PAOLO ANSELMO Mediterraneo Pottery Music Live Tour 2014

La Galleria Arianna Sartori di Mantova presenta nuovamente l’artista Paolo Anselmo con l’inaugurazione della inedita mostra personale “Mediterraneo Pottery Music Live Tour 2014”, Sabato 3 maggio alle ore 17.30.

L’esposizione, a cura di Arianna Sartori, resterà aperta al pubblico fino al 15 maggio 2014.

“L’inizio del XXI secolo verrà un giorno ricordato come “Gli anni della miseria” a conclusione del trentennio inventato da un attore americano diventato presidente, il quale trentennio passerà probabilmente alla storia come “ciclo del trash”.

11.09.2001 si celebra la miseria del gesto umano con il crimine delle Torri Gemelle a New York. La Biennale veneziana allora curata da Harald Zseemann è eccellente perché riesce già nel mese di giugno a prevedere il disastro di settembre. Poi la Biennale si adatta e le edizioni 2003/5/7 celebrano la miseria del gesto intellettuale, che sarebbe poi il pensiero vuoto quando viene tradotto in azione inutile. In fine Wall Street nel 2008 celebra la miseria della finanza e la distribuisce su tutto il globo terrestre.

Sicché la Biennale di Venezia edizione 2009 celebra, nel vuoto di pensiero totale, con l’automatismo geniale tipico degli imbecilli etimologici, il vuoto definitivo d’un mondo chic che non sa più che cosa dire al mondo check.

E il mondo choc? Il mondo choc, che sarebbe quello dell’arte che continua imperterrita ad affermare la propria vitalità, sta scoprendo una sua strada nuova.

Dalla miseria politica come da quella finanziaria si esce dando potere all’immaginazione, da quella intellettuale dando potere all’intelligenza.

Dalla miseria artistica si esce dando tutto il potere alla fantasia. Un esperimento degno d’attenzione è in corso qui, a Savona, dove la fantasia artistica prende oggi due strade altrettanto radicali.

La prima consiste in una rifondazione dei termini utilizzati: se a Venezia la mostra curata dallo svedese di Francoforte si trova a premiare come migliore artista il tedesco che ha progettato il bar, lo si capisce in quanto per i popoli germanici e scandinavi il vero luogo della creatività è sempre stata la birreria. In Italia la questione è diversa: qui sul mediterraneo le arti plastiche si sono da sempre articolate in architettura, scultura e pittura, dai dibattiti socratici fino alle diatribe rinascimentali. Rifondare il linguaggio vuol dire oggi ridare senso semantico a questi termini. Ovviamente provando strade diverse dal marmo, dal bronzo o dalle pareti affrescate. Questa rifondazione passa quindi attraverso l’indagine su materiali differenti capaci di portare nell’attualità i generi di sempre. Il che consente di intuire l’altra strada che prende l’arte nel suo risorgere…

L’arte d’oggi esalta la miseria economica del fare per uscire dalla miseria cerebrale del sentire.

I creativi attuali della ricerca sono oggettivamente miserabili nel senso più autentico del termine: non hanno mezzi per grandi studi, per materiali costosi, per trasporti impegnativi, per allestimenti faraonici. Tutta roba quest’ultima dell’epoca appena conclusa nel vortice della catastrofe.

La scultura di Paolo Anselmo si sviluppa nel più arcaico dei materiali, la terracotta, quella che ha bisogno di poco per diventar eterna, fuoco e colore. Ma è pure questa terracotta un materiale che ha approfittato fino in fondo delle innovazioni tecnologiche d’un secolo appena concluso, generoso di scoperte al tal punto d’avere consentito la crescita fisica degli oggetti, la plasticità delle crete, la follia dei colori e delle invetriature.

E lui la follia la sposa senza esitazione, generando mostri e mostriciattoli, esseri marini esistenti solo in fondo alla coscienza ancora non indagata, piccole ipotesi diaboliche che si sprigionano per forza propria”.

Philippe Daverio

Paolo Anselmo e la felicità inquieta

“Siamo certi che non mancheranno in futuro occasioni per occuparci ancora e più ampiamente dell’opera di Paolo Anselmo, del suo (per ora) breve ma già straordinario percorso. Anche se in questa circostanza non possiamo dilungarci in un approccio analitico, sviluppando un’indagine minuziosa ed articolata in grado di scandagliare a fondo le molteplici stratificazioni semantiche del suo magico universo poetico, tenteremo tuttavia di evidenziare in breve quelle che a noi appaiono essere le coordinate dominanti del suo linguaggio. In un momento come l’attuale in cui da più parti giungono segnali confortanti sulla vivacità e sulle favorevoli prospettive della nostra ceramica artistica (grazie anche ad un tardivo ma provvidenziale risveglio di una certa critica militante), Paolo Anselmo si distingue e si impone con la sua singolare personalità. Egli si presenta anzi, si può dire, come il ceramista più moderno e al tempo stesso più classico del panorama contemporaneo italiano. Il più classico e il più rivoluzionario.

Al di là delle parole, ne fa fede l’originalità e la forza del suo nutrito campionario di modelli, approntato in poco più di un decennio di attività, da quando nel 1996 egli avviò la sua fornace ad Albisola. E si tratta – come ben documentano anche le opere selezionate in occasione di questa mostra – di un repertorio in continuo divenire, unico ed inconfondibile, costante solo nella sua stupefacente imprevedibilità. A nessuno sfuggirà, ne siamo più che convinti, che ci troviamo davanti ad un’arte inquieta: un’arte animata da una felicità raggiunta e subito perduta. Ma è proprio questa costante tensione, questo slancio proteso verso un irraggiungibile anelito, a conferire sostanza ed autenticità all’impegno dell’artista, a garantirne il valore. Se così non fosse, ci troveremmo ad ammirare un virtuosismo fine a se stesso, uno sterile, per quanto accattivante, esercizio della fantasia. E non si intende con ciò sminuire il ruolo della componente ludica, nelle sue creazioni, il fascino e l’importanza del gioco. Si vuole solo dire che si tratta di un gioco serio.

Appare altresì evidente come quella di Anselmo, oltre che inquieta, sia un’arte composita, strutturata.

C’è una spiccata componente narrativa, nelle sue opere, ma a ben vedere si tratta di racconti interrotti, flash, rapsodie, frammenti. È quasi sempre più un evocare che un raccontare. Per questo motivo la loro stesura non procede quasi mai per andamento lineare, ma si sviluppa di volta in volta per superfetazioni, cesure, asimmetrie, dissonanze. Una prassi, questa, che si avvale e si rafforza nell’uso del colore come mezzo espressivo, strumento necessario alla tenuta dell’insieme, parte integrante della forma. E lo stesso si può dire per le diverse procedure compositive, attuate tramite il tornio, la lastra, la trafila, la manipolazione, anch’esse, come il colore, elemento portante dell’ispirazione.

Ora, proprio entro i termini variabili di tali denominatori comuni del composito e dell’inquieto, si snoda e procede spedito il fantastico viaggio di Paolo Anselmo, il suo itinerario talora grottesco e provocatorio, allucinato e irriverente. Nessuna meraviglia se lungo il tragitto ci imbatteremo in un bestiario umano o in animali umanizzati, in oggetti o simboli del quotidiano, in simulacri del mondo visibile o di quello dell’inconscio.

Gufi e civette, granchi e polpi, rettili e piante, teste virili e busti muliebri, elmi e maschere, parti anatomiche, bombole del gas e vecchie stufe sono i singoli elementi di un medesimo panorama che ci accompagna lungo questo prodigioso percorso. Sono momenti di una medesima e sempre nuova emozione.

Si fa presto a capire che siamo in cammino verso qualche luogo meraviglioso, una di quelle località immaginarie che non si dimenticano, e dalle quali non si torna mai a mani vuote”.

