieri del Redentore

-      Mantova, Società per il Palazzo Ducale, 2008

-      Morte di una dinastia – Da Carlo I a Ferdinando Carlo (1628-1708) (V volume dell’opera in 5 tomi) (2008)

-      Giochi e gioco del calcio tra Medioevo ed Età Moderna – Note documentarie sui  calcianti gonzagheschi (2009)

-      GONZAGA: Genealogie di una dinastia – I nomi e i volti (2010)

-      Bundén e il suo territorio – Tradizioni religiose e rituali della mensa, con C. PRANDI  (2011)

-      Lords of the sky – Falconry in Mantua at the time of the Gonzagas  (2011)

-      Fruscianti vestimenti e scintillanti gioie – La moda a corte nell’età gonzaghesca (2012)

-      Il trionfo del gusto – La cucina nell’Età Gonzaghesca tra alimentazione e ritualità conviviali (2013)

-      La cucina mantovana nel XIX e XX secolo- La tradizione retaggio culturale famigliare e territoriale (2013)

   Suoi saggi compaiono in: Atti e memorie dell’Accademia Nazionale Virgiliana (1992); commentario al fac-simile del codice De Sphaera (1995, edizione in quattro lingue); Vespasiano Gonzaga (1996); Monete e medaglie di Mantova e dei Gonzaga dal XII al XIX secolo – La collezione della Banca Agricola Mantovana (1997); commentario al fac-simile  del Libro di devozione di Alberto di Brandeburgo (1997, edizione in quattro lingue); commentario al fac-simile dell’Offiziolo alfonsino (2004); moltissime altre pubblicazioni di carattere storico-scientifico.

Apprezzato conferenziere ha inoltre curato l’allestimento delle mostre araldiche nel Palazzo Ducale di Sabbioneta (1992) e nel Palazzo Ducale di Mantova (1993).

 Sede: Casa Museo Sartori

Luogo: Castel d’Ario (Mn), via XX Settembre, 11/13/15

Idea e progetto: Adalberto Sartori

Mostra e catalogo a cura di: Arianna Sartori

Testo critico in catalogo: Maria Gabriella Savoia

Catalogo: Archivio Sartori Editore, Mantova

Organizzazione: Casa Museo Sartori Associazione Culturale, Castel d’Ario

In mostra sono esposti 60 opere (dipinti e sculture)

Orari: Sabato 15.30-19.30 – Domenica 10.30-12.30 / 15.30-19.00. Ingresso libero.

Info: tel. 0376.324260

 Con il patrocinio di:

Regione Lombardia nella persona dell’Assessore alle Culture, Identità e Autonomie Cristina Cappellini

Provincia di Mantova nella figura del Presidente Alessandro Pastacci

Comune di Castel d’Ario nella figura del Sindaco Sandro Correzzola

Comune di Mantova nella figura del Sindaco Nicola Sodano

Associazione Pro Loco Castel d’Ario

CASA MUSEO SARTORI – CASTEL D’ARIO (Mantova)

Via XX Settembre, 11/13/15

DONNA fonte ispiratrice d’arte

9 Marzo / 13 Aprile 2014

Mostra e catalogo a cura di Arianna Sartori

Domenica 30 Marzo, ore 17.00

presentazione del volume a cura dell’autore  Giancarlo Malacarne

FRUSCIANTI VESTIMENTI E SCINTILLANTI GIOIE

La moda a corte nell’età gonzaghesca

ROBERTO LAZZARINI “C’era una volta un cencio…”

Dal 29 marzo al 10 aprile 2014, la Galleria Arianna Sartori di Mantova, ospita nella sede di via Cappello 17, la mostra personale dell’artista Roberto Lazzarini intitolata “C’era una volta un cencio…”.

All’inaugurazione della mostra, Sabato 29 marzo alle ore 17.00, sarà presente l’artista.

C’era una volta un cencio

Osservando le opere dell’ultimo periodo artistico di Roberto Lazzarini, si percepisce la nascita di una nuova tematica narrativa pur restando intatta la forma pittorica e stilistica: la personale tecnica polimaterica che combina l’uso del colore con l’inserimento di materiali tessili, siano questi semplici stracci o indumenti di uso

quotidiano.

Il “cencio”, come ama chiamarlo l’artista, non è che un pezzo di tessuto vecchio e logoro, di poco valore, arrivato alla fine della sua vita, ma il gesto creativo lo rigenera e lo veste di nuovi significati.

Nella mostra “C’era una volta un cencio”, l’intento di Roberto Lazzarini è quello di accompagnare l’osservatore all’interno di un mondo particolare, al di là della realtà e dell’astrazione, un mondo di leggerezza, tenerezza, di sottile ironia, di forme che suggeriscono il reale, ma fluttuano nell’immaginario, nella fantasia e nella favola.

I suoi “cenci” assumono forme conosciute, dalle sembianze animali, oppure impersonano personaggi di favole note, prendono vita grazie alla loro plasticità scultorea: “vivono”.

Il tessuto si piega al volere dell’artista, forma dossi e avvallamenti che giocano con luci e ombre, l’osservatore si perde nei meandri di quelle forme morbide, sfiorando quasi la superficie così sinuosa, il “cencio” esercita una forza attrattiva poichè offre alla visione, un movimento continuo e fluido che comincia e finisce in esso.

L’assoluto protagonista è lui: “Otto il pesciotto”, “Caterina la lumachina”, “ Nello il pipistrello”, ecc. ecc., la nuova vita di quei pezzi di tessuto che compongono un mondo fantastico e raccontano la loro storia.

Lazzarini costruisce questa serie di opere seguendo una struttura pittorica fissa, realizza uno sfondo materico che rappresenta il luogo dove vive ed agisce il personaggio, usa tonalità accese e spesso contrasti cromatici che ne evidenziano la forma, il “cencio” si plasma con colori a sfumatura, tono su tono, come una pelle.

Chi conosce l’opera di Roberto Lazzarini, sa della sua “irrequietezza” creativa, della brama di sperimentare sempre nuovi percorsi, ma da dove nasce l’esigenza di affrontare una tematica così particolare, così apparentemente lontana dal suo carattere ? Se ogni favola ha la sua morale, ogni artista ha la sua musa ispiratrice !

Catia Chicchi

Capezzano Pianore, 07 gennaio 2014

Magliette, pantaloni, giacche. Firmate, ma anche semplici pezzi di stoffa grezza strappata. È il tessuto, sempre unito al colore, il vero protagonista di questa nuova moda, una nuova corrente, abbracciata da Roberto Lazzarini.

Il quotidiano entra nell’opera. Abiti comuni, che si indossano ogni giorno, creano movimento, volume, si integrano e a volte sembrano sostituire il colore. Gli indumenti parlano sulla tela, raccontano la vita dell’essere umano, spiegano gusti e ideali di una società, descrivono situazioni e ambienti. Le stoffe diventano elemento portante della composizione, attraverso le loro piegature, i rialzi, modulano e scandiscono i colori che sono ora vibranti e accesi, ora forti, ora caldi e anche calmi.

Infaticabile sperimentatore Roberto Lazzarini prova un senso di piacere nel plasmare la tela, come fosse una scultura. Con l’aggiunta di questi nuovi materiali le sue opere acquistano profondità, diventano quasi bassorilievi e i giochi di luce ed ombra che si formano tra le stoffe accentuano il superamento della tradizionale bidimensionalità di un dipinto.

Le forme, astratte o riconoscibili, prendono vita tra le mani dell’artista, il colore si fonde con esse e va ad evidenziare, quasi impreziosire quello che già esiste.

Roberta Filippi

Roberto Lazzarini vive e lavora a Prato, ma le sue radici sono saldamente ramificate in Versilia, ad un passo dal mare. Conincia il suo percorso artistico, sin dalla giovane età, in continua ricerca e sperimentazione, chi lo conosce personalmente direbbe: “un’anima in pena” che non si contrappone ad un animo artistico. Le prime opere di timbro espressioniste, evidenziano già una forte personalità e un impeto creativo che si spigiona nell’uso del colore.

