Antonio Miano Sguardi del secolo breve

La Galleria Arianna Sartori presenta il lavoro dell’artista Antonio Miano: “Sguardi del secolo breve”, che si inaugurerà Mercoledì 4 giugno alle ore 18.00 alla presenza dell’artista. Camille Claudel, Borges, Beckett, Modigliani, Jeanne Hebuterne il poeta Dylan Thomas, Kerouac e altri ancora appartengono alla nuova galleria di ritratti che Antonio Miano ha dipinto con esasperazioni crude di un controllato espressionismo addensato di colore.

Ritorna, nell’opera di Miano, la centralità del ritratto inteso sia “come matrice di una mitologia contemporanea” (G. Ossola) sia, in senso più ampio, come “fantasia creativa che porta al centro della molteplice rappresentazione umana” (F. Buzio Negri).

“Sono volti deturpati dal segno scattante e deciso, come se in esso si esprimesse la traccia profonda di una rapinosa malattia più dell’anima che della carne. (C. Zanini).

Questa nuova serie di ritratti, del contemporaneo, accende l’interesse dello spettatore grazie all’energia evocatrice che caratterizza ciascun opera della presente esposizione.

“La concretezza figurativa dei ritratti qui presentati scaturisce dal forte realismo di cui sono pregni, ottenuto dall’artista per mezzo di pennellate essenziali e drammatiche nonché grazie ai nuovi accostamenti cromatici che sembrano “inaugurare” una nuova fase della ricerca pittorica di Miano.

Da questa particolare poetica deriva la successiva produzione dell’artista, dedicata al tema del ritratto, suggerito da una fotografia, che risulta trasfigurata da una pittura che, abbandonata la politezza iconica dei lavori precedenti, arriva a un carattere maggiormente espressivo, nel quale la certezza visiva della riproduzione fotografica subisce una rilettura condizionata da una visione partecipata e soggettiva.

Miano costruisce così una straordinaria galleria di ritratti, ispirati a personaggi celebri della nostra storia più recente, come artisti, poeti e musicisti, scelti dal pittore attraverso una emozionata sintonia visiva, che però sottende anche una affinità esistenziale: e così ogni ritratto, oltre a definire un catalogo di miti della modernità, racconta una parte della biografia dell’artista, che in questi nuovi eroi, dalla vita spesso incerta e tormentata, riconosce una parte di se stesso.

Le fisionomie dei volti cominciano adesso a sfumarsi e a decantarsi in una visione sintetica, nella quale prendono il sopravvento sulla mimesis pittorica colori innaturali e segni decisi, generati da una approfondita rivisitazione mentale.

Dai ritratti Miano passa quindi alle opere più recenti, la cui genesi compositiva trova la sua ragione ancora nel realismo dell’immagine fotografica, che però muta e si declina in narrazione densa di venature più esplicitamente autobiografiche.

Le dimensioni dei dipinti cambiano, arrivando a misure notevoli, che permettono il complicarsi del messaggio, arricchito da elementi diversi, che diventano frammenti di un racconto interpretabile solo intuitivamente,  al di là di ogni logica o consuetudine narrativa.

Nella grande tela intitolata 22 febbraio, vediamo riunite varie immagini, quali il ritratto di un bambino, quello di una donna, un quasi intellegibile marinaio, un cervo, un polpo, una camicia di forza: ogni icona allude un significato simbolico legato alla biografia dell’artista, qui evocata attraverso il ricordo di un’infanzia trascorsa tra inquietudini assimilate a piovre dai tentacoli giganteschi e fierezze tipiche di animali nobili e solitari. La forma pittorica concorre alla dimensione espressiva della narrazione, rendendola partecipata attraverso una pennellata che descrive il percorso creativo dell’artista e che pare dettata da un’urgenza comunicativa placata solo dal risultato finale fissato sulla tela.