Emanuele Gaudenzi, Esperto d’arte e d’antiquariato

Paolo Anselmo truccatore globetrotter

“Ci sono due tipi di matti, quelli pericolosi e quelli benefici. Paolo Anselmo appartiene a questa seconda categoria. Avvicinatosi alla ceramica soltanto all’età di 37 anni, con un passato di truccatore, Anselmo assunse immediatamente uno stile inconfondibile: quello di Paolo Anselmo. Diplomato a fatica al Liceo Artistico Arturo Martini di Savona, si ritrovò, ventenne, a Milano, chiamato dall’amico fotografo Roberto Carpi che aveva bisogno di un collaboratore per il maquillage. Come spesso accade nella sua vita, Anselmo le cose se le inventa e se le inventa bene. Ebbe fiducia in lui anche il grande fotografo Gianpaolo Barbieri che lo presentò a Nando Chiesa, celeberrimo make-up artist. Milano, Parigi, Tokyo, New York, San Francisco, Los Angeles. Yul Anselmo – come veniva chiamato allora nell’ambiente della moda per la somiglianza col pelato più famoso della storia del cinema – imparò la professione viaggiando. Le sue tele sono state i volti delle modelle meno note e più note. Fra queste ultime, Marpessa, Linda Evangelista, Nadia Auermann, René Simonsen, solo per citarne alcune. Ogni stilista voleva partecipare al trucco dando consigli sul make-up. Romeo Gigli, che amava parlare della sua collezione di mappamondi, Enrico Coveri, che dopo le sfilate riuniva gli amici a casa, sul Lungarno, a Firenze, e Moschino che gli regalò dei capi della collezione Kaos 1993.

Paolo Anselmo stava acquisendo senza accorgersene un’esperienza che neppure quindici Accademie di Belle Arti riunite gli avrebbero potuto fornire. Fra i suoi consiglieri c’erano anche i titolari delle agenzie di modelle, Riccardo Gay, Paolo Tomei e Giorgio Piazzi, Beatrice di Beatrice Models e Marco Reati, direttore di Uomo Vogue.

Ad Elio Fiorucci piaceva che le sue modelle sfilassero con i colori Anselmo e Gianna Tanni, booker, caster di livello internazionale spesso trovava i volti adatti a queste cromie. Yul-Paolo ebbe modo di conoscere il mondo degli accessori di moda grazie a Dado Jemmi e quello affascinante dei bottoni con Civaschi. Luigi Settembrini lo sostenne a lungo avendo forse notato che questo make-up artist aveva le qualità di un artista anche senza make-up. Pochissimi del suo antico mondo sanno chi sia oggi Paolo Anselmo e si stupiranno negli anni a venire. Sarà una gara a “io l’ho conoscevo”.

Dopo sedici anni di questa vita, una fidanzata gelosa lo incatenò, obbligandolo a rinunciare alla professione di truccatore globetrotter. Paolo Anselmo non sapeva neanche di essere diventato un body artist.

Che paura possono fare una tela o della ceramica a qualcuno abituato a mettere le mani sul volto di Linda Evangelista? Una sera, dopo un anno di reclusione sentimentale, Anselmo camminava come un bufalo imprigionato, nell’esercizio della sua nuova professione di portiere di notte. Fu allora che si ricordò che l’amico artista albisolese Franco Bratta gli aveva regalato un pano di creta. Così, senza motivo. Anselmo lo prese e ci tirò fuori un pesce iniziando la sua nuova carriera. Dopo due anni trascorsi su e giù fra Albissola Monte e Albisola Mare, infarcito dei preziosi consigli di Bratta, Anselmo si trasferì a Vallauris. La Francia lo accolse come un capo di stato. Robert Bicault, che aveva la sua fabbrica maiolicara in Avenue Picasso, lo ospitò gratuitamente.

I coniugi Mimi e Dedé Brottier titolari della Galerie des Arcades, gli dettero la chiave della camera 105 dell’Hotel des Arcades. Alla Poterie Provençale, Reneé Augé Laribé, nipote del famoso Michel che all’Expo di Parigi del 1900 aveva brevettato e presentato la tecnica per realizzare anfore intrecciate con la corda alte anche cinque metri, lo accolse da allievo. Artisti come Jacky Coville, Vasarely Jr., Roger Capron, vecchio picassiano e Hans Berger, quello degli ortaggi monumentali, seppero coinvolgere il giovane artista ligure in un’atmosfera elettrizzante. Erano gli anni ’90. Nicola Schindler (ascensori) invitò Anselmo a Gstaade a Cap Ferrat facendogli realizzare pitture e sculture per le taverne delle sue case. Il Principe Alberto lo invitò a Monte Carlo al Ballo della Croce Rossa dove conobbe Roland de la Poype inventore della Meharie del museo privato di Marineland che dà la birra all’Oceanografico di Monaco e a quello di Genova. Questo museo fu ed è tuttora fonte di inesauribile ispirazione per Paolo Anselmo che ama ritrarre anche le creature che vivono a meno quattro mila metri sotto il livello del mare. Dopo tre anni di sogno francese, Anselmo tornò ad Albisola dove nacque la figlia Milla. Istituì il suo laboratorio in Via Isola 42.

Per fortuna è sempre rimasto un truccatore globetrotter. Gira il mondo truccando volti e situazioni. Una valanga autodidatta. I pesci da lui modellati hanno dei lunghissimi denti parlanti, umoristici come Fernandel e dei colori che ci riportano nelle barriere coralline o sulle spiagge. Anche questi pesci hanno subito la make-up art di Paolo, quasi dovessero sfilare. Polipi, stufe, volti umani, gufi, teste di drago, coccodrilli, vasi sarcastici e vasi allegri, urne cinerarie, elmi ed armature, piatti narrativi, scorpioni che lottano il sumo, maschere africane-giara, giraffe zebrate, adescatrici notturne non gratuite, camosci, visioni prae prae praehistoriche, buffosauri e anselmosauri, autoritratti ontaneschi. Anselmo si sposta, non si formalizza è di casa ovunque. A Faenza lavora col maestro Garavini. In grande armonia. Speriamo che la Polveriera del Priamar di Savona sappia sparare in cielo tutti questi fuochi d’artificio”.

Jean Blanchaert, Gallerista

Paolo Anselmo, autodidatta, inizia la sua avventura nel mondo della ceramica nel 1996 all’interno dell’albergo Villa Chiara di Albissola Marina esercitandosi nella sala riunioni trasformata in laboratorio. Nello stesso anno apre la sua prima galleria, sempre in Albissola, presentando anche opere permanenti per l’allestimento del nuovo Hotel Garden, oggi punto di incontro per numerosi artisti. Nel 1998 si trasferisce in Provenza a Biot dove espone le sue opere nell’Hotel Gallery des Arcades e sempre a Biot lavora a “La Poterie Provençale” di René Augé-Laribé. Rimane così in Francia fino al 2001; poi con la nascita della figlia ritorna ad Albissola dove apre il suo primo Atelier. Paolo Anselmo lavora in tutte le botteghe di Albissola per poter cuocere le sue opere fino a che nel 2007 finalmente compra un forno. Philippe Daverio scopre Paolo Anselmo a Milano nel 2003 ad una personale storica nella Galleria di Jean Blanchaert, che oggi è diventato il suo gallerista e il Prof. Daverio un amico critico del suo lavoro.

 Mostre e rassegne:

1996 – “I Cavalieri e il Mare”, personale, curata dal maestro Sergio Dangelo, Albissola Marina.

1998 – Festival de l’image sous marine, Antibes.

1998 – Fète des metiers d’art, Biot.

2003 – “Elmi di Paolo Anselmo”, Logo loco, curata da Luciano Caprile, Genova.

2004 – “Viaggio attraverso la ceramica grottesca”, collettiva curata da Enzo Biffi Gentili, Vietri sul Mare.

2005 – Show room Swarosky, galleria Vittorio Emanuele, Milano, personale curata da Jean Blanchaert.

2006 – “Il Tapiro Pigato”, Circolo degli Inquieti, consegna all’inquieto dell’anno Antonio Ricci, Savona.

2006 – Premio Fondazione Michetta, mostra curata dal prof. Philippe Daverio, Francavilla al Mare,

2007 – “13x17” Padiglione Italia in concomitanza della Biennale di Venezia, progetto curato dal prof. Philippe Daverio.

2009 – “Chi dorme non piglia pesci”, personale con il fotografo Gianpaolo Barbieri, curata dal prof. Philippe Daverio, Milano, Grand Hotel de Milan.

2009 – “Paolo Anselmo a Faenza”, Puntata Terre Passpartout.rai.it.

2009 – “Lo zoo e Paolo Anselmo”, personale curata dal prof. Philippe Daverio, Fortezza Priamar, Savona.

2010 – “Gerusalemme-Albissola a/r”, personale curata dal prof. Arturo Schwartz, Albissola.

2011 – “Animali da palcoscenico”, personale, Galleria il Mulino, Savona.

2011 – “54a Biennale di Venezia”, a cura di Vittorio Sgarbi, Palazzo Nervi, Torino, 17 dicembre – 31 gennaio 2012.

2012 – “Paolo Anselmo. Mostri, mostriciattoli ed esseri marini”, personale, Galleria Arianna Sartori – Arte, Mantova, 24 marzo – 5 aprile.