Le mescolanze cromatiche sono energiche, decise, spesso contrastanti, l’impasto è ricco e materico. Per molti anni, Lazzarini non riesce a distaccarsi completamente dalla figurazione, dipinge uomini, case, alberi, fiumi, animali, inseriti in uno spazio del tutto particolare, dove il colore predomina sulle forme. I suoi quadri non hanno ordine compositivo e non seguono le regole della prospettiva, sono immagini della mente e della realtà interiore che si materializzano sulla tela “in ordine sparso”, in modo spontaneo e gestuale, non c’è disegno preparatorio, non c’è schema razionale, l’idea esce prorompente ed invade lo spazio della tela.

Lazzarini usa la spatola, la predilige al pennello, perchè il segno è netto, il gesto esprime forza e determinazione e non si torna indietro.

 Col passare degli anni, si allontana gradualmente dalla rappresentazione figurativa e inizia il percorso dell’astrazione, dove sembra aver trovato la strada di casa. Mai il colore è stato più espressivo, il gesto veloce e sicuro, le forme emergono dalla profondità degli accostamenti cromatici in un continuo sovrapporsi.

I “Collage” del 2008 segnano il passaggio verso la ricerca di una profondità o tridimensionalità che non sia più illusione ed apparenza, colore sapientemente dosato sulla bidimensionalità della superficie. Con queste opere, le tele attaccate e sovrapposte l’una all’alta, fuoriescono dal quadro, creando ombre e rilievi reali anche se lievemente percettibili.

ARIANNA SARTORI

ARTE & OBJECT DESIGN

Via Cappello, 17 – 46100 MANTOVA – Tel. 0376.324260 – info@ariannasartori.191.it

ROBERTO LAZZARINI  “C’era una volta un cencio…”

29 Marzo – 10 Aprile 2014

Nome della Galleria: Galleria “Arianna Sartori”

Indirizzo: Mantova – via Cappello, 17 – tel. 0376.324260

Titolo della mostra: Roberto Lazzarini. C’era una volta un cencio…

Mostra a cura di Arianna Sartori

Date: dal 29 marzo al 10 aprile 2014

Inaugurazione: Sabato 29 marzo, ore 17.00 – Sarà presente l’Artista

Orario di apertura: dal lunedì al sabato 10.00-12.30 / 16.00-19.30. Chiuso festivi

SANDRO NEGRI I Patriarchi

Stanno nei quadri di Sandro da sempre, come da sempre li intravediamo nei campi nelle mattine di nebbia o al tramonto. Testimoni sopravvissuti di un mondo, di una campagna ormai trasformata. Ci ricordano epoche passate. Raccontano alla luna o a vecchi casolari, sorreggono cieli rosso fuoco, consolano viandanti intabarrati, ascoltano vecchie pettegole. Nodosi e spesso senza rami come a ricordarci che le fronde, i fronzoli non sono poi tanto importanti. Ai margini dei campi, ma non della Vita, stanno ad osservare una strana umanità spesso troppo affaccendata nella propria pochezza e nella propria povertà. Immobili aspettano forse uomini più semplici, più sereni, più felici, più liberi.

Un tempo sostegno vitale per chi viveva con i bachi da seta ora sparpagliati nei campi come dispersi. Hanno concesso di posare per Sandro che li ha riportati a noi con i suoi colori forti, con i suoi tratti potenti e nervosi.

Alcuni quadri di Sandro ci inquietano, ci scuotono con i rossi e con gli arancioni, con i neri che neri non sono mai. Altri ci invitano a prenderci una pausa per ascoltare il rumore della luna che sorge. Alcuni di questi ritratti di alberi, infine, ci riportano serenità con atmosfere più luminose, con cieli più leggeri.

I Patriarchi. Capostipiti di antichi popoli, solidi ed autorevoli.

I gelsi di Sandro. Immobili nei campi sono, sanno, aspettano.

Fabio Negri

Sandro Negri nasce nel 1940 a Virgilio (Mn). Muore a Mantova il 10 agosto 2012. Dipinge in solitudine e solo nel 1970 esordisce con una mostra personale a Luzzara (Re), dove incontra Cesare Zavattini che lo incoraggia a proseguire nell’attività artistica. La sua prima monografia a cura di Adalberto Sartori viene pubblicata nel 1976 con la prefazione di Dino Villani. Artista versatile, nel 1981 viene invitato dal comune di Virgilio (Mn) a partecipare ad una mostra celebrativa per il Bimillenario Virgiliano. Nel 1989 apre un atelier a Parigi. Nel 1991 riceve l’incarico di eseguire manifesti pubblicitari per il film “Vincent e Theo” di Robert Altmann sui due fratelli Van Gogh. Nel 1993 allestisce in Palazzo Ducale di Mantova una retrospettiva, accompagnata da catalogo edito da Electa, e l’anno seguente presso !a Rocca Normanna, in collaborazione con il Comune di Paterno (Ct). Nel 1995 apre uno studio a Montanara di Curtatone (Mn), nel seicentesco Palazzo Cavalvabò. Dal 1997 due disegni di Negri entrano a far parte della collezione permanente “Vivian and Gordon Giikey” del Portland Art Museum. Nel 2001, in occasione dell’apertura del Palazzo del Plenipotenziario a Mantova, è invitato per un’antologica con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura della Provincia di Mantova. Nel 2002, in collaborazione con la londinese “Gagliardi Gallery”, viene allestita una mostra al “Thè Lord Leighton House Museum” di Londra che riscuote un notevole successo di critica e di pubblico. Partecipa alla mostra itinerante in Spagna Pàginas desde Lombardia un Museo de Arte Contemporaneo. Nel 2004 inaugura un’altra sede a Portland (USA); lo stesso anno Silvana Editoriale inquadra la sua opera con una pubblicazione di grande rilievo a firma di Raffaele De Grada e Claudio Rizzi. È invitato alla rassegna Poetiche del ‘900 a Castel Ivano (Tn). Nel 2005 l’evento Pàginas desde Lombardia – Itineranti di ritorno si ripropone in Italia al Civico Museo di Maccagno. Nella stessa sede partecipa alla mostra Metafore di Paesaggio, quindi al Museo d’Arte Moderna di Gazoldo degli Ippoliti (Mn), e allo Spazio Guicciardini di Milano. Sempre nello stesso anno, in occasione di una personale a Milano, Rossana Bossaglia firma la presentazione in catalogo. Nel 2006 ordina l’ampia antologica Evocate immagini al Civico Museo Parisi Valle di Maccagno (Va) a cura di Claudio Rizzi, con catalogo edito da Nicolini Editore. Sempre a Maccagno partecipa alle mostre Acquisizioni 2006 e ad Arte Contemporanea in Lombardia – Generazione anni ‘40. Nel 2008 Swatch Group, in collaborazione con la gioielleria Azzali 1881 di Mantova, sceglie Negri per celebrare i suoi venticinque anni di attività e consente all’Artista di personalizzare una serie di 299 orologi, pezzi unici presentati nel suo atelier in una giornata-evento dedicata ai collezionisti degli Swatch Club. Nel 2010 una mostra allestita presso la “Brian Marki Fine Art” di Portland, negli Stati Uniti, e un catalogo monografico con interviste all’artista e testimonianze di collezionisti statunitensi hanno celebrato i suoi primi cinquant’anni di pittura. Nel 2011 è stato invitato a Mosca come protagonista assoluto di un evento a lui dedicato nella sede Mercedes e per allestire una personale nella galleria Bogolubov Art. All’inizio del 2012 con la sua mostra “Omaggio alla letteratura di Virgilio”, esito di un laboratorio tenuto da Negri con seicento allievi dell’Istituto comprensivo di Virgilio già presentato in anteprima durante il Festivaletteratura 2011, è stato riaperto al pubblico il restaurato Museo Virgiliano di Pietole (Mn), luogo natale del poeta latino e dell’artista. Nello stesso anno il Centro Studi dell’Associazione Postumia ha accolto nella sede di Gazoldo degli Ippoliti una sua mostra dedicata alle opere degli anni Settanta e Ottanta e intitolata “Le origini e le radici”.