Altri frammenti di una memoria  visiva che si intride di ricordo esistenziale emergono nella Moto di Lawrence d’Arabia e nei due impermeabili di Humphrey Bogart e di Jack Kerouac, opere che valgono come esempio del meccanismo poetico messo in atto da Miano, segnato dalle affinità elettive con le vite di questi personaggi.

Coerente in tutta questa serie di lavori è poi l’effetto finale della composizione pittorica, che vive di atmosfere caliginose e plumbee, ottenute con una tavolozza che frequentemente attinge al grigio, sul quale possono però squillare, come in una pausa vitale, timbri contrastanti.

Non mancano poi citazioni più colte, come nei quarti di bue ispirati all’arte di Francis Bacon o come nella rivisitazione del Fauno Barberini di Monaco di Baviera, testimonianze di come la memoria di un artista risulti sempre segnata, oltre che dai ricordi della vita vissuta, anche dalle immagini che lo sguardo incontra nel tempo dell’esistenza.

L’opera di Antonio Miano, pittore che nel nostro liceo ha lungamente insegnato scultura, si propone quindi attraverso un interessante percorso, che riflette le temperie dell’arte più recente, dall’ultimo novecento a oggi”.

Francesca Pensa

Antonio Miano nasce a Roccafiorita (Messina) nel 1949, si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Ha insegnato al Liceo Artistico di Brera di Milano e si è occupato di pittura, xilografia e mosaico.

Ha partecipato a numerose mostre collettive in Italia e all’estero, tra le quali si segnalano: X Quadriennale di Roma nel 1975, Salon de la Jeune Peinture a Parigi nel 1976 e nel 1978, Arte in Permanente alla Permanente di Milano nel 1990, Memorie di porte mai attraversate a Palazzo dei Diamanti di Ferrara nel 1991, Triennale dell’incisione alla Permanente di Milano nel 1990 e 1994, XXXII Biennale d’Arte Città di Milano alla Permanente nel 1994, Venature a Berlino nel 1995, Metropoli a Lacchiarella nel 1996, Geliehte  Sachen, Mailand Kunstler alla Galleria Bertan Grass di Innsbruck nel 1997, Atelier a La Posteria di Milano nel 1998, Figurazione a Milano alla Posteria di Milano nel 2000, Nove cantieri d’immagine a Milano sul tema dell’arte pubblica allo Spazio Venti Correnti di Milano nel 2001, Naturarte a Lodi dal  1998 al 2002, Europe Art Laguages in varie sedi tra 2002 e 2003, Cinque artisti a Milano alla Cascina Roma di S. Donato Milanese nel 2003, 5 in volo alle Officine del volo di Milano nel 2005, Cinque artisti a Milano a Jorge Alcolea Arte Contemporaneo a Madrid sempre nel 2005, Venature 1988-2008 allo Spazio Guicciardini di Milano nel 2008, Magenta e il suo rosso alla Casa Brocca di Magenta nel 2009, Infinito naturale alla Chiesa dell’Angelo di Lodi nel 2010,  Premio Morlotti a Imbersago nel 2010 e Premio Maccagno a Maccagno  sempre nel 2010.

Ha tenuto varie personali, alla Galleria Camille Renault di Parigi nel 1975, alla Galleria Amnesia di Alessandria nel 1986, al Nord-Est Caffè di Milano nel 1998, a Villa Pomini di Castellanza (VA) nel 1999 e alla Galleria Fontana di Milano nel 2002.

ARIANNA  SARTORI

ARTE & OBJECT DESIGN

Via Cappello, 17 – 46100 MANTOVA – Tel. 0376.324260 - info@ariannasartori.191.it

 ANTONIO MIANO Sguardi dal secolo breve

 dal 4 al 28 giugno 2014

Nome della Galleria: Galleria “Arianna Sartori”

Indirizzo: Mantova – via Cappello, 17 – tel. 0376.324260

Titolo della mostra: Antonio Miano. Sguardi dal secolo breve

Date: dal 4 al 28 giugno 2014

Inaugurazione: Mercoledì 4 giugno, ore 18.00. Sarà presente l’artista

Orario di apertura: dal lunedì al sabato 10.00-12.30 / 16.00-19.30. Chiuso festivi

 La Galleria Arianna Sartori presenta il lavoro dell’artista Antonio Miano: “Sguardi del secolo breve”, che si inaugurerà Mercoledì 4 giugno alle ore 18.00 alla presenza dell’artista.