2012 – “ZOO animali in galleria”, Anna Maria Consadori Arte Antiquariato Design, Milano, 15 novembre – 22 dicembre.

2012 – “Paolo Anselmo. Salute To Art Basel Miami 2012”, Art Fusion Gallery, Miami (USA), 1 – 21 dicembre.

2013 – “Paolo Anselmo. Domino di Noè”, personale curata dal prof. Riolfo Marengo, Palazzo Ducale, Genova, 24 maggio – 9 giugno.

2013 – “Overplay” Evento collaterale 55. Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia, Palazzo Albrizzi, Venezia, 1 giugno – 24 novembre.

2013 – “Paolo Anselmo. Domino di Noè”, Casinò, Sanremo, giugno.

2013 – “Manualmente – Ceramica 2013”, Villa Necchi Campiglio, Milano, 30 novembre – 1 dicembre.

2014 – “1° Biennale d’arte del Principato di Monaco”, Hotel de Paris, Principato di Monaco, 27 febbraio – 3 marzo.

2014 – “Paolo Anselmo. Mediterraneo Pottery Music Live Tour 2014”, personale, Galleria Arianna Sartori – Arte, Mantova, 3 – 15 maggio

ARIANNA  SARTORI

ARTE & OBJECT DESIGN

Via Cappello, 17 – 46100 MANTOVA – Tel. 0376.324260 – info@ariannasartori.191.it

 PAOLO ANSELMO

Mediterraneo Pottery Music Live Tour 2014

dal 3 al 15 maggio 2014

Nome della Galleria: Galleria “Arianna Sartori”

Indirizzo: Mantova – via Cappello, 17 – tel. 0376.324260

Titolo della mostra: Paolo Anselmo. Mediterraneo Pottery Music Live Tour 2014

Date: dal 3 al 15 maggio 2014

Inaugurazione: Sabato 3 maggio, ore 17.30. Sarà presente l’artista

Orario di apertura: dal lunedì al sabato 10.00-12.30 / 16.00-19.30. Chiuso festivi

Presentazione del libro “Antonio Maria Viani architetto” di Giulio Girondi e “AMORI E CRIMINI” Un romanzo noir di Danilo Lenzo

Tra gli architetti di corte al servizio dei Gonzaga, Antonio Maria Viani fu quello che ricoprì il prestigioso incarico di prefetto alla fabbriche ducali per più tempo, dal 1595 al 1630, anno della morte. In questo periodò Viani realizzò opere di architettura e pittura per gli ultimi duchi del ramo primogenito di casa Gonzaga (Vincenzo I, Francesco IV, Ferdinando e Vincenzo II) e, seppur brevemente, per Carlo I del ramo di Nevers.

Testimone del periodo più splendido della vita di corte mantovana, ma anche del tragico epilogo della dinastia culminato nel sacco del 1630, Viani lasciò un segno indelebile nella reggia gonzaghesca, ma anche nel territorio, realizzando ex novo (o più spesso ristrutturando) numerose residenze ducali ma anche architetture sacre e residenze private.

Presentazione del libro “Antonio Maria Viani architetto” di Giulio Girondi

Giovedì 8 maggio 2014 – ore 17.30, Archivio di Stato di Mantova – Sagrestia della SS. Trinità – Via Dottrina Cristiana, 4

Interverranno con l’autore:

Daniela Ferrari, Direttrice dell’Archivio di Stato di Mantova

Renato Berzaghi, Accademia Nazionale Virgiliana

Giulio Girondi Responsabile editoriale Il Rio-Edizioni

 

Il RIO Edizioni presenta
“AMORI E CRIMINI”
Un romanzo noir di Danilo Lenzo

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Venerdì 9 maggio 2014 – 18.30  Via XX Settembre 17/B 

Nell’occasione sarà inaugurato il “Punto Rio” presso il negozio “Hafez – Carpets”

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 Ambientato tra la Sicilia e la Lombardia, Amori e Crimini offre uno spaccato crudo e realistico della società attuale, tra corruzione politica e infiltrazioni mafiose, crisi di valori e voglia di riscatto.

I protagonisti sono persone perbene affiancate da personaggi malvagi e figure ambigue che vivono nella “zona grigia”, terra di mezzo tra il bene e il male.

Si racconta di giovani amanti, di un barbone che recita poesie, di un instancabile prete di periferia, di una prostituta bellissima, di politici e faccendieri senza scrupoli e di spietati criminali i cui tentacoli arrivano ovunque, decidendo innumerevoli destini. È un viaggio nella profondità dei vizi e delle virtù di un Paese sulla via del declino.

Personaggio principale è Davide Rossi, conduttore radiofonico e organizzatore di eventi, figlio di un giornalista che viene ucciso da killer della mafia per aver scoperto un traffico illecito di rifiuti tra il Nord e il Sud. Ironia della sorte, il ragazzo si innamora di Claudia Romeo, figlia unica di un affermato manager che è in realtà il più potente boss della ‘ndrangheta in Lombardia. La ragazza non sospetta neanche delle attività criminali del padre che controlla davvero tutto, dalla politica all’economia.

La storia d’amore tra Davide e Claudia è contrastata da più parti, in primis da Domenico Critelli, “white collar criminal” che inizia la scalata al potere e al controllo delle cosche guidando prima l’articolazione militare dell’organizzazione nella provincia milanese e successivamente i rapporti con il mondo politico.

La storia di “Amori e Crimini”, ricca di personaggi e situazioni complesse, inizia nella borgata Santa Lucia, quartiere storico di Siracusa, per poi continuare nella metropoli milanese. Nel libro l’amore infiamma, stupisce, riempie di gioia il cuore o uccide senza pietà. Ma proprio i legami affettivi sono il filo conduttore e l’unica via di uscita per sopravvivere alle difficoltà di una società che affronta il Terzo Millennio tra insicurezza e disillusione.

Biografia dell’autore - Danilo Lenzo è giornalista professionista, blogger e scrittore. È nato a Siracusa, vive a Magenta, lavora a Milano e nell’hinterland. Dal 1990 si occupa di comunicazione politica, attualità e ambiente. Ha lavorato per quotidiani e periodici, emittenti radiotelevisive, siti web di informazione e uffici stampa. Ha realizzato e condotto programmi radiofonici dedicati alla musica rock e indie. Per Sensoinverso Edizioni ha pubblicato i libri “Racconti al Buio” (2010) e “La leggenda dei Croce Nera” (2012).

 La Casa editrice - “Il Rio” ha da poco compiuto il primo anno di attività ed ha al suo attivo una ventina di titoli – pubblicati con vari loghi tematici (Il Rio ArteIl Rio Letture ecc.) – accuratamente selezionati per cercare di portare un contributo originale al panorama culturale italiano.