ARIANNA SARTORI

ARTE & OBJECT DESIGN

Via Ippolito Nievo, 10 – 46100 MANTOVA – Tel. 0376.324260 - info@sartoriarianna.191.it

 SANDRO NEGRI  I Patriarchi

22 Marzo – 3 Aprile 2014


Nome della Galleria: Galleria “Arianna Sartori”

Indirizzo: Mantova – via Ippolito Nievo, 10 – tel. 0376.324260

Titolo della mostra: Sandro Negri. I Patriarchi

Mostra a cura di Fabio e Carolina Negri

Date: dal 22 marzo al 3 aprile 2014

Inaugurazione: Sabato 22 marzo, ore 17.00

Orario di apertura: dal lunedì al sabato 10.00-12.30 / 16.00-19.30. Chiuso festivi

L’artista Sandro Negri viene ricordato con l’esposizione “I Patriarchi” alla Galleria Arianna Sartori di Mantova in via Ippolito Nievo 10.

La mostra, voluta e curata dai figli Fabio e Carolina Negri, si inaugurerà sabato 22 marzo alle ore 17.00.

 

SILVIO NATALI Cromoterapia

Dal 15 al 27 marzo 2014, la Galleria Arianna Sartori di Mantova, ospita nella sede di via Cappello 17, la mostra personale dell’artista Silvio Natali intitolata “Cromoterapia”.

All’inaugurazione della mostra, Sabato 15 marzo alle ore 17.00, sarà presente l’artista.

Raffaele De Grada così scrive: “Silvio Natali si presenta da oltre trent’anni sulla scena dell’Arte con una personalità evidente che si realizza con una pittura di studiata originalità che riduce in composizioni di respiro gli incontri tra le suggestioni del reale e gli spazi di una fantasia che vibra a mezzo di tasselli colorati, riportandoci a un’idea generale certo non comune”.

Silvio Natali

Nato a Corridonia (MC) il 1° ottobre 1943, laureato in Medicina, pittore autodidatta, da anni espone in mostre personali e collettive. Tra le numerose personali, sono da ricordare quelle a Palazzo Massari a Ferrara(1997), alla Galleria “La Telaccia” a Torino(1999), nella Sede Municipale delle Associazioni Regionali a Milano (1999), nel Circolo Ufficiali di Castelvecchio a Verona (2000), alla Galleria Puccini ad Ancona (2001), al Centro Esposizioni d’Arte a Pisa (2001), alla Galleria Bonan a Venezia (2002), all’Istituto di Cultura “Casa Cini” a Ferrara (2002), alla Galleria del Candelaio a Firenze (2003), al Kantiere d’Arte “Il Centauro” a Bari (2003), al Chiostro Monumentale di S.Francesco a Treviso (2004), agli Antichi Forni a Macerata (2005), alla Galleria “La Pigna” a Roma (2006), al Castello di San Zeno a Montagnana (PD) (2007), a Casa Dante Alighieri a Firenze (2008), al Museo Civico Umberto Mastroianni a Marino (RM) (2008), all’Atelier Chagall a Milano (2009), al Fukuoka Art Museum (Giappone 2011), alla Galleria Zamhenof a Milano (2011), a Palazzo Zenobio a Venezia (2012), alla Galleria “Emmediarte” a Milano (2012), al Palazzo del Bargello a Gubbio (2013).

Ha inoltre esposto in Spagna, negli Emirati Arabi, negli USA, in Slovenia, in Croazia, in Austria, in Francia, in Germania, in Giappone, in Finlandia, in Belgio, in Inghilterra, a Malta, in Olanda, in Romania.

Hanno scritto di lui, tra gli altri, anche:

Marie José Bouscaryol (Francia), Andrea Buzzoni, Donat Conenna, Lucio Del Gobbo, Giorgio Falossi, Franco Farina, Armando Ginesi, Paolo Levi, Benito Magro (USA), Franco Patruno, Salvatore Perdicaro, Elisabetta Pozzetti, Angelika Prader (Austria), Daniele Radini Tedeschi, Sandro Serradifalco, Vittorio Sgarbi, Serena Sileoni, Orazio Tanelli (USA), Stefano Troiani. Compare inoltre in importanti cataloghi d’Arte, anche in lingua inglese e francese, e sue opere sono custodite in collezioni pubbliche e private.

ARIANNA SARTORI

ARTE & OBJECT DESIGN

Via Cappello, 17 – 46100 MANTOVA – Tel. 0376.324260 - info@sartoriarianna.191.it

 SILVIO NATALI  Cromoterapia

 17 – 27 Marzo 2014

 Nome della Galleria: Galleria “Arianna Sartori”

Indirizzo: Mantova – via Cappello, 17 – tel. 0376.324260

Titolo della mostra: Silvio Natali. Cromoterapia

Mostra a cura di Arianna Sartori

Date: dal 15 al 27 marzo 2014

Inaugurazione: Sabato 15 marzo, ore 17.00 – Sarà presente l’Artista

Orario di apertura: dal lunedì al sabato 10.00-12.30 / 16.00-19.30. Chiuso festivi 

DONNA fonte ispiratrice d’arte

La Casa Museo Sartori di Castel d’Ario (Mantova) in via XX Settembre 11/13/15, dal 9 Marzo al 13 Aprile 2014 presenta la rassegna “DONNA fonte ispiratrice d’arte”.

La mostra, che nasce da un’idea e progetto di Adalberto Sartori, è realizzata in occasione della “Festa della Donna” e gode dei patrocini di Regione Lombardia, Provincia di Mantova, Comune di Castel d’Ario, Comune di Mantova e Associazione Pro Loco Castel d’Ario.

La mostra “DONNA fonte ispiratrice d’arte” si inaugurerà Domenica 9 Marzo alle ore 11.00, con interventi di Arianna Sartori curatrice della mostra e del catalogo, Alessandro Pastacci Presidente Provincia di Mantova, Sandro Correzzola Sindaco di Castel d’Ario, Nicola Sodano Sindaco di Mantova, Maria Gabriella Savoia ‘Casa Museo Sartori’ e alla presenza degli artisti o degli eredi che hanno aderito all’iniziativa.

In mostra sono esposti  60 opere (dipinti e sculture) realizzati da:  Celso Maggio Andreani • Paolo Baratella • Nevio Bedeschi • Franco Bellardi • Federico Bellomi • Antonio Bobò • Edi Brancolini • Sabina Capraro • Giovanni Cerri • Stefano Ciaponi • Rossano Cortellazzi • Luciano Cottini • Walter Davanzo • Giuseppe De Luigi • Gioxe De Micheli • Isabella Dovera • Franco Dugo • Giovanni Faccioli • Giuseppe Facciotto • Marina Falco • Renato Galbusera • Giordano Garuti • Aurelio Gravina • Denis Guerrato • Maria Jannelli • Veronica Longo • Giovanni Lo Presti • Luca Vernizzi • Bruno Lucchi • Licia Mantovani • Marco Manzella • Massimo Marchesotti • Patrizia Masserini • Vito Melotto • Elettra Metallinò • Antonio Miano • Maria Micozzi • Anna Moccia • Giorgio Mori • Ezio Mutti • Alessandro Nastasio • Sandro Negri • Impero Nigiani • Piero Paoli • Adriano Pavan • Carlo Previtali • Liberio Reggiani • Giorgio Rossi • Giordano Scaravelli • Paolo Soragna • Giuseppe Tecco • Saverio Terruso • Luigi Timoncini • Antonio Tonelli • Giuliano Trombini • Vito Vaccaro • Alberto Venditti • Tono Zancanaro • Domenico Zangrandi • Carlo Zoli.