L’esposizione, a cura di Arianna Sartori, resterà aperta al pubblico fino al 28 giugno 2014.

 

Bruno Gorgone. L’infinito viaggiare nel segno – Opere 1980/2014

Si inaugura venerdì 6 giugno 2014 alle ore 18, nelle sale del settecentesco Palazzo Samone, nel centro storico di Cuneo, l’ampia mostra retrospettiva di Bruno Gorgone “L’infinito viaggiare nel segno – Opere 1980/2014”, con il Patrocinio della Regione Piemonte, del Comune di Cuneo – Assessorato alla Cultura e della Provincia di Cuneo.

L’esposizione a cura di Giorgio Barberis e Gabriele Simongini documenta, attraverso una settantina di opere, il percorso dell’artista cuneese, esponente dell’astrazione italiana, a iniziare dal ciclo dei “Giardini” degli anni Ottanta, dominati dai colori primari e dall’unidimensionalità della linea matissiana, per proseguire con le opere caratterizzate dal “pattern” quale reciproco scambio tra figurazione e astrazione (anni Novanta)  e con le successive “Texture”  (anni 2005- 2010) sino alle opere più recenti “Atlanti di stelle”, contrassegnate da una propensione alla essenzialità e alla dialettica fra bidimensionalità e tridimensionalità che dialoga con l’ambiente. A contrappunto dei dipinti sono presentati alcuni lavori su carta ispirati ai “Licheni” di Camillo Sbarbaro e ad alcune poesie inedite di Andrea Zanzotto pubblicate  per la prima volta nel 1996 in occasione di una mostra di Gorgone a Milano. Sono inoltre esposte alcune opere in vetro di Murano nelle quali l’autore incide i segni e le simbologie ricorrenti della sua pittura. Il suggestivo percorso espositivo tratteggia la coerente e personalissima ricerca di Gorgone, caratterizzata dalla sintesi fra segno – luce – colore.

I curatori della mostra hanno scritto di lui nei testi critici introduttivi:

“Seguendo il percorso creativo di questo pittore del tutto originale, si vede immediatamente il talento di un “iniziato”, di una sorta di caposcuola fuori dai canoni di una certa critica che, di volta in volta, lo ha avvicinato al decorativismo di Matisse, Kandinskij, Mondrian, Burri, e quanti altri ancora, nel segno del “pattern”o di una nuova concezione della contemporaneità artistica. Certo Bruno Gorgone, come ogni artista di cultura, non può dirsi estraneo agli influssi della Storia dell’Arte  ma,al pari di un novello Monet, va visto come un agnostico cultore della musealità, libero da ogni influsso precursore ed al massimo collegabile alla rimozione onirica di Sigmund Freud”. Giorgio Barberis

“La vocazione astratta del nostro artista fiorisce sempre dal reale visibile e sensibile, non è mai fine a se stessa ed è dotata di una malia quasi fiabesca, incantata, forse nel desiderio di un ritorno all’infanzia, all’alba primigenia della vita, una vita che deve prendere forma … Nelle opere di Gorgone il dinamico flusso della vita è stato purificato da qualsiasi nevrosi frenetica ed ossessiva e portato in una dimensione più distesa ed interiore, vicina alla musica ed alla poesia per i suoi ritmi quasi sonori. Così il suo astrattismo empatico e contemplativo evoca anche un’inesauribile proliferazione generativa, una piena armonia che lega l’Uno al Tutto e al Molteplice”.          Gabriele Simongini

Questa mostra realizzata in collaborazione con l’Associazione Culturale Alpi del Mare – “Saona” – Mediterraneo costituisce la prima esposizione ad ampio respiro presentata  dall’artista nella sua città natale.