IL RIO Edizioni/Stralcio di “Amori e Crimini” Pag. 156 (l’iniziazione del piccolo Domenico Critelli).
Tutti i parenti sono entrati nella stalla. Fuori, nel cortile, ad aspettare ci sono il piccolo Domenico e sua nonna Rosaria vestita di nero che si copre il capo e nasconde parte del volto con un largo scialle ricamato. Da lontano potrebbe essere scambiata per una donna araba avvolta nel suo burqa.
È il giorno dell’iniziazione. Ci sono molte attese su questo discendente maschio dei Critelli. La famiglia ha deciso di investire su di lui, per compiere il salto di qualità, entrare nella stanza dei bottoni e iniziare a occuparsi anche di affari.
In tutti questi anni, per conto dell’organizzazione, trattati come semplici soldatini, sono stati impegnati esclusivamente nella manovalanza, svolgendo i lavori più brutali che spesso consistono nel minacciare o togliere la vita a qualcuno.
Il bambino ha solo sette anni. È molto sveglio e intelligente. Presto lascerà la Calabria per andare a vivere da parenti che si sono trasferiti in Lombardia. Finirà sotto la protezione diretta del boss emergente Giuseppe Romeo che, non avendo figli maschi, lo seguirà con attenzione negli anni a venire. Avrà la migliore formazione possibile, frequenterà le scuole più esclusive, imparerà le buone maniere e soprattutto a gestire milioni di euro. Il suo sarà un futuro dorato da grande white collar criminal e la sua famiglia, dopo aver sfornato per generazioni mastini che hanno commesso i più efferati delitti, potrà anche vantare con orgoglio di avere tra i propri ranghi un manager, uno che capisce di soldi, di business.
Non sanno che è tutto inutile. La sua natura di animale sanguinario nel tempo verrà fuori e rovinerà tutto, compresi i loro sogni di ascesa all’interno dell’organizzazione. Studi e abiti di lusso non serviranno a nascondere la puzza di merda di criminali che per più generazioni sono vissuti nella campagna in mezzo agli animali e ammazzando persone a sangue freddo. Criminali che sanno uccidere, ma che non riusciranno mai a comandare e gestire il potere come i membri di altre famiglie.
Domenico adesso è piccolo e fa quasi tenerezza. Dentro la stalla gli stanno preparando il maiale da sgozzare. È la sua prima volta. Avrà davanti il padre, il nonno e tutto il parentado, nonché gli amici di famiglia più cari.
Dovrà farsi onore, dimostrare di avere coraggio da vendere, di essere capace di uccidere, insomma, di comportarsi da vero maschio.
Il bambino è immobile, con un ciuffo ribelle e nero come la notte che gli copre la fronte, le braccia rigide stese lungo i fianchi e i pugni stretti. È pronto alla sfida.
Fissa con insistenza l’ingresso della stalla. È emozionato, ma deve tenere duro. A momenti sentirà urlare il suo nome. Questo è un rito importante. Non può fare brutte figure. Ecco suo zio Mario che si affaccia dalla porta della stalla e lo invita a entrare.
Avanza con passo deciso. I parenti hanno formato un semicerchio attorno al maiale, che è legato con una corda al soffitto a testa in giù sovrastandoli di almeno mezzo metro. Sono un centinaio. Nessuno di loro fiata.
L’attenzione è tutta per Domenico che si fa largo portandosi proprio sotto la bestia. Lo zio Mario gli passa un lungo coltello e poi lentamente manovrando una corda fa scendere il maiale all’altezza giusta per il nipote.
Da un lato c’è il pubblico di parenti e amici, al centro il maiale e il bambino, dall’altro il padre.
Non è più emozionato, anzi sente crescere dentro una strana e forte carica di energia che deve essere liberata. Sa cosa deve fare.
In questo momento è come se nella stalla ci fossero soltanto lui e l’animale. Cingendolo con il braccio sinistro, lo avvicina a sé.
Lo conosce bene. Gli ha dato da mangiare e lo ha curato con mille attenzioni. L’ha visto crescere e ingrassare. È diventato uno di famiglia. Ha giocato con lui nel cortile. Ma tutto questo fa parte del rito.
Lo accarezza. L’animale ha le zampe legate. Il grugno è stato legato con un fil di ferro. Il bambino muove le dita della mano destra e cerca il punto giusto nella sua gola distesa. L’ha trovato. In un attimo affonda la lama.
Il maiale non morirà subito. È importante che si agiti a lungo in modo da fare scendere giù tutto il sangue che ha in corpo. Sangue che sgorga a fiotti dalla ferita iniziando a riempire la bacinella che le donne gli hanno sistemato sotto. Ha un odore forte che come una droga inebria il bambino potenziandone le capacità sensoriali.
Se fosse un lupo, alzerebbe subito il volto verso la luna e ululerebbe. È così assorto che non si accorge dei parenti che stanno applaudendo e urlando, degli sguardi di approvazione e di orgoglio del padre e del nonno. Non resiste. Affonda la mano nella bacinella e poi si porta due dita dentro la bocca chiudendo gli occhi e gustando il sapore del sangue.
È soddisfatto, adesso è un uomo.
L’odore del sangue continuerà a farlo impazzire anche da adulto, più del migliore profumo di marca delle tante modelle della movida milanese che si porterà a letto, cavalcandole tutte la notte come una bestia.
Il primo sangue è raccolto in un altro recipiente e mescolato per non farlo coagulare. Sua madre lo utilizzerà per fare un sanguinaccio da cuocere con zucchero e uva passa dentro un budello. Il più buono del mondo.

IL RIO edizioni – Arte, Architettura, Saggistica

Casa Cavazzi – via XX Settembre 17, 46100 Mantova
cellulare: 328 9154797
e.mail: giulio.girondi@gmail.com.
web: www.ilrio.it

I SENSI LIQUIDI, Opere di Claudio Malacarne

Sabato 10 maggio 2014 alle ore 17:00 presso la Galleria CM Artestudio, Via dei Bertani, 28 a Mantova si inaugura la mostra personale Claudio Malacarne dal titolo “I sensi liquidi “. La mostra è la prosecuzione della ricerca sull’acqua e della figura e in questa occasione saranno esposti gli ultimi lavori di medio e grande formato con catalogo e testo critico di Gianluca Marziani.

“Claudio Malacarne concentra lo sguardo sull’elemento da cui tutto nasce: l’acqua. Nulla di più semplice, direbbe qualcuno, ma proprio per la sua ovvietà pochi artisti si addentrano nel fatidico H2O (soprattutto in pittura le storie sull’argomento paiono merce rara). La ragione? Forse dipende dall’indole artistica, da un quid che è continua ricerca di anomalie nascoste, un angolo in ombra, una ragione straordinaria. L’acqua appare troppo ovvia per molti, scontata nel suo appartenere al ciclo biologico della vita. Per fortuna, però, c’è sempre la sorpresa parabolica, un occhio più concentrato, più curioso di altri: come nel caso dell’artista mantovano, immerso nella narrazione del contesto acquatico, dentro la coerenza di una scelta necessaria, dentro la strategia delle private emozioni, dentro la purezza vigile dei sensi.

 L’acqua come casa

L’acqua come mondo

L’acqua come racconto

Siamo così al passo decisivo, a ciò che definisce la maturità concettuale di Malacarne. Perché l’acqua senza umanità resterebbe un serbatoio fertile ma non riproduttivo, come se mancasse l’equazione di chiusura del cerchio. Serviva lo scatto umano, una presenza che fosse energia. E allora ecco aprirsi le danze acquatiche: ragazzine e ragazzini che nuotano o galleggiano da fermi, soli o in piccoli gruppi, osservati dalla giusta distanza, con pudore genitoriale ed equilibrio prospettico. Bravo l’artista nel fermarsi dove serve, mai sul campo panoramico che disperde il fattore emotivo, mai sul dettaglio che comporta responsabilità ulteriori. L’inquadratura afferra l’emozione e ce la rimanda con adeguata sintesi, evitando fronzoli in eccesso o smanie da voyeur. Il nostro mantovano ha un approccio morbido, quasi impressionista nei passaggi del colore; respiri un’affezione che esercita un climax ma non drammatizza l’atmosfera. Senti che scorre benessere, le tensioni si disperdono, la gioia emerge ma non sovrasta la natura mentale del progetto. Non percepisci alcuna finzione o posa costruita, l’occhio pittorico sembra una cinepresa che osserva senza enfasi, proteggendo i protagonisti del racconto. Amore e benevolenza si fondono nella radice degli obiettivi e nella germinazione dei risultati: Malacarne dipinge con empatia, metabolizzando le atmosfere estive, i sentori climatici, rendendo quasi tattile la sua narrazione mediterranea. La pittura profuma di bouganvillea e sale marino, crema solare e pini marittimi, cotone e anguria… ciò che non si vede esiste ma solo se l’occhio ama l’icona, se la visione invade le emozioni, se l’immagine contiene la valenza dell’immaginario.

Mantova è la città elettiva di Malacarne, lo scrigno urbano che ha rinsaldato le radici con la costruzione del personale futuro. Mi affascina l’idea che il galleggiamento di Mantova sia un elemento d’incidenza artistica, il fatto che un sito di pietra antica mantenga un legame con l’elemento liquido della propria cinta. L’acqua di Malacarne appartiene ai fondali scogliosi del mare aperto, al colore sfumato del mediterraneo, alle trasparenze che l’occhio ama scoprire; eppure tutto sarebbe stato diverso senza la coscienza innata dell’elemento, senza un respiro persistente dell’acqua di laghi e fiumi. La stessa pianura padana, pensandoci bene, somiglia a un mare calmo, ispira meditazioni ascetiche nell’ovatta di nebbie e cieli lisci. Diventa spazio di orizzonti larghi, vedute a campo lunghissimo, una panoramica che include e amplifica le sensazioni. Il suo effetto richiama il nostro sguardo davanti al mare, quando perdiamo i confini stretti e vaghiamo, ondivaghi e quindi più liberi, svincolati dalla norma al presente. L’acqua metabolizzata incarna l’ambiente spirituale che trasforma lo spazio e il tempo, rallentando l’enfasi del quotidiano, dilatando i margini percettivi, amplificando la risonanza del flusso.