(Catalogo: testo critico di Maria Gabriella Savoia, riproduce le 60 opere, le biografie degli artisti, 144 pagine, Archivio Sartori Editore, Mantova)

Orari: Sabato 15.30-19.30 – Domenica 10.30-12.30 / 15.30-19.00. Ingresso libero.

info: 0376.324260

DONNA FONTE ISPIRATRICE D’ARTE

In Italia dal lontano 1922, l’8 marzo ricorre la ‘giornata internazionale della donna’. Casa Museo Sartori ha deciso di festeggiare la ricorrenza con la rassegna dal titolo “Donna fonte ispiratrice d’arte”, che riunisce sessanta opere tra dipinti e sculture che interpretano il sentire artistico di quasi un secolo.

La “donna” da sempre riconosciuta fonte ispiratrice d’arte, trova raccolte in questa mostra, opere che, a seconda della creatività degli artisti, rappresentano vari momenti e situazioni del vissuto femminile.

Vengono presentate le significative opere di pittori e scultori che hanno operato nel secolo passato e quelle realizzate da artisti contemporanei, appositamente per questo avvenimento.

L’esame delle opere esposte, è risultato quanto mai complesso, perché il tema è stato liberamente interpretato dagli artisti che hanno giustamente e con nostra soddisfazione, dato spazio alla fantasia. Ne è nata una raccolta interessante, curiosa e capace di sorprese inaspettate.

I primi quadri presentati sono di artisti impegnati con interpretazioni estremamente personali, ricche di estro e fantasia:

Nevio Bedeschi dipinge con pennellate veloci e ben contrastate “Risveglio… Donna”, una figura ad alto contrasto, nera, che con passo deciso si slancia verso il suo futuro, non più vittima predestinata ma autentica interprete della propria vita. Dietro di lei scritte a caratteri di stampa bodoniani inneggianti alla donna.

La donna di Stefano Ciaponi è una giovane ragazza che, piegata davanti ad una sorta di tela, prova indecisa a scrivere il proprio futuro; colta nell’atto della scrittura, guarda sorpresa l’osservatore: sceglierà il gioco, l’amore, la propria fisicità? La tela è ancora bianca, con il tempo la vita deciderà per lei. Il titolo dell’opera “Indicare il volo”.

Anche Giuseppe De Luigi, morto nel 1982, esponente di rilievo del Chiarismo Mantovanto, è presente alla rassegna; viene presentata “Ragazza castana con cappello”. L’artista, per quelle sue caratteristiche peculiari di eseguire altissime sintesi di disegno e di stendere il colore con raffinate e monocrome velature, ha maturato uno stile che lo ha reso assolutamente riconoscibile.

Veronica Longo dipinge il quadro “L’aura”; il titolo si presta ad una doppia interpretazione, sarà un’atmosfera o il nome di una ragazza? In effetti l’artista sceglie di dipingere una giovane donna nell’atto di sfilarsi una maglia, i capelli castani, lunghi, nel gesto le ricadono sulle spalle.

“Pensiero lontano” è il titolo del quadro di Patrizia Masserini, che sceglie di dipingere con un monocromo rosso, una donna a busto nudo, seduta o meglio arroccata su un masso in cima, voltate le spalle all’osservatore, è ferma ad ammirare il paesaggio infinito.

Vito Melotto dipinge “Riflessioni su una lettura”, una donna, seduta, allontana dagli occhi gli occhiali, nel gesto di distogliersi per un attimo dall’intima passione della lettura, per una riflessione. I colori del quadro hanno richiesto una lunga esecuzione all’artista veronese che definisce lo sfondo dell’opera con un paravento, un gioco di pareti ed un vaso di fiori sopra un piccolo tavolino.

Maria Micozzi poliedrica ed estremamente creativa, usa, per realizzare le sue opere qualsiasi supporto su cui dipinge, incide, incolla, lega, salda, per poter eseguire opere come “Storie mai scritte”. Traspaiono velature di colore stratificato su materiali diversi che incolla e strappa, che fa e che complica, e proprio due mani dipinte in mezzo all’opera non specificano se e come siano lì, certo avranno uno scopo, sono mani che accarezzano o che carpiscono violentemente, si leggono alcune frasi, …riflessioni a bassa voce, …storie mai scritte.

Adriano Pavan, dipinge un olio su tela intitolato “Sui campi”. Le figure sono delimitate da lunghi segni neri, il colore è asciutto, steso con pennellate ravvicinate; un uomo e una donna più distante, sullo sfondo, ma se dietro l’uomo il cielo è nero e oscuro, dietro la figura femminile si apre un paesaggio chiaro, fatto di luce, di cielo, di verde e di campi coltivati.

Dell’artista mantovano Giordano Scaravelli, attivo tra primo e secondo Novecento, psicologicamente classico e formalmente moderno, viene presentata una delle sue opere più significativa “Figura rossa”. Il ritratto è il risultato di una vera ricerca introspettiva, la morbidezza del segno che pare sparire nella macchia del colore è una qualità formale che caratterizza la sua forza espressiva.

Il viso delle donne è rappresentato da opere intense:

Antonio Bobò presenta “Profilo”, un profilo di donna eseguito utilizzando una gamma cromatica estrema, azzuzzi anticati e nero, l’acconciatura raccolta da un grande cappello si impone per la forma chiusa. Unico elemento contrastante una linea bianca che taglia trasversalmente l’opera.

Giovanni Cerri, artista milanese, figlio d’arte, attivo con importanti esposizioni in Italia e in tutto il territorio europeo, è riuscito a catturare l’attenzione di molti collezionisti. La sua tecnica mista su carta “Sguardo” ci mostra il viso di una giovane donna, arricchito da un’acconciatura nera, spiccano gli occhi neri che riflettono l’anima, che ci guardano, ci chiamano e ci coinvolgono in un intimo dialogo.

Marina Falco, milanese, titolare dal 1999 di una delle cattedre di Anatomia Artistica all’Accademia di Brera, dipinge “Lo sguardo”, un olio su tela quasi monocromo, la pittura resa trasparente, dilavata, quasi fosse acquarello, con larghe pennellate liquide, grazie anche a sapienti effetti di dripping, rende l’opera diafana ma fortemente emotiva.

Denis Guerrato ha scelto di dipingere “I volti delle donne”, colti nelle diverse espressioni, nei diversi momenti della vita. Il dipinto suddiviso in nove riquadri, ci propone nove ritratti, eseguiti ciascuno in monocromi colori primari.

Paolo Soragna, opera nel mondo dell’arte come una disciplina personale che gli permette di esprimere l’esperienza vissuta in rapporto con la propria libera interiorità. Nei ritratti più che l’anatomia dipinge la personalità interiore del personaggio con una intensità da grande artista; così nel quadro “Figura incontrata”.

Luigi Timoncini partecipa alla rassegna con l’opera “La donna della collana”. Lei dipinta in primo piano, è come se uscisse dal quadro, bella, decisa sicura di sé e realizzata, certo una donna matura, il suo sguardo volitivo con la bocca socchiusa e l’acconciatura che raccoglie i capelli neri, non ha bisogno di avere orpelli, è già splendente di suo. E la collana di perle, non è necessariamente un arricchimento, piuttosto una scusa, chi brilla di più?

Molte sono le opere dedicate alla bellezza della donna, così:

Franco Bellardi, emiliano, raffigura una “Donna che si spoglia”; un grande disegno policromo, nel quale una ragazza sta togliendo, (ormai o finalmente) l’ultimo velo. Il suo corpo appare, così, nella freschezza della gioventù, caratterizzato da movenze gentili e trasognate. Spostata a destra, la figura si equilibria con in basso a sinistra un vasetto di ceramica bianco che contiene pochi rametti, senza fiori.