Bruno Gorgone (Cuneo, 1958). Artista esponente dell’Astrazione italiana è presente nel panorama internazionale dell’arte contemporanea dai primi anni Ottanta. E’ noto per la sua personale pittura di “pattern” e per le opere in vetro di Murano incise su lamina d’oro. Laureato in Architettura all’Università di Genova, ha proseguito la sua formazione artistica a Venezia attraversando varie forme di espressione creativa. Il critico francese Pierre Restany, teorico del “Nouveau Réalisme”, si è interessato al suo lavoro e alle sue sperimentazioni nell’uso dei nuovi media. Il suo percorso è segnato da oltre cinquanta personali in gallerie, spazi pubblici e museali sotto l’egida di prestigiose istituzioni. Nel 2010 si è tenuta alla Pinacoteca Civica di Savona – Palazzo Gavotti l’ampia mostra retrospettiva “Bruno Gorgone. Giardino mentale – Opere 1980/2010, a cura di Germano Beringheli. E’ invitato a partecipare a importanti esposizioni nazionali ed internazionali tra cui il Salone Europeo d’Autunno di Parigi, le edizioni di Ligne et Couleur di Parigi del 1992 (Orangerie des Jardins du Luxembourg) e del 1996 (Ecole Nationale Supérieure des Beaux – Arts); la Mostra Alive, The White Box Gallery di New York, 2001; “Savona ‘900 – Un secolo di pittura scultura ceramica, Fortezza Monumentale del Priamar, 2008; il Festival dei Due Mondi di Spoleto 2010; La 54. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia e la Mostra Internazionale Padiglione Tibet, evento parallelo alla 55. Biennale di Venezia. Attualmente espone alla Triennale di Arti Visive di Roma, a cura di Daniele Radini Tedeschi, inaugurata da Achille Bonito Oliva ed è stato invitato al Premio Vasto “L’icona ibrida”, a cura di Gabriele Simongini (luglio/ottobre 2014). Hanno scritto del suo lavoro Pierre Restany, Vittorio Sgarbi, Germano Beringheli, Tommaso Trini, Costanzo Costantini, Milena Milani, Edoardo Di Mauro, Giorgio Seveso e molti altri critici e intellettuali. Vive ed opera tra Spotorno (Savona) e Venezia.

Conferenza stampa: mercoledì 4 giugno 2014, ore 11. Salone d’Onore del Palazzo Municipale di Cuneo

“Bruno Gorgone. L’infinito viaggiare nel segno – Opere 1980/2014”

Palazzo Samone, Via Amedeo Rossi, 4 – Cuneo

6/29  giugno 2014

Inaugurazione: venerdì 6 giugno 2014, ore 18

Orario mostra: venerdì – sabato – domenica, ore 16/19

Ingresso libero

RENATO COCCIA Verso e Paesaggio dai Canti di Giacomo Leopardi

La Galleria Arianna Sartori di Mantova, in via Ippolito Nievo 10, presenta la personale dell’artista Renato Coccia intitolata “Verso e Paesaggio dai Canti di Giacomo Leopardi”.

La mostra sarà inaugurata sabato 24 maggio alle ore 18.00 alla presenza dell’artista, nato a Sant’Omero (Teramo) nel 1935 e trasferito a Genova nel 1958 dove vive e lavora.

La personale rimarrà aperta al pubblico fino al prossimo 6 giugno 2014 con orario dal lunedì al sabato 10.00-12.30 e 16.00-19.30, chiuso festivi.

VERSO E PAESAGGIO

dai Canti di Giacomo Leopardi

Mi dicono che da fanciullino di tre o quattro anni, stava sempre dietro a questa o quella persona perché mi raccontasse delle favole. E mi ricordo ancor io che in poco maggiore età, era innamorato dei racconti e del meraviglioso che si percepisce con l’udito, o colla lettura, giacché seppi leggere, ed amai di leggere assai presto. (*)

Dai Canti di Giacomo Leopardi, Renato Coccia ha recentemente tratto narrazioni in forma di pittura.