Malacarne carezza l’acqua marina con un pennello espressivo e calibrato. Il colore definisce le trasparenze, le variazioni di ogni piccolo riflesso, le tonalità di verdi e azzurri. Il mare diviene luce solida, una specie di corpo abitabile che metabolizza il sole, le nuvole, il vento, la consistenza dell’aria, gli spostamenti dei corpi mentre nuotano. Acqua e cielo sono una grande sfida tecnica, due mondi che non puoi copiare con passo iperrealista, sarebbe pura utopia il tentativo di riportare con fedeltà la grana degli elementi; al contrario, si tratta di carpirne l’anima segreta, che significa trascrivere una zona emozionale, un volume della coscienza, un’attitudine psichica per recettori sensibili.” Testo critico di Gianluca Marziani

I SENSI LIQUIDI

Opere di  Claudio Malacarne

Inaugurazione: 10 maggio 2014  h. 17:00

Date Mostra: dal 10   al 31 maggio  2014

Titolo Mostra: I sensi liquidi, testo critico di Gianluca Marziani con catalogo in galleria.

Spazio Espositivo: Galleria CM Artestudio, via Bertani n. 28 – Mantova

Orari di visita: dal giovedì alla sabato dalle 16.30 alle 19.00 e su appuntamento

Website: www.claudiomalacarne.it

Contacts: 0376.300839. e 347.2374740

claudio.malacarne@alice.it

Ingresso libero

ORNELLA RENI L’immaginario delle nuvole

La Galleria Arianna Sartori di Mantova, in via Ippolito Nievo 10, presenta la personale dell’artista Ornella Reni intitolata “L’immaginario delle nuvole”.

La mostra sarà inaugurata sabato 19 aprile alle ore 17.30 alla presenza dell’artista, nata a Gonzaga (Mn) e che vive e lavora da molti anni a Como.

La personale rimarrà aperta al pubblico fino al prossimo 8 maggio 2014 con orario dal lunedì al sabato 10.00-12.30 e 16.00-19.30, chiuso festivi.

Alla ricerca dell’armonia

L’opera di Ornella Reni è da sempre frutto di una approfondita ricerca, che privilegia la presa di coscienza, la meditazione, l’ascesi anziché l’inseguimento della forma pura e semplice. Fa prevalere l’interiorità sull’esibizione esteriore. Per questo ogni suo impulso inventivo con materie diverse, dalla tela o dalla tavola dipinte ad olio alla scultura a tutto tondo o ai bassorilievi in legno, cartapesta, terracotta, non nasce dalla necessità di tentare tecniche nuove ma di applicare queste tecniche ad altrettanti motivi d’ispirazione. Inoltre, seguendo questa linea di continuità, l’artista si è sempre mantenuta coerente con la sua formazione cristiana, tenendo in massima considerazione i valori della vita in tutte le diramazioni e del destino umano. Ed era quindi logica per lei l’assunzione di un modulo espressivo dalla natura prevalentemente simbolica, nella quale s’inserisce una ritta condensazione di significati.

Il percorso di sperimentazione si dirama in successivi periodi, senza mai perdere di vista l’originaria giustificazione di contenuto: dal richiamo all’immagine della foglia quale metafora dell’esistenza e della sua conclusione, si passa ai ritratti di persone o animali e la loro sublimazione in archetipi mitologici, all’attenzione ammirata per l’armonia intrinseca delle creature floreali. Fra l’uno e l’altro periodo, si è inserita un’esperienza di grande valore umano, l’assistenza dell’autrice a malati psichici insegnando loro ad esprimersi e comunicare attraverso Farte, con risultati sorprendenti documentati in una pubblicazione.

Plurime attività, suggestioni e stimoli emozionali, vari orientamenti basati su un’unica matrice spirituale, sfociano oggi in un’estrema rarefazione di linguaggio e nell’assunzione di uno spazio astratto che rappresenta invece qualcosa di estremamente concreto, i termini fondamentali dell’esistenza stessa ritrovati nel genoma umano. In esso, nel principio vitale che racchiude i cromosomi dei sessi, l’autrice individua il conflitto di due opposte tendenze dinamiche, che conducono l’una al disordine, l’altra all’ordine, in una dimensione cosmica.

Ed ecco, delineando la possibilità di scegliere un indirizzo di equilibrio nel fermentante caos degli istinti, che l’arte diventa il mezzo più convincente per suggerire la possibilità di una via di uscita, o quantomeno di una speranza della vera pace che dovrebbe regnare nel inondo, affratellando i popoli. Se infatti l’arte, intesa nel senso più nobile del suo esercizio creativo, è quanto si avvicina di più al rispecchiamento dell’armonia che regna nel Creato, il generoso tentativo della Reni di interpretarne il compito salvifico si traduce in una iconografia allusiva, in una scrittura di segni, in una sintesi che si presenta con disarmante semplicità, come un francescano ritorno alle origini. Alle origini, s’intende, dell’arte che comunica valori di perenne importanza sociale, stabilisce relazioni fra le persone, innesca salutari processi di riflessione siili essenza della condizione umana.

Alberto Longatti

Nuvole

«Vanno, vengono e ogni tanto si perdono/per una vera/ mille sono finte…». Così, le nuvole (o le “nubi” in termini meteorologici) in una suggestiva poesia di De Andre, recitata con voce grave da Fernanda Pivano. Le nuvole, che cambiano colore col variare della luce solare («In niul rösa cun di buff de scür/ch’j passa su Milan nel scend la sera», Franco Loi). Le nuvole, sbuffi di vapore acqueo che paiono fiocchi di bambagia nel ciclo dei mattino d’estate o distese di panna montata dai finestrini degli aerei. Le nuvole, candide figure cangianti nello spazio. Le nuvole, baluginanti come pensieri nella mente dei poeti. Le nuvole, nebbiose visitatrici dei sogni.

Tutto questo, colte dallo sguardo nella realtà quotidiana e trasformate in esempi della mutevolezza, possono essere per ciascuno le nuvole. Ma Omelia Reni non s’accontenta dell’effimera apparenza onirica, vuole imprigionare l’attimo faustiano, farlo concretamente suo. Ed ecco che le nuvole diventano, grazie al suo intervento mediatore, qualcosa di tangibile, di malleabile, di palpabile. Non più sogni, ma forme immaginose, talora inquietanti, calate nel quotidiano, interrelate ma non coniugate a ciò che ci circonda. Creazioni di un mondo parallelo, tecniche miste che fingono talora strutture molecolari o galassie, intrecci di nastri o vortici di materie filamentose, insetti multicolori emergenti dal suolo o morbide meduse flottanti in una sorta di acquario astrale.

“Sogni indefiniti”, l’artista ne giustifica così l’evocazione. Ma la loro ambigua natura fa intuire che alludono ad altro: non semplici capricci da laboratorio creativo, bensì segni di una metamorfosi costante delle cose umane, dell’evoluzione o della decadenza, dell’incostanza, in un tempo che si consuma. Come la vita.

Alberto Longatti

 

La Nuvola

Sembra che la nuvola goda di una libertà così sfrenata e creativa da suscitare nell’uomo emozioni e sentimenti. Volendo emularla poeticamente in espressioni materiche non è impresa facile.

La libertà umana, infatti, va costruita con la fatica del pensiero, della fantasia e della mano per servirsi della materia.

È bello intuire che un fenomemo naturale e l’osservazione umana siano partecipi di una profonda armonia del bello.

Ornella Reni

ORNELLA RENI

È nata a Gonzaga (Mn) vive e lavora da molti anni a Como.

Nel 1987 ha conseguito il Diploma presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose dell’Università Cattolica di Milano.

Ha frequentato la Scuola Professionale di Pittura “Beato Angelico” di Como con i Maestri Perini e Borghi.

Dal 1980 al 1989 ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, conseguendo il Diploma con la votazione di 110 e lode, con i docenti Sponziello, Spinoccia, Silvestri.

Ha seguito un corso di incisione a Mendrisio (Svizzera) con Piera Zurcher, e un corso di litografia a Como.

A Como hanno contribuito alla sua formazione artistica i Maestri Eli Riva scultore, e Ugo Sambruni pittore.

Le sue opere sono in collezioni private in Italia, Germania, Austria, Svizzera, Inghilterra, Finlandia, Croazia, e USA.

Mostre personali recenti:

1990 – “Nudi”, Torno (Co).

1991 – “La Foglia”, Palazzo Ducale, Mantova.

1997 – “Dialogare con la Materia”, Scuderie Gonzachesche, Volta Mantovana (Mn).

1999 – “Aspettando Demetra”, Chiostro di Sant’Eufemia, patrocinata dal Comune di Como.