Edi Brancolini dipinge “La sorgente”: una donna avvolta in una veste rossa, prona, accasciata su una roccia, in atteggiamento di riposo, tiene in mano una ciotola dalla quale scorre acqua, simbolo di linfa vitale e continuità di vita. Sullo sfondo, tipico della pittura dell’artista modenese, il paesaggio dipinto, con la consueta abilità, a quinte.

Gioxe De Micheli interpreta ironicamente “La donna pesce”, il quadro presenta in una scatola-vasca piena d’acqua, due realtà bel distinte, la prima, a livello dell’acqua esce la testa di una graziosa fanciulla con un nastro rosso tra i capelli; sott’acqua, invece, l’anatomia matura del corpo, nonostante la visione surreale della situazione, riesce a sorprendere per la sua bellezza.

L’artista trevigiano Walter Davanzo che da sempre trova nell’espressionismo tedesco una corrente a lui vicina, dipinge “Nudo”, un essenziale busto di donna, privo di testa; l’opera monocroma è definita da un unico segno, potente e nero, dipinta a punta di pennello su un vecchio spartito musicale del nonno, già direttore d’orchestra a Berlino.

Franco Dugo, per questa occasione torna all’amata tecnica del pastello su carta; “La modella” è presa di spalle, seduta con solo ai fianchi un lenzuolo che ci mostra il suo corpo giovane e fresco, con un’acconciatura semplice, due piccole perle come orecchini, una ragazza qualunque. La sua figura è definita da un forte segno nero, sicuro, senza alcun ripensamento, Dugo, padrone della forma!

Il dipinto di Giuseppe Facciotto dal titolo “Nudo disteso col gatto” del 1935 ca., una delle opere più rappresentate e più rappresentative di questo maestro del Chiarismo Mantovano, raffigura con grande sensualità, il corpo di una giovane donna distesa, in abbandono, provocante, nuda, con le sole lunghe calze trasparenti, il suo gatto nero, dorme, accovacciato sullo stesso divano; lei guarda altrove, i pensieri non si leggono, il suo sguardo è perso nel nulla.

“Alla finestra” è il titolo dell’opera dell’artista veronese Giovanni Faccioli; la sua donna avvicinandosi alla finestra, guarda all’esterno le nuvole che sovrastano un paesaggio grigio e, con un gesto rilassato si acconcia i capelli. La tavolozza è assolutamente armoniosa e caratterizzata da bassi toni di colore.

Aurelio Gravina in “Così è lo sguardo della nostra inclinazione (meta)”, dipinge un busto di donna, molto stilizzato, ermetico, le forme appena accennate ipotizzano eventuali cambiamenti così palesemente prevedibili da diventare inquietanti.

“Donna sogno” è una porcellana bisquit, del 2000, opera dello scultore trentino Bruno Lucchi. La sua figura femminile è seduta a terra; la testa mollemente appoggiata sulle ginocchia allungate. La postura è rilassata, lei si sta coccolando con fare sognante, in un momento di tranquillo e solitario riposo. La scultura, realizzata con una personalissima ed inconfondibile tecnica, vede Lucchi accarezzare con segni sottili, i lievi panneggi degli abiti che accompagnano le forme del corpo, molto castigato, unica frivolezza una lunga treccia scende lungo la schiena.

“Nudo sulla poltrona rossa” è il quadro che Massimo Marchesotti presenta per l’occasione; l’artista dipinge da sempre nudi femminili che esegue con maestria e grande sensibilità, l’anatomia della figura umana non ha per lui segreti, sempre perfetta. Il disegno fatto a matita non rileva alcuna incertezza, anzi, la perfezione del piede, la postura della mano, i lineamenti del viso, sono elementi di eccellenza.

La scultura in bronzo “Torso” del 1974, di Ezio Mutti già illustre esponente del Chiarismo Mantovano, è il frutto della grande ricerca stilistica e di sintesi dell’artista. È doveroso che le sue sculture siano ricordate e apprezzate, per mantenere viva la memoria storica di un talento del nostro territorio; nel caso specifico l’opera, è già stata esposta al Salon de Mai a Parigi nel 1976.

ll valore della quotidianità, degli affetti, della famiglia:

Licia Mantovani trova nell’ambito della famiglia il soggetto della sua opera “Tenerezze in famiglia”, una maternità dolce che vede la madre circondata dalle figure dei suoi cari, fuori dalla finestra si intravvede una natura che si sta risvegliando dai rigori dell’inverno.

Il quadro dipinto da Marco Manzella è dedicato alla “Grande Madre”, una tempera su tavola, dai caldi colori della natura, verdi il prato e le montagne lontane, azzurro il cielo, bianche le piccole nuvole, e poi lei, in primo piano, una dolce figura femminile, piegata ad aggiustarsi una scarpa che scappa, nel suo abito lungo che le copre il corpo, dipinta con le varie tonalità delle terre. Ma chi è la Grande Madre a cui si riferisce l’artista?

Piero Paoli omaggia alla donna il quadro “Dopo la pesca” e da artista raffinato quale è, riesce ancora a colpire l’immaginazione dell’osservatore per quell’uso di infinite e decise sfumature di colori con i quali scolpisce le sue figure. Il suo personale linguaggio artistico lo porta a raccogliere ovunque consensi e successi.

Giorgio Rossi, artista milanese, con la grande tela “Madre” del 1985, dipinge con amore figliale la madre che, seduta con una coperta a vivaci quadrettini stesa sulle gambe, appare ormai anziana e malferma, ma non priva di uno sguardo vivace e vitale.

Saverio Terruso viene ricordato con il dipinto “Processione”. Il maestro scomparso ormai da alcuni anni, dipingeva in processioni le sue donne siciliane avvolte da grandi scialli. Le figure che portano in mano ceri votivi, sono così ricche di colore, che riescono a coinvolgere l’osservatore per quello spirito popolare che le caratterizzano.

Antonio Tonelli che presenta l’opera “La Carezza”, è stato interprete del realismo critico-oggettivo degli anni sessanta; da allora dipinge preferibilmente per cicli tematici. È andato via via affinando tale tecnica che rimane ancora oggi invariata: uno stile personale, ormai, che fa riconoscere un suo quadro di primo acchito, proprio per l’immagine limpida, curata in modi diversi, ma efficacemente unitaria nel risultato finale.

L’artista nato a Palermo Vito Vaccaro, presente alla rassegna con il quadro “Nonna e nipote” (1945), ha sempre dipinto con lo scopo di arrivare a descrivere le cose che lo circondavano e che costituivano il suo orizzonte privato: essenzialmente figure, paesaggi, nature morte. Nel quadro esposto, viene raffigurato un piacevole momento di vita famigliare.

Donne vere, capaci di vivere la propria quotidianità:

Federico Bellomi, artista veronese, scomparso nel 2010, in occasione di una esposizione tenuta alla Istituto Cultural Español de Santiago in Spagna, nel 1979, eseguiva la bella opera “Elisa”, una ragazza che con sapienza viene acconciata con mantiglia, il tipico scialle in merletto nero, tradizionalmente portato sul capo dalle donne spagnole, sostenuto da un alto pettine infilato nei capelli, che scende a coprire le spalle e il petto, e ventaglio, i tipici accessori dell’abbigliamento femminile nella tradizione spagnola.

Rossano Cortellazzi in “Il sogno di Elena” sceglie di raffigurare la moglie colta in un raro momento di riposo con gli occhi chiusi, i lineamenti distesi. Dietro di lei lo sfondo è a collage, l’artista usa carte da parati che ulteriormente dipinge. Intrigante opera che incuriosisce per questo incarnato fortemente cromatico.

“Barbara”, è il quadro che Giovanni Lo Presti ha dipinto per l’esposizione. Un forte ritratto, riprende la donna dall’alto, la posizione non la trova intimorita, anzi, il suo sguardo è forte, coraggioso, ricco di aggressività, ed anche i capelli, fulvi, la definiscono indomita. La bravura di Lo Presti è un dato assolutamente certo.