Fitte di paesaggi, di memorie e di sogni – o memorie di sogni – inaccessibili se non al ricordo, incantate come i ricordi, queste sue inedite rappresentazioni/interpretazioni pittoriche alludono a frammenti di storie sospese al di là del quadro, là ove pare risiedere il senso recondito di quanto figurato, non del tutto sovrapponibile del resto col componimento poetico dal quale ha tratto ispirazione.

Il piacere dei racconti, tuttavia, sebbene questi vertano sopra cose sensibili e materiali, è però tutto intellettuale, o appartiene alla immaginazione, e per nulla corporale ne spettante ai sensi. E seduzioni dell’intelletto sono infatti quelle sottili incongruenze disseminate nelle opere di Coccia, che destabilizzano il significato immediato – ottico oppure letterario – che si credeva di aver colto nel quadro, costringendoci a riguardare di nuovo, a tornare indietro e ricomporre la logica inconsueta della rappresentazione, alla ricerca di una coerenza meno immediatamente evidente seppur del tutto percepibile.

La facoltà inventiva è una delle ordinarie, e principali, e caratteristiche qualità e parti dell’immaginazione. E si può dire che da una stessa sorgente, da una stessa qualità dell’animo, diversamente applicata, e diversamente modificata e determinata da diverse circostanze e abitudini, vennero i poemi (…) e i principi matematici (…), le architetture e… le pitture.

L’immaginazione pertanto è la sorgente della ragione, come del sentimento, delle passioni, della poesia. Anacronismi storici, riflessi non pertinenti, ombre divergenti, salti dimensionali, evocazioni letterarie, citazioni eccentriche ecc. costituiscono il ricco zibaldone di espedienti, strategie e ordigni pittorici messi in campo da Renato Coccia per decuplicare, nello spettatore, il piacere razionale ed intellettuale della ricerca del contenuto effettivo delle sue opere; pur avvertiti dell’impossibilità, qui e altrove, dell’esistenza di un loro significato univoco, finale e definitivo, restiamo tuttavia catturati dal racconto pittorico, presi entro la dipinta gabbia di ipotesi, verifiche e smentite, rapiti nel gioco degli enigmi e nell’esercizio, leopardianamente infinito, della facoltà inventiva della ragione, ovvero dell’immaginazione.

Negli ultimi bozzetti, una foglia sospesa, una goccia d’acqua, il vento: poi nulla, solido nulla.

Io era spaventato nel trovarmi in mezzo al nulla, un nulla io medesimo.

Io mi sentiva come soffocare, considerando e sentendo che tutto è nulla, solido nulla.

Angelo Del Vecchio

(*) tutte le citazioni in corsivo sono tratte dallo “Zibaldone di pensieri” di Giacomo Leopardi.

Pittore e incisore, Renato Coccia nasce a Sant’Omero (Teramo) il 22 giugno 1935. Nel 1958 si trasferisce a Genova, dove vive e lavora pur continuando le colline teramane a essere la meta dei suoi soggiorni estivi; con esse manterrà sempre un rapporto sensibile rinsaldando le sue origini culturali e, attraverso i costanti movimenti di partenza e ritorno, rinnovando continuamente il suo sguardo.

Nelle sue prime personali, dai primi anni ’80, propone opere di carattere figurativo – paesaggi campestri, scogliere, borghi marinari e appenninici – in cui il suo modo di vedere e sentire la natura si traduce in una pittura che, pur accostandosi alla tradizione en plein air, lascia intravedere i temi della ricerca più matura dove il paesaggio è inteso sia come elemento soggettivo e autobiografico sia come memoria.