2000 – “Ricordi”, Al Pendolo, Como.

2002 – “L’Odissea degli Audaci”, Chiostro di Sant’Eufemia, Como.

2004 – “Il Fiore”, Galleria d’Arte Principe Amedeo, Mantova.

2005 – “Infanzia Ferita”, Villa Brernasconi, Cernobbio (Co).

2005 – “Pitture ritagliate”, Galleria Hammer, Regensburg (Germania).

2006 – “Il Genoma Umano”, Galleria Luna, Bolzano.

2007 – “Le Ciotole”, Galleria Hammer, Regensburg (Germania).

2009 – “Lo Stupore dei Bambini”,  Cà dei Fra, Casnate con Bernate (Co).

2010 – “La Speranza e la Storia”, Galleria Consiliare, Cucciago (Co).

2010 – “La vita è Teatro”, Galleria Erdel Verlag, Regensburg (Germania).

2010 – “Teatrini storici”, Galleria Mosaico, Chiasso (Svizzera).

2011 – “Teatrini storici”, Fiera del Passito, Comune di Volta Mantovana.

2011 – “Le nuvole”, Ente Turismo, Como.

2012 – “Le nuvole”, Museo Diocesano Francesco Gonzaga, Mantova.

2013 – “Bambole”, (aa arte accessibile Milano), Spazio Eventiquattro Gruppo Il Sole 24 Ore, PwC Experience, Milano.

Nello stesso periodo ha partecipato a sette Mostre collettive nelle provincie di Como e di Mantova.

Dopo un periodo pluriennale di volontariato presso l’ex Ospedale Psichiatrico San Martino di Como, Ornella Reni ha organizzato nel 1995 una Mostra delle opere pittoriche realizzate dai pazienti dell’Ospedale, ed ha scritto e pubblicato il libro “Il Giardino incantato – Arte oltre la ragione”: riportandovi con i dovuti commenti le opere dei pazienti ed i suoi disegni.

ARIANNA SARTORI

ARTE & OBJECT DESIGN

Via Ippolito Nievo, 10 – 46100 MANTOVA – Tel. 0376.324260 – info@ariannasartori.191.it

ORNELLA RENI L’immaginario delle nuvole

19 Aprile – 8 Maggio 2014

Nome della Galleria: Galleria “Arianna Sartori”

Indirizzo: Mantova – via Ippolito Nievo, 10 – tel. 0376.324260

Titolo della mostra: Ornella Reni. L’immaginario delle nuvole

Date: dal 19 aprile all’8 maggio 2014

Inaugurazione: Sabato 19 aprile, ore 17.30

Orario di apertura: dal lunedì al sabato 10.00-12.30 / 16.00-19.30. Chiuso festivi

MASSIMO LOMASTO Berlin – Milano

La Galleria Arianna Sartori di Mantova presenta nuovamente l’artista Massimo Lomasto con l’inaugurazione della inedita mostra personale “Berlin – Milano”, Sabato 12 Aprile alle ore 17.30, con presentazione di Daniele Upiglio.

L’esposizione, a cura di Arianna Sartori, resterà aperta al pubblico fino al 30 Aprile 2014. 

Incisori contemporanei: Massimo Lomasto

Intervista a cura di Arianna Sartori

Quali sono le caratteristiche del suo libro di artista “Berlin” e della cartella “Milano” che lei presenta nella nostra galleria?

Il libro di artista “Berlin” è composto da un testo contenuto in quattro terzine rilegate e da quattro stampe originali; la cartella “Milano” è composta da un testo e da quattro stampe originali. Si tratta di una produzione che mi ha impegnato diversi anni, e che ho portato a termine con uno stretto lavoro di collaborazione con Giorgio Upiglio e con Daniele Upiglio.

Le stampe originali derivano da lastre fotoincise, che ho elaborato con successivi passaggi in acquatinta e che sono state stampate da Daniele Upiglio con i torchi di Giorgio Upiglio.

Perché ha usato la tecnica della fotoincisione o meglio la elaborazione di lastre fotoincise?

Questa tecnica presenta indubbiamente alcuni punti di forza: unisce la freschezza, la immediatezza della immagine fotografica (l’attimo fuggente, l’attimo che non tornerà mai più, colto dalle mie fotografie) al lungo, meditato percorso dell’incisore.

L’uso della acquatinta mi porta ad ottenere passaggi (dai bianchi più luminosi ai neri più cupi e profondi), che definiscono, delimitano oppure  portano a uno stato di indeterminazione o mutazione dell’immagine.

È una elaborazione, al cui termine si incontra una nuova forma artistica, che non sarà ormai né fotografia né incisione.

È un passaggio comunque rischioso, non sempre coronato dal successo; quando però si arriva a un risultato, è come l’aprirsi di una nuova porta.

Perchè Berlin e Milano?

Sono città a cui sono molto legato. Berlin per i suoi eventi storici, il dramma spaventoso della Shoah con la feroce persecuzione e lo sterminio degli ebrei, la guerra, la distruzione della città; poi un anelito di riconciliazione, la rinascita.

Milano è la mia città, una metropoli in mutazione, tra le memorie di un passato storicamente importante, il nostro passato, e “il nuovo che avanza” e nel suo cammino spiana, cancella, progetta, costruisce.

Massimo Lomasto, pittore incisore, ha svolto la sua attività calcografica presso le stamperie di Giorgio e di Daniele Upiglio in Milano e presso il Centro Internazionale della Grafica in Venezia.

Hanno scritto su di lui tra gli altri:

Franco Passoni, Roberto Sanesi, Roberto Mussapi, Marco Fragonara, Federico Napoli, Paolo Levi, Jacqueline Ceresoli, Carlo Franza, Roberta Fiorini.

Sue opere sono conservate presso:

Civica Raccolta Bertarelli, in Milano, Biblioteca Marucelliana, in Firenze, Archivio Sartori, in Mantova, Gabinetto delle Stampe, in Bagnacavallo, Galleria Internazionale Ca’ Pesaro, in Venezia.

 Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive, tra cui si possono ricordare la II e la III biennale di incisione di Santo André in Brasile, Arte senza Confini a Vanzago nel 2001 e nel 2008 e a Kawasaki (Giappone) nel 2003, “Libro della Notte” alla Künsterhaus Bethanien in Berlino e Fiera del Libro a Lipsia nel 2012, progetto espositivo: Arte Italiana, Onishi gallery a New York nel 2009; Camden Gallery a Londra nel 2012.

ARIANNA  SARTORI

ARTE & OBJECT DESIGN

Via Cappello, 17 – 46100 MANTOVA – Tel. 0376.324260 – info@ariannasartori.191.it

MASSIMO LOMASTO

Berlin – Milano

dal 12 al 30 aprile 2014

Nome della Galleria: Galleria “Arianna Sartori”

Indirizzo: Mantova – via Cappello, 17 – tel. 0376.324260

Titolo della mostra: Massimo Lomasto. Berlin – Milano

Date: dal 12 al 30 aprile 2014

Inaugurazione: Sabato 12 aprile, ore 17.30. Sarà presente l’artista

Presentazione in galleria di Daniele Upiglio

Orario di apertura: dal lunedì al sabato 10.00-12.30 / 16.00-19.30. Chiuso festivi