Luca Vernizzi, in arte Luca, presenta “Anna a Quarto Oggiaro”, il quadro di tipo espressionista figurativo lo vede liberare il soggetto di tutti gli orpelli inutili per definire la figura di questa giovane ragazza che, vestita in modo casual, si trova così per caso, al centro della scena, anonima ma già così ricca di personalità.

Anna Moccia scomparsa già alcuni anni fa, viene rappresentata dal suo giovanile “Autoritratto”, un’opera degli anni cinquanta, assolutamente moderna, una bella tempera eseguita come fosse un olio, pennellate veloci, materiche, precise per definire il suo bellissimo volto.

Lo scultore Carlo Previtali attraverso una rilettura del mondo figurativo, riesce a dare con la sua ricerca, le suggestioni adeguate per affrontare il mondo del fantastico. La conoscenza del mondo classico greco e romano conferisce alle sue opere uno specifico linguaggio plastico di sicuro valore. Per la mostra dedicata alla donna, propone il volto di “Roberta”, una ceramica monocroma bianca.

Per questa esposizione Giuseppe Tecco presenta il quadro “Nora”. La figura femminile è dipinta in un ambiente della casa dove le bianche cromie della coperta del letto si contrappongono al nero assoluto dei suoi capelli e dell’abito tradizionale valdostano che indossa. Il quadro realizzato a tecnica mista è completato da preziosismi a collage.

La pittura di Giuliano Trombini è spontanea, immediata, singolare per i temi costantemente trattati e capace di destare un generale interesse; per questa mostra, presenta “Irene”
una giovane ragazza ripresa di profilo, con il viso piegato in avanti, la luce le attraversa i capelli che scendono sulle spalle, ma il senso dell’isolamento e della solitudine è sempre incombente.

Di Domenico Zangrandi, artista veronese ormai scomparso da alcuni anni, ma mai dimenticato; viene esposta l’opera “Mia moglie, tra una recita e l’altra, attende pensosa la parte seguente…”, il quadro dipinto con grande somiglianza, rende merito all’artista per saper esplicitare con grande capacità la poliedrica personalità della moglie.

Oppure donne che vivono le diverse problematiche sociali:

Celso Maggio Andreani, artista mantovano scomparso nel 1994, pur prediligendo le case ed il paesaggio, durante la sua carriera artistica, aveva dipinto anche figure femminili; nella mostra attuale viene esposto “Operaia”, il quadro di forte contenuto sociale, riesce ad essere ugualmente dolce, perché pur se lo sfondo è anonimo e privo di connotazioni paesaggistiche, rappresenta la figura intera e di profilo, di una giovane operaia della quale evidenzia lo stato di gravidanza avanzata.

La violenza sulla donne è un problema di grande attualità, ma è stato problema grave anche negli anni scorsi, lo dimostra l’opera “Violenza” di Luciano Cottini del 1971. È un potente disegno, costruito con la grammatica forte dell’artista bresciano, che raffigura una donna nuda, distesa, col volto terrorizzato, mentre una belva non identificata si sta avventando su di lei; la violenza lascia sempre un segno profondo, nella vita di chi la subisce.

“Amazzoni” è l’opera di Isabella Clara Dovera, la sua grande tela è un dipinto monocromo quasi nero; si intravedono alcune dettagli di un nudo femminile che ha subito una terribile amputazione; l’artista, ci parla di quella menomazione fisica che molte donne purtroppo subiscono a seguito di gravi malattie, che le portano alla sofferenza fisica ed anche psicologica. “Amazzoni” è anche il nome della Associazione che si interessa delle donne che sono colpite di queste malattie.

La donna, il lavoro, la casa e il paesaggio sono i temi di Sandro Negri, artista mantovano recentemente scomparso. E proprio le mondine sono state le figure femminili che tanta fortuna hanno portato all’artista. Nell’opera “Mani di mondina”, di robusta costruzione, si evince quale sia la fatica del lavoro agricolo: la figura femminile è solida, il suo gesto sicuro, non c’è ritratto, piuttosto un corpo potente, provato dal faticoso lavoro diventa icona di sicurezza e certezza del futuro.

Liberio Reggiani è sempre stato, per antonomasia, il pittore della denuncia sociale, del Realismo Esistenziale, così, nel dipinto del 1977, “Maternità”, prevale il sentimento della denuncia di una madre con un figlio ‘diverso’, raffigurati con volti emaciati ed espressioni fortemente drammatiche che esprimono nel bimbo ignavia e idiozia, mentre nella madre dolore, miseria e forte sofferenza, con l’unica possibilità loro rimasta di mettersi in comunicazione attraverso lo stringersi le mani. Insieme, vivono in una città incombente, senza più anima, dietro di loro, gli imponenti grattacieli sono il simbolo dell’incomunicabilità.

Alcuni altri si sono ispirati alle donne della cultura classica, mitologica e religiosa:

Giordano Garuti presenta la sua “Dafne”, nel momento in cui si trasforma in albero di alloro. La rigidità del gesto e della movenza sorprende per quelli che conoscono l’arte di Garuti che per altro dipinge un surreale e bellissimo mantello/tronco.

“Una delle Caricli?”, è il dipinto ad opera di Alessandro Nastasio, pittore e scultore milanese di chiara fama, si è caratterizzato da subito per quel suo modo di lavorare in bidimensionale e di operare straordinarie sintesi di segni e soprattutto di significati. Nella mitologia, Cariclo (una ninfa nelle grazie di Atena), si bagnava spesso con la dea Atena in una sorgente. Un giorno il giovane Tiresia che cacciava nei pressi della sorgente vide Atena nuda. La dea immediatamente gli coprì con le mani gli occhi accecandolo. Per consolare Cariclo, disperata per il castigo inflitto al figlio, Atena gli fece dono della profezia e gli donò anche un bastone di corniolo, che lo guidasse al posto degli occhi.

Di Elettra Metallinò presentiamo il dipinto “Eva”, in un improbabile paradiso terrestre, la prima donna in assoluto, riceve la fatidica mela da Adamo, di cui si vede solo la mano, ma il suo sguardo smarrito, la rende certamente consapevole che dal suo gesto partiranno tristezze e nuove disgrazie.

Giorgio Mori per la mostra dedicata alla donna presenta “Maddalena penitente n. due”; la sua storia è nota, ma osservare questo nudo piegato a terra, che cerca di coprirsi con un telo rosato ci porta a riflessioni nuove. Dipinto a campiture fortemente chiaroscurali, non evidenzia una ricerca raffigurativa, quanto piuttosto un risultato, per altro raggiunto, di tipo emozionale. Lo sfondo non è definito, lei è lì sola, abbandonata.

Il maestro Tono Zancanaro, famoso anche per le sue figure femminili, donne provocanti, sempre nude e bellissime, determinate da un segno deciso, fluente, che si muove sul foglio senza pentimenti, fortemente personalizzato, presenta la china al tratto “Selinuntea”… le donne della famosa cittò greca distrutta da Annibale.

Carlo Zoli scultore e ceramista, per l’esposizione ha pensato di esporre una delle ultime opere “Vedo e Stravedo”. La straordinaria manualità dell’artista gli consente di dare spazio all’invenzione di nuovi personaggi come questa bellissima veggente che nella roccia d’argento cattura l’alchimia, e nella sfera dorata legge il futuro.

Per ultimi parliamo dei ritratti, cioè quelle opere che gli artisti hanno eseguito, decidendo di rappresentare personaggi entrati nella storia per diversi motivi culturali, scientifici, politici, artistici.

“Simone Weil”, dipinta da Paolo Baratella già insegnante a Brera, è un ritratto profondo, giocato su forti contrasti dei pochi colori usati, magri; di grande impatto emotivo è il ritratto della filosofa, mistica e scrittrice francese. La sua fama è legata, oltre che alla vasta produzione saggistico-letteraria, alle drammatiche vicende esistenziali, insegnante di filosofia, esponente rivoluzionario, muore a soli 34 anni in un sanatorio di Harlem, nel 1943.