Pur continuando a insistere sul motivo naturale, la sua ispirazione artistica trova spazio anche in altri ambiti lasciandosi spesso attrarre da temi storici, religiosi e letterari. Si spiegano così le mostre Briganti d’Abruzzo e La guerra civile nell’Abruzzo Teramano (1860-61) – allestite nelle sale della fortezza di Civitella del Tronto – a cui lavora tra il 1988 e il 1991 e, nove anni più tardi a Teramo e Pescara, Santi e Beati d’Abruzzo, una rassegna di trentacinque dipinti esposti in occasione dell’Anno Giubilare.

Gli anni tra il 2004 e il 2008 sono cruciali per la sua opera. Nella mostra di Milano del 2004 – Paesaggi e rimembranze – e in quella di Genova nel 2005 – Stagioni – ritorna a dipingere natura e paesaggio. Testimonianze della preistoria, Gelsi spuntati, Controluce sul fiume Arche, L’afa nel verde, Case tra gli ulivi, La preda, rappresentano vedute dei luoghi delle sue origini, e non solo, che – pur avendo cura e attenzione ai dati sensibili e conoscibili – sono ormai trasfigurazioni della memoria, totali interiorizzazioni del suo rapporto con il mondo. Nel 2007 allestisce Il volto della Passione, un grande crocefisso appeso sopra il pulpito della Chiesa di Santa Zita in Genova composto da una variazione di sette ritratti di Gesù. In parallelo, lavora al progetto di illustrare la Commedia di Dante attraverso un ciclo di cento incisioni realizzate, in forma di ex libris, con le tecniche dell’acquaforte e della puntasecca. La Divina Commedia negli ex libris di Renato Coccia è esposta nel 2008 a Sant’Omero e nel 2012 a Sassoferrato per la XXIII Rassegna delle Edizioni d’arte numerate Bartolo da Sassoferrato.

Nel 2010 ordina la prima antologica Opere 1960-2010 nella sua città natale. Una selezione delle opere e della rassegna critico-bibliografica è raccolta nel volume Tratto colore poesia (Media Edizioni, 2003).

Le sue incisioni, realizzate in molteplici espressioni (puntasecca, acquaforte e maniera nera), sono state pubblicate su riviste di grafica e poesia ed esibite in numerose rassegne d’arte tra le quali quelle curate dall’Associazione Incisori Liguri e dall’Associazione Nazionale Incisori Italiani di cui fa parte.

Hanno scritto del suo lavoro, tra gli altri: Vito Moretti, Luigi Braccili, Gabriele Di Cesare, Gabriele Di Francesco, Gian Carlo Torre, Mauro Mainardi, Vitaliano Angelini, Felice Ballero, Giannina Scorza e Silvio Rini.

ARIANNA SARTORI

ARTE & OBJECT DESIGN

Via Ippolito Nievo, 10 – 46100 MANTOVA – Tel. 0376.324260 – info@ariannasartori.191.it

 RENATO COCCIA

Verso e Paesaggio

dai Canti di Giacomo Leopardi

 24 Maggio – 6 Giugno 2014

Nome della Galleria: Galleria “Arianna Sartori”

Indirizzo: Mantova – via Ippolito Nievo, 10 – tel. 0376.324260

Titolo della mostra: Renato Coccia. Verso e Paesaggio dai Canti di Giacomo Leopardi

Date: dal 24 maggio al 6 giugno 2014

Inaugurazione: Sabato 24 maggio, ore 18.00

Orario di apertura: dal lunedì al sabato 10.00-12.30 / 16.00-19.30. Chiuso festivi

ADELINA il nuovo romanzo fantasy di ANNA GIRALDO

Presentazione: Mercoledì 21 maggio – ore 21.00

Centro Culturale Biblioteca Comunale di Quistello

Via Cesare Battisti 44

Il terremoto le ha fatto crollare la casa: ha perso tutto, i vestiti, il cellulare, il computer, i libri di scuola. Eppure Sole non si dispera, si reputa fortunata, in fondo. Quando conosce Riko, prima in chat e poi di persona, non si capacita di come possa essere tanto scontroso. Ma c’è un segreto nel cuore del ragazzo. Un libro di fiabe, una saggia vecchietta e una strana ospite della casa di riposo Ortensia accompagneranno Sole e Riko in un’avventura straordinaria alla scoperta di un’antica leggenda e del primo amore.