Il palazzo di Giovanni Gonzaga Una perduta dimora del Rinascimento a Mantova

Presentazione:
Una ventina di anni addietro, mi recavo a volte in via Bonomi per incontrarmi e dialogare sui Gonzaga con Cesare Mozzarelli nell’appartamento abitato da sua madre, la affabile e colta signora Nella Bottoli, dove Cesare si fermava per qualche giorno nelle occasioni in cui impegni famigliari o professionali lo riportavano a Mantova. L’appartamento era situato all’ultimo piano del condominio che ospitava anche un ufficio delle Poste, verso Via Solferino. Allora, pur sapendo che Via Bonomi era stata creata alcuni decenni prima, demolendo un antico edificio per raggiungere più agevolmente il centro dalla Stazione Ferroviaria, non immaginavo che quel condominio sorgesse su un’area appartenuta proprio ai Gonzaga e precisamente al Palazzo di Giovanni Gonzaga fondatore del ramo di Vescovato. Sapevo dei due Palazzi che già furono di quella dinastia, quello di Via Poma che ospita il Tribunale di Mantova e quello di fronte alla Prefettura in Via Principe Amedeo, ma ignoravo del tutto l’esistenza del Palazzo avito dei Vescovato. In effetti, prima di questa ricerca di Giulio Girondi, poco o nulla si conosceva delle vicende di quella proprietà, poi del tutto scomparsa, creando così il paradosso della sopravvivenza dell’unica dinastia dei Gonzaga oggi esistente, quella di Vescovato, appunto, rispetto alla definitiva scomparsa del Palazzo dal quale quel ramo mosse i suoi primi passi. Un Palazzo che doveva possedere una certa imponenza se insisteva su un’area che andava dall’attuale Via Solferino a Corso Vittorio Emanuele e la cui unica traccia rimastaci è il porticato di fianco alla Chiesa di Sant’Orsola.
Il Palazzo dei Gonzaga di Vescovato o «dal Borgo», come allora si definivano, voluto dal fondatore Giovanni, fratello del marchese Francesco Gonzaga, alla fine del XV secolo, fu poi alienato, circa un secolo dopo, a favore di Margherita Gonzaga, duchessa vedova di Ferrara, per crearvi il convento di Sant’Orsola che tanta parte ebbe nel XVII secolo nell’educazione dell’alta nobità femminile mantovana, comprese le due imperatrici Eleonora e la duchessa di Mantova e del Monferrato Maria Gonzaga. Dopo quell’alienazione, nel corso dei secoli si persero sia le tracce che la memoria di quella proprietà, perdita resa più agevole dalla demolizione di cui si è detto, avvenuta nel 1930; unica traccia di quello scempio, il porticato che ancora oggi è possibile osservare prima di imboccare Corso Vittorio Emanuele, facente parte però, come ci ricorda Giulio Girondi, del complesso architettonico voluto da Giovanni Gonzaga, cognato e consigliere di Isabella d’Este. E pur essendo egli, come si definiva, uomo d’armi, al pari della cognata condivideva una committenza letteraria e artistica di primo piano che in questa occasione Girondi contribuisce a ricordarci, così come la sua facoltosa parentela col Signore di Bologna Giovanni Bentivoglio, avendone sposato la figlia Laura. Il merito maggiore, tuttavia, dell’autore è averci restituito, seppure sulla carta, un palazzo le cui testimonianze, come si è detto, sono andate del tutto disperse, soprattutto quelle iconografiche e grafiche, fondamentali, in un edificio, per la ricostruzione dei suoi volumi. Addestrato da precedenti lavori investigativi, Girondi, incrociando tantissimi documenti, lettere, inventari, registri notarili, molti inediti, ha saputo farci rivivere e rivedere le dimensioni e il percorso storico dell’edificio che fu di Giovanni Gonzaga di Vescovato prima che gli sventramenti urbanistici del primo dopoguerra del Ventesimo Secolo ce ne facessero perdere completamente le tracce, e con esse la memoria.

Raffaele Tamalio

“Il Rio Edizioni” è lieto di invitare la S.V. alla presentazione del libro:

Giulio Girondi   “Il palazzo di Giovanni Gonzaga”  Una perduta dimora del Rinascimento a Mantova

Giovedì 10 aprile, ore 18.00 presso la libreria “Coop – NAUTILUS”, piazza Cavallotti, Mantova.

Autori del XIX e XX sec. Arte Moderna e Contemporanea

La Galleria Pananti Casa d’Aste organizza per sabato 12 aprile una importante vendita di opere di Autori del XIX e XX secolo, Arte Moderna e Contemporanea.

Un’anteprima con una selezione dei dipinti più importanti, si svolgerà nella sede di Milano in via dell’Orso 9 da lunedì 31 marzo a giovedì 3 aprile con orario 10/13 15/19 (solo giovedì 10/13).

L’ esposizione di Firenze sarà, come di consueto, nella sede di Palazzo Peruzzi de’ Medici in via Maggio 28/ 28a, da venerdì 4 a venerdì 11 aprile con orario 10.00/13.00 – 14.00/19.00. Seguirà la vendita sabato 12 alle ore 16.

L’asta di aprile presenta opere molto importanti sia dell’ottocento, novecento e arte contemporanea.

Sarà presentata una raccolta privata di opere del XIX secolo di rara bellezza e ricercatezza. Di Odoardo Borrani, PANORAMA DI FIRENZE DA MONTUGHI olio su tela cm. 33×24 (lotto 74 stima € 40.000/50.000). Pregevolissimi i due Boldini CARNEVALE (IN GIARDINO), olio su tela, cm. 16×21 (lotto 75 stima 30.000/40.000) e CRISTIANO BANTI AL CAVALLETTO (1865), olio su tavola, cm. 18×11 (lotto 76 stima € 25.000/35.000). Sono  due anche i dipinti di Telemaco Signorini VIA DI EMPOLI, olio su tavola, cm. 12×7,5 (lotto 71 stima € 30.000/40.000) e VIA DI FIRENZE, olio su cartone, cm. 13×11 (lotto 72 stima € 30.000/40.000). Sono di Francesco Gioli BOSCAIOLE DI SAN ROSSORE O FASCINAIE, olio su tela, cm. 28×43 (lotto 68 stima € 25.000/35.000) e UVE ALLA PADRONA, olio su tela, cm. 79×96 (lotto 69 stima € 20.000/25.000).

Splendido il dipinto di Vincenzo Cabianca FIGURINE SUL PORTO, un olio su tela, cm. 29×14,5 (lotto 70 stima € 25.000/35.000), come quello di Giuseppe Abbati DONNA INNAMORATA, olio su tela, cm. 32 x 26 (lotto 73 stima € 10.000/15.000). Degna di nota anche l’opera di Lorenzo Gelati ANIMAZIONE IN UN VILLAGGIO TOSCANO (NEI PRESSI DI PISA), del 1881 olio su tela, cm. 58,5×90,5 (lotto 67 stima € 20.000/30.000) Ed ancora opere scelte di Fattori, Manaresi, Ghiglia, Natali, Domenici, Costa, Panerai, Cecconi, Andreotti.

Apre la parte dedicata all’Arte Moderna, una raccolta di opere futuriste provenienti da una collezione privata milanese, tra cui spiccano le opere di quattro importanti autori russi: Aleksandr Michjlovic Rodchenko IL CALCIATORE, ANNI ’20, olio su tela, cm. 79×60 (lotto 104 stima € 40.000/50.000); Lazar Markovich Lissitzky SUPERMATISMO, ANNI ’20, olio su tela, cm. 81×60 (lotto 105 stima € 40.000/60.000); Ol’ga Vladimirovna

Rozanova COMPOSIZIONE FUTURISTA, ANNI ‘10-15, olio su tela, cm. 73×58 (lotto 106 stima € 50.000/70.000) e Ljubov Sergeevna Popova NATURA MORTA CON CARTE, ANNI ’20, olio su tela, cm. 77×62 (lotto 107 stima € 80.000/90.000).

Di Felice Carena troviamo un gruppo di opere tra cui segnaliamo NATURA MORTA, 1914, olio su tela, cm. 60×50 (lotto 205 stima € 8.000/10.000) e il dipinto di grandi dimensioni PESCATORELLO DI SPALLE olio su tavola, cm. 127×77 (lotto 202 stima € 12.000/15.000). Ed ancora, un bellissimo dipinto di Ennio Morlotti COMPOSIZIONE, 1966 olio su tela, cm. 75×100 (lotto 199 stima € 23.000/26.000); Umberto Lilloni IL MAGRA ALLA FOCE, 1951 olio su tela, cm. 42×65 (lotto 215 stima € 9.500/10.500); Moses Levy NAVE AL PORTO, 1955 olio su tela riportata su cartone, cm.38×61 (lotto 210 stima € 10.000/15.000).

Tra i top lots della vendita di arte contemporanea segnaliamo: la tecnica mista su cartone cm. 35×25 LE MUSE del  1974 di Giorgio de Chirico (lotto 234 stima € 15.000/25.000); di Pablo Picasso DEJENEUR, 1961 una matita su carta riportata su tela, cm. 26×42 (lotto 233 stima € 50.000/70.000); è un olio e collage su tavola, cm. 60×80 l’opera di Emilio Vedova COMPOSIZIONE, 1979 (lotto 230 stima € 72.000/80.000). Di grandi dimensioni il dipinto di Zoran Music COLLINA DALMATA, 1966 olio su tela, cm. 81×100 (lotto 231 stima € 25.000/35.000); dell’artista Sebastian Matta, sarà messa all’incanto l’opera CORAZON FORNICADO, olio su tela, cm. 72,5×67 (lotto 232 stima € 20.000/25.000) ed ancora opere di Lucio Fontana CONCETTO SPAZIALE, 1967 pastello, inchiostro e strappi su carta, cm. 25×35 (lotto 229 stima € 20.000/25.000); Giulio Turcato SENZA TITOLO, tecnica mista sabbia e collage su tela, cm. 70×110 (lotto 228 stima € 12.000/15.000).