Sabina Capraro artista milanese, già docente di Disegno alla Scuola Superiore degli Artefici all’Accademia di Brera, presenta il superbo ritratto “Una donna per dirimere, decidere, delegare (ritratto Ministro Annamaria Cancellieri)”, donna legata ai più alti livelli della politica italiana. L’opera, dipinta con grande rassomiglianza e qualità, ci evidenzia il personaggio nella sua autorevolezza.

Impero Nigiani ci presenta la sua nostalgica “Lili Marlen”, personaggio di una famosissima canzone tedesca, tradotta in innumerevoli lingue e divenuta famosa in tutto il mondo, durante la seconda guerra mondiale. Questo di Nigiani è un dipinto caratterizzato da un’atmosfera retrò e sognante, tipica del pittore toscano.

Renato Galbusera presenta “Valentina T”, il suo dipinto, rende omaggio all’astronauta sovietica Valentina Vladimirovna (Jaroslavl 1937), la prima donna a partecipare ad una missione spaziale, con l’astronave Vostok VI, tra il 16 e il 19 giugno 1963; compì 49 orbite intorno alla terra in 71 ore.

Maria Jannelli dedica il suo dipinto “Frida” alla pittrice Magdalena Carmen Frieda Kahlo y Calderón (1907 – 1954), una pittrice messicana dalla vita travagliata, attivista del Partito Comunista Messicano. Morta per una polmonite bronchiale, le ultime parole che scrive nel diario sono state: “Spero che l’uscita sia gioiosa e spero di non tornare mai più.”

Antonio Miano dipinge un intenso ritratto di “Simone Weil”. L’opera trova una forte espressività nell’uso di colori altamente contrastanti fra loro ma di basso valore cromatico.

Alberto Venditti sceglie di rendere “Omaggio ad Alda Merini”, un personaggio con un forte significato per il tema della mostra dedicata alla donna. La poetessa, in vita ha sofferto molto per le sue ingiuste vicissitudini umane, ma alla fine ha vinto il suo coraggio e la forza della sua poesia. Venditti si è incontrato più volte con lei che, in una occasione, gli chiese uno schizzo del suo volto diventato, in seguito, la copertina dell’opuscolo “Sogno e poesia”, con riprodotto un breve epigramma per una sua incisione utilizzata.

Una mostra estremamente poliedrica che speriamo possa riscuotere il successo che merita.

Viva le donne.

Maria Gabriella Savoia, Mantova, 14 febbraio 2014

PROGETTO SCIENTIFICO:

 Titolo mostra: DONNA fonte ispiratrice d’arte

Sede: Casa Museo Sartori

Luogo: Castel d’Ario (Mn), via XX Settembre, 11/13/15

Inaugurazione: Domenica 9 marzo 2014, ore 11.00

Interventi all’inaugurazione:

Arianna Sartori

Alessandro Pastacci Presidente Provincia di Mantova

Sandro Correzzola Sindaco di Castel d’Ario

Nicola Sodano Sindaco di Mantova

Maria Gabriella Savoia Casa Museo Sartori

Durata: dal 9 marzo al 13 aprile 2013

Idea e progetto: Adalberto Sartori

Mostra e catalogo a cura di: Arianna Sartori

Testo critico in catalogo: Maria Gabriella Savoia

Catalogo: Archivio Sartori Editore, Mantova

Stampa: Monotipia Cremonese, Cremona

Progetto espositivo e allestimento: Stefano Bosi

Organizzazione: Casa Museo Sartori Associazione Culturale, Castel d’Ario

In mostra sono esposti 60 opere (dipinti e sculture)

Con il patrocinio di:

Regione Lombardia nella persona dell’Assessore alle Culture, Identità e Autonomie Cristina Cappellini

Provincia di Mantova nella figura del Presidente Alessandro Pastacci

Comune di Castel d’Ario nella figura del Sindaco Sandro Correzzola

Comune di Mantova nella figura del Sindaco Nicola Sodano

Associazione Pro Loco Castel d’Ario

Partner Sponsor:

ALL FIN Agenzia Leasing – Porto Mantovano (Mn)

Ponti Arredamenti – San Biagio (Mn)

Sponsor tecnici:

Mail Boxes etc – Mantova

Cantine Virgili – Mantova

Parmigiano Reggiano – Mantova

Salumificio Merlotti – Marmirolo (Mn)

Trattoria Al Macello – Castel d’Ario (Mn)

CASA MUSEO SARTORI – CASTEL D’ARIO (Mantova)

Via XX Settembre, 11/13/15

DONNA fonte ispiratrice d’arte

Celso Maggio Andreani • Paolo Baratella • Nevio Bedeschi • Franco Bellardi • Federico Bellomi • Antonio Bobò • Edi Brancolini • Sabina Capraro • Giovanni Cerri • Stefano Ciaponi • Rossano Cortellazzi • Luciano Cottini • Walter Davanzo • Giuseppe De Luigi • Gioxe De Micheli • Isabella Dovera • Franco Dugo • Giovanni Faccioli • Giuseppe Facciotto • Marina Falco • Renato Galbusera • Giordano Garuti • Aurelio Gravina • Denis Guerrato • Maria Jannelli • Veronica Longo • Giovanni Lo Presti • Luca Vernizzi • Bruno Lucchi • Licia Mantovani • Marco Manzella • Massimo Marchesotti • Patrizia Masserini • Vito Melotto • Elettra Metallinò • Antonio Miano • Maria Micozzi • Anna Moccia • Giorgio Mori • Ezio Mutti • Alessandro Nastasio • Sandro Negri • Impero Nigiani • Piero Paoli • Adriano Pavan • Carlo Previtali • Liberio Reggiani • Giorgio Rossi • Giordano Scaravelli • Paolo Soragna • Giuseppe Tecco • Saverio Terruso • Luigi Timoncini • Antonio Tonelli • Giuliano Trombini • Vito Vaccaro • Alberto Venditti • Tono Zancanaro • Domenico Zangrandi • Carlo Zoli

 9 Marzo / 13 Aprile 2014

Inaugurazione: Domenica 9 Marzo ore 11.00

Mostra e catalogo a cura di Arianna Sartori

 

CHIARA ROSSATO, SEVERINO SPAZZINI, CLAUDIA VIVIAN

Sabato 1 marzo alle ore 17.00, la Galleria Arianna Sartori, inaugura la mostra collettiva “Chiara Rossato – Severino Spazzini – Claudia Vivian”, tre artisti mantovani, nella sala di Via Cappello 17 a Mantova.

Chiara Rossato esporrà sculture in terracotta, Severino Spazzini presenterà dipinti e incisioni e Claudio Vivian una serie di dipinti. La mostra resterà aperta al pubblico fino al 13 marzo 2014.

CHIARA ROSSATO

È nata a Mantova, dove vive e lavora. Nel 1992 inizia un corso di terracotta per dilettanti con il maestro Andrea Jori, spinta dalla curiosità e per sperimentare cose diverse; ha seguito corsi avanzati nel ‘93 e ‘94 poi per 10 anni non ha più toccato l’argilla. Ha ripreso alla fine del 2004 con grande entusiasmo. Con la terra si sente a suo agio e sempre di più lascia che siano le mani ed il cuore a far uscire l’opera. L’opera è finita quando l’artista si sente soddisfatta. Ha iniziato ad esporre le proprie opere nel 2006 a Mantova. Da allora ha realizzato Mostre in Italia e all’Estero.