Anna Giraldo è nata a Mantova nel 1972 e vive da sempre a Quistello. È laureata in Economia e Commercio e si occupa di informatica, ma nel tempo libero, da qualche anno a questa parte, ha scoperto la passione per la scrittura. Anglofila per vocazione, ha pubblicato 436 e Thunder+Lightning con Casini Editore e Ogd, ovvero il lato B di ogni cosa con Linee Infinite, tre romanzi ambientati in gran parte a Londra. Con Adelina Anna torna finalmente a casa per raccontare

a modo suo l’esperienza del terremoto del 2012.

Sinossi

Sole, che compirà tredici anni ad agosto, ha appena vissuto un’esperienza catastrofica: in seguito al terremoto del 29 maggio 2012 la sua casa è crollata.

Dopo meno di un mese dalla disgrazia vive con i genitori, Gio, che fa il carpentiere, e Viola, ex corista, nel prato accanto ai resti della casa, dorme in una canadese e tutte le sue cose sono rimaste sotto le macerie. Anche la situazione economica della famiglia non è delle migliori: Viola e Gio hanno problemi con il lavoro e non possono permettersi nemmeno una serata in pizzeria.

Nonostante le difficoltà Sole è felice e ottimista.

Quando la Biblioteca riapre nei container e mette a disposizione un computer per il collegamento a internet, Sole conosce “Cercatore” nella chat di Facebook.

Cercatore in realtà si chiama Riccardo (Riko), ha sedici anni e abita a Bologna e, pur non volendo mostrare le sue foto a Sole, insiste subito per incontrarla.

Nel frattempo la ragazzina fa visita alla vicina Amelia, che vive in una casa fiabesca nascosta da un parco fitto e incolto. Amelia le dona il libro illustrato “Ninfe del bosco” e le chiede andare a trovare al ricovero la bisnonna Adelina.

Sole trascorre il suo tempo leggendo le fiabe di ispirazione mitologica contenute nel libro e si reca spesso al ricovero, dove, oltre alla simpatica e smemorata vecchietta, scopre, rinchiusa in una stanza riservata al personale, una ragazza bellissima, in apparenza pazza.

Dopo qualche insistenza da parte del ragazzo, accompagnata da Viola, una madre decisamente sui generis, incontra Riko. Il primo appuntamento si rivela una cocente delusione. Il nuovo amico è carino e piace molto a Sole, nonostante zoppichi e sia costretto a utilizzare una stampella, ma è indisponente e scontento di tutto e decide di tornare a Bologna pochi minuti dopo il suo arrivo.

Solo in seguito a una sequela di scuse in chat, la ragazza accetta di rivederlo.

Un secondo incontro e alcune chiacchierate in chat fanno crescere la complicità tra i due. Riko lascia trasparire la sua rabbia per l’handicap che gli impedisce di condurre una vita normale mentre Sole gli racconta della ragazza rinchiusa nel ricovero. Armando, l’infermiere, l’ha trovata sull’argine proprio il 29 maggio e, nell’emergenza, ha deciso di ospitarla nella stanza riservata al personale. La ragazza, che Sole va a visitare di nascosto, non parla e sembra non conoscere l’uso dei vestiti. Riko si infiamma immediatamente venendo a sapere che è prigioniera e propone a Sole di liberarla.

La pena per Adelina, che è stata ricoverata in ospedale, le ristrettezze economiche che preoccupano i genitori, la solitudine dell’estate in un paese distrutto dove anche la tendopoli diventa offlimits a causa dei litigi tra adulti, spingono Sole ad accettare la proposta del ragazzo.