Chiude il catalogo una rarissima opera di Giuseppe Capogrossi SUPERFICIE, 1950 un olio e tecnica mista su tela, cm. 80×60 (lotto 235 stima € 45.000/55.000).

Catalogo on line su: www.pananti.com

Bianca Zani        

Pananti Casa d’Aste

Ufficio Stampa Galleria Pananti                                          

Palazzo Peruzzi de’Medici

Via Maggio, 28/28a – 50123 Firenze

 Tel .055 2741011-19

bianca@pananti.com       info@pananti.com

 

MARIO MATTEI L’Arte della Quarta Dimensione

La Galleria Arianna Sartori di Mantova il prossimo Sabato 5 Aprile, presenta l’artista Mario Mattei con l’inaugurazione della importante mostra personale “L’Arte della Quarta Dimensione”. La mostra, a cura di Arianna Sartori, gode della collaborazione di Banca Mediolanum Ufficio dei Promotori di Porto Mantovano (Mn).

L’esposizione resterà aperta al pubblico fino al 17 Aprile 2014.

La mostra si inaugurerà, alla presenza di Mario Mattei, Sabato 5 aprile alle ore 17.30, seguirà un brindisi per festeggiare l’artista.

Il Pensarte Mario Mattei

L’Artista Mario Mattei è un precursore dell’arte nella sua essenza cosmica senza alcuna collocazione contemporanea prendendo ispirazione e consapevolezza del Tempo-spazio dell’arte della quarta dimensione al fine di rivelare e testimoniare il Sesto Continente dell’Arte.

La genialità dell’artista, del suo pensiero abbatte tutti i confini invisibili e delineati nel mondo artistico dimostrando come ogni creatura, ogni essere vivente e vegetale possa muoversi, rinnovarsi e modificarsi nello spazio -tempo in una dimensione dove il movimento rappresenta la vita in ogni sua particella.

La libertà dell’Artista è nell’unicità del suo pensiero espressivo che gli consente di percepire, vivere e mettere su tela quell’universo invisibile alla materialità della vita quotidiana ma che fa parte del mondo come tesoro dell’Umanità.

Il suo confrontarsi, osservare, emozionarsi con grande umiltà, curiosità ed amore verso la vita stessa gli permette di guardare con gli occhi del tempo e della memoria alfine di dare un nuovo significato all’Arte non più prigioniera ma libera di attingere nello spazio, nel tempo e nell’infinito ogni metamorfosi di tutte le creature dell’universo non più relegate in contesti conosciuti da chi e per chi non ha voluto guardare oltre, sottovalutando e sminuendo la creatività dell’Arte che attraversa tutto l’universo diventando idea, creazione, futuro.

L’accesso nel Sesto Continente dell’Arte passa attraverso la creatività del pensiero di Mattei che utilizza l’Arte della Quarta Dimensione come strumento per entrare e perdersi nell’universo cosmico percependo e trasferendo ogni forma di vita che così trova in ogni dove il suo habitat naturale e conforme al quotidiano reale.

L’Arte della quarta dimensione ha origine dalla ricerca scientifica dell’arte e della relatività del pensiero poiché ogni opera di Mattei proviene dagli spazi ed oltre del Cosmo… un vero universo dell’arte in cui la sua creatività di pensiero generosa ed attentagli offre il modo di utilizzare un nuovo linguaggio espressivo dove la memoria del tempo e dello spazio-tempo diventano la chiave di accesso per tornare nel passato e riportare nel futuro la bellezza della natura e delle sue creature ancora integra e reale, incontaminata dagli uomini e dalla loro cecità verso una realtà perfetta che tanto insegna attraverso l’arte e la sua funzione.

Con la nascita dell’arte della quarta dimensione il Maestro Mattei si dedica oltre che alla pittura ed alla scultura anche a delle creazioni grafiche uniche e rivoluzionarie cha hanno una chiave di lettura davvero straordinaria, ottenuta in trenta anni di ricerca filosofica ed artistica. Sono esattamente sei forme di espressione grafica che prendono vita da un incontro di luce con forme reali e quotidiane che mutano continuamente con la lettura e la posizione della luce stessa, guidata da Mattei, che le penetra e le colpisce rivelando di ognuna, intime e continue forme con aspetti inusuali e narrativi… I raggi si uniscono e si scontrano formando nuove immagini e per dare linfa di vita, alla vita stessa! Una tecnica davvero unica, generata da una grande sensibilità e da una continua ricerca che sempre rivela la purezza e l’unicità delle creature dell’Universo per poi condividerla con gli altri come messaggio di libertà e di consapevole bellezza.

Le sue Opere ci consentono di ritrovare in ogni forma di vita le nostre emozioni, le nostre idee ed i nostri sogni soffocati nell’anima da una vita quotidiana che ci rende distratti e spesso aridi nell’anima e nel pensiero. Ritrovarsi nella perfezione cosmica, annegare in un mare di emozioni, esplorare, conoscere e riflettere sono quanto di più grande le opere di Mattei possano donarci laddove dove tutto è relativo e concreto nel contempo.

Patrizia Antonacci, Art Director

Attraverso l’Arte della Quarta Dimensione

Dobbiamo esplorare gli angeli sconosciuti dell’arte, per vedere la luce del sapere e della conoscenza dell’universo sconosciuto della creatività umana.

Attraverso la ricerca scientifica dell’Arte e attraverso la relatività creativa del pensiero ha origine l’Arte della Quarta Dimensione. Poiché ogni sua opera proviene dagli spazi oltre gli spazi dell’ignoto universo. Nella sua genesi artistica, filosofica, narrativa, vi è il tutto, di tutto ciò che sull’arte non si è mai pensato,vi è il tutto di tutto che sull’arte non si è mai creato, ne mai si è dipinto, ne mai si è realizzata una forma d’arte la cui natura ci permetta di conoscere il sapere e la conoscenza su ogni forma di vita presente nell’universo infinito della creatività umana. L’arte della Quarta Dimensione ci conduce alla conoscenza dell’ignoto universo, invisibile ai nostri occhi, arte senza limiti alcuni per il prossimo futuro delle nuove generazioni di artisti, poiché non c’è nessun’altra possibile alternativa futura; pertanto l’unica prospettiva futura è nella’desione dell’Arte della Quarta Dimensione da parte delle nuove generazioni di artisti.

L’origine dell’arte della quarta dimensione nasce il 30/10/1974 con la prima opera “Il Suo Mondo”.

Nello studio d’arte del pensante artista Mario Mattei. Dal 1974 ad oggi 2014 l’arte della Quarta Dimensione è cresciuta senza limiti, da divenire una realtà storica dell’arte moderna del  nostro paese.

L’arte della Quarta Dimensione è per sua natura e per sua diversità, arte grafica dalla quale sono nate le sei forme di arte grafica seguenti: La Mattoide grafica, La Trimmaginegrafia grafica, La Quadrimmaginegrafia stampata a colori dall’autore, La Grafica a Getto, Il Linguaggio degli Oggetti, la Grafica Fotografica e Luce; con la quale chiude un ciclo di 30 anni di ricerca grafica che incominciò nel 1969, e terminò nel 1997. L’arte della Quarta Dimensione è filosofia e linguaggio del colore, narrativa teorica sull’origine genetica dell’arte visiva. Questa è l’origine dell’Arte della Quarta Dimensione nel divenire una scuola di pensiero artistico.

Pensante artista Mario Mattei

ARIANNA  SARTORI

ARTE & OBJECT DESIGN

Via Ippolito Nievo, 10 – 46100 MANTOVA – Tel. 0376.324260 – info@ariannasartori.191.it

 

MARIO MATTEI

L’Arte della Quarta Dimensione

dal 5 al 17 aprile 2014

 Nome della Galleria: Galleria “Arianna Sartori”

Indirizzo: Mantova – via Ippolito Nievo, 10 – tel. 0376.324260

Titolo della mostra: Mario Mattei. L’Arte della Quarta Dimensione

Date: dal 5 al 17 aprile 2014

Inaugurazione: Sabato 5 aprile, ore 17.30. Sarà presente l’artista

Seguirà cocktail

Con la collaborazione: Banca Mediolanum Ufficio dei Promotori di Porto Mantovano (Mn).

Orario di apertura: 10.00-12.30 / 16.00-19.30. Chiuso festivi