Principali mostre personali e collettive: Roma – Galleria Studio Arte 4; Galleria Vista. Torino – Galleria La Telaccia; Arte Città Amica. Piacenza – Galleria La Spadarina. Ferrara – Galleria Il Rivellino – 5° Biennale d’Arte. Cremona – Artisti Europei a Cremona. Albarella – Cà Tiepolo. Porto S. Elpidio – Villa Baruchello. Spoleto – Palazzo Leti Sansi. Mantova – Galleria Arianna Sartori; Galleria Il Saggio. Bruxelles – Galleria Amart Louise. Berlino – Reus Galerie.

Ha inoltre partecipato alle Fiere d’Arte: Arte Fiera, Padova (2 volte). 55° Salone d’Arte contemporanea, Beziers (F). Carrousel du Louvre, Parigi. Arte Fiera, Innsbruck (A). “Vernice” Arte Fiera, Forlì. Arte Fiera, Marina di Carrara.

Di lei hanno scritto: Mariarosaria Belgiovine, Ottavio Borghi, Elena Cicchetti, Paola Cortese, Sabrina Falzone, Teodosio Martucci, Salvatore Russo, Giorgio Saggiani.

 SEVERINO SPAZZINI

Pittore e incisore, nasce a Guidizzolo (Mn), dove risiede e lavora. Si diploma all’Istituto di Belle Arti “Adolfo Venturi di Modena. Dalla metà degli anni ‘60 intraprende l’attività artistica pittorica. Egli si muove nell’ambito della corrente di ricerca che continua ad avvalersi della “figura”. Nelle opere dal 1968 al 1970 è meno evidente la resa della figura, emergono sempre più forti richiami espressionistici e fauvistici; l’impianto costruttivo del soggetto diviene più immaginario ed è risolto con accentuazioni formali di largo respiro. Nei primi anni ‘70 Spazzini rivolge la sua ricerca pittorica sulla luce: in particolare la luce della sua Padania; il cromatismo è meno forte, l’insieme pittorico più poetico e luminoso. Dal 1978 affianca alla pittura una cospicua e raffinata produzione incisoria calcografica. Fine anni ‘90 intensifica l’attività disegnativa e pittorica. Da inizio ad un nuovo ciclo artistico con opere che culturalmente guardano alla neofigurazione europea, dove il ritorno del paesaggio ne è una delle caratteristiche portanti. L’artista nei suoi lavori grafico/pittorici opera, con una nuova gestualità, una sorta di ri-creazione mentale della realtà: forme fantasiose – destrutturate, pulsioni dinamiche, trasfigurazioni -talvolta- in chiave astratto-informale, “non cose” ma idee, emozioni; per esprimere un sogno ispirato dalla realtà; la tecnica usata il mezzo della metamorfosi.

Bibliografia essenziale:

2004 – Adalberto Sartori, Arianna Sartori, “Artisti a Mantova nei sec. XIX e XX”, Dizionario biografico, volume VI, Archivio Sartori Editore, Mantova.

2004 – Mauro Corradini, “I paesaggi in chiaroscuro di Severino Spazzini”.

2007 – Alessandro Righetti, “Un segno di luce tra natura, uomini e cose. Opere incise 1978 – 2007”, catalogo mostra, Torre Civica, Medole (Mn).

2010 – Arianna Sartori, “Incisori moderni e contemporanei. Raccolta di monografie illustrate”, Libro Secondo, Centro Studi Sartori per la Grafica, Mantova.

2012 – Arianna Sartori, “Catalogo Sartori d’arte moderna e contemporanea”, Archivio Sartori Editore, Mantova.

2013 – Arianna Sartori, “Catalogo Sartori d’arte moderna e contemporanea 2014”, Archivio Sartori Editore, Mantova.

CLAUDIA VIVIAN

Nasce a Mantova il 25 giugno 1941, dove vive e lavora. Si diploma a Mantova nel 1959 presso l’Istituto Magistrale Statale “Isabella D’Este”. È socia fondatrice dell’ADAF (Associazione Arti Figurative) fondata nel 1979 e vi rimarrà fino al 1995. È socia fondatrice dell’Associazione Artisti Virgiliani (1991 – 1998). Partecipa a tutte le esposizioni artistiche e pubblicazioni promosse dalle associazioni stesse. È presente in tutte le manifestazioni artistiche e pubblicazioni promosse dal Comune di Porto Mantovano (1990-2000). Partecipa a molte manifestazioni espositive nell’ambito nazionale con segnalazioni e premi. Tra i vari riconoscimenti ricordiamo il 1° premio, sezione pittura, vinto al Concorso Nazionale, organizzato in occasione del Meeting dell’“Amicizia tra i popoli” (Rimini 1995). Significativa è stata la mostra presso la Galleria d’Arte Principe Amedeo di Mantova (2003) con il poeta Marco Dal Molin (Cerese di Virgilio).

Non avendo seguito regolari studi accademici appropriati, sente la necessità di frequentare corsi specifici con i relativi insegnanti altamente qualificati quali: dal 1979 al 1984, prof. Dante Spelta (disegno a matita, pastelli, sanguigne, olio, ecc. ecc.); dal 1985 al 1987, prof.ssa Anna Moccia (storia dell’arte; ma anche disegno, acquerello, olio, ecc.); dal 1987 al 1988, prof. Romano Marradi (acquerello); dal 1988 al 1989 prof. Franco Bassignani (tecniche dell’incisione); dal 1989 al 1990, prof. Aldo Falchi (disegno della figura umana); dal 1990 al 1992, prof. Demetrio Casile (tecniche grafiche); nel 1991, prof.ssa Daniela Vallini (ceramica artistica a Mantova); proff. Jean Santilli e Livia Gallea (ceramica artistica a Urbino); nel 1992, prof.ssa Chiara Fusi (tecnica ceramica artistica scandinava, Milano); dal 1993 al 1994, prof. Franco Bassignani (tecnica dell’incisione – perfezionamento); nel 1994, Studio G. Tirabassi, Bologna (costruzione bambole porcellana: colatura in stampi, cottura porcellana, decorazione, pittura su porcellana, confezione corpi e vestiti bambole “antiche”); nel 1996, prof.ssa Chiara Fusi (tecnica di fusione del vetro a Milano); nel 2003, Claudio Bellini (lavorazione legno, Mantova).

Di lei hanno scritto: Elena Alfonsi, Paola Artoni, Rosa Bottura, Marco Dal Molin, Rosaria Guadagno, Olga Michielin, Giovanni Pasetti.

È inserita nel catalogo “3a Biennale Internazionale dell’incisione – Rende” (Catanzaro 1997).

Figura sulla rivista “Il Quadrato” con l’opera “Un nudo per l’estate”, 1998.

È inclusa nelle pubblicazioni “Un messaggio per la vita” (1998 – Manifesto oncologico) e in “Arte italiana 1998” (L’Elite – Varese).

Bibliografia essenziale:

2004 – Adalberto Sartori – Arianna Sartori, “Artisti a Mantova nei secoli XIX e XX. Dizionario biografico”, Mantova, Archivio Sartori Editore.

2012 – Arianna Sartori, “Catalogo Sartori d’arte moderna e contemporanea”, Mantova, Archivio Sartori Editore.

2013 – Arianna Sartori, “Catalogo Sartori d’arte moderna e contemporanea 2014”, Mantova, Archivio Sartori Editore.

ARIANNA SARTORI

ARTE & OBJECT DESIGN

Via Cappello, 17 – 46100 MANTOVA – Tel. 0376.324260 - info@sartoriarianna.191.it

 CHIARA ROSSATO, SEVERINO SPAZZINI, CLAUDIA VIVIAN

1 – 13 Marzo 2014

 Nome della Galleria: Galleria “Arianna Sartori”

Indirizzo: Mantova – via Cappello, 17 – tel. 0376.324260

Titolo della mostra: Chiara Rossato – Severino Spazzini – Claudia Vivian

Date: dal 1al 13 marzo 2014

Inaugurazione: Sabato 1 marzo, ore 17.00, saranno presenti gli artisti

Orario di apertura: dal lunedì al sabato 10.00-12.30 / 16.00-19.30. Chiuso festivi.