Non appena Riko vede la “prigioniera” la riconosce: è Phoebe, una delle sette Eliadi, sorella di Faéton che rubò il carro del Sole al padre Elio e, per questo, fu colpito dalla folgore di Giove cadendo nel Po. Le sorelle, accorse sulle rive del fiume per piangere il fratello morto, furono trasformate in pioppi. Dopo millenni Phoebe, grazie alle scosse di terremoto, è riuscita a liberarsi e a fuggire.

Quando Sole gli domanda come mai sia sicuro della natura di Phoebe, Riko le spiega evasivamente di avere già avuto a che fare con una Ninfa.

In una rocambolesca fuga i nostri eroi si ritrovano a Rimini, nell’appartamento di villeggiatura della famiglia del ragazzo, dove passano la notte. Il mattino successivo Sole si sente in colpa per avere mentito ai genitori e ingannato Armando, l’infermiere della casa di riposo. Matura così la decisione di tornare a casa portando Phoebe con sé, fiduciosa che i genitori l’accetteranno senza remore.

Riko però ha altri piani: è in combutta con l’Oceanina Climene, madre di Phoebe, e la sta aspettando per restituirle la figlia, sicuro che voglia farla tornare nel pioppo in cui è stata imprigionata da sempre. In cambio Climene chiederà al dio Elio di guarire la gamba di Riko.

Racconta a Sole anche dell’incidente che ha causato la sua menomazione: un paio di estati prima, durante un campo scout, rimase ammagliato dalla Ninfa Melìa; una notte, nel bosco, dopo avere respinto l’invito a vivere con lei accanto al Frassino cui era votata, fuggì spaventato dalle urla animalesche della Ninfa precipitò in un burrone rimanendo ferito.

Amareggiata delle rivelazioni di Riko, Sole prende con sé Phoebe e fugge diretta verso casa.

Ma una brutta sorpresa aspetta le due ragazze.

La vicina Amelia li sta aspettando e rivela di essere la Ninfa Melìa, pronta a tutto pur di riavere il suo Riko. Sole sviene, vittima di un incantesimo, e si risveglia nel giardino legata a un tronco da tralci di edera. Anche a Phoebe è toccata la stessa sorte.

Melìa sta svelando i suoi progetti, quando Riko, Climene e il dio Elio compaiono nel giardino. Come in una commedia degli errori, ogni persona presente si mette in gioco per ottenere quanto desidera. Melìa offre Phoebe e Sole al dio chiedendo di poter rimanere con Riko per sempre. Riko si offre a Melìa in cambio della libertà di Sole. Ma le decisioni del dio Elio sono differenti: Riko e Sole torneranno a casa, Phoebe sarà affidata alle cure di Climene e Melìa dimenticherà l’amore per Riko. Chiede inoltre a Sole di esprimere un desiderio: una casa nuova, denaro per i suoi genitori, riavere tutte le cose perse nel terremoto. Ma l’unica richiesta della ragazzina è che l’handicap di Riko finalmente guarisca.

Elio non esaudisce il desiderio di Sole, Riko dovrà imparare a tirare fuori tutti i suoi colori e solo così riuscirà a guarire senza l’aiuto degli dei. Il ragazzo non comprende il senso delle parole del dio e, deluso, se va.

Sole ritorna a casa dove cerca di spiegarsi con i genitori che stentano a crederle. Sta arrancando dinanzi alle domande scettiche di Viola e Gio quando arriva Riko e le dichiara il suo amore.

Il 10 agosto mentre Viola, Gio, Sole e Riko stanno festeggiando il compleanno di Sole, si presenta Lucio, un cantautore, vecchia conoscenza di Viola. Sole e Riko riconoscono subito i tratti del dio Elio nei lineamenti dell’uomo.

Lucio propone a Viola di cantare per un cd di beneficienza, lei riceverà comunque un compenso, mentre il ricavato delle vendite servirà per comprare delle scuole di legno, la prima delle quali verrà installata proprio nel paese di Sole.

È già autunno inoltrato quando Sole racconta che con i soldi guadagnati da sua madre la famiglia ha dato l’anticipo per un camper usato in cui alloggiare durante l’inverno. La scuola di legno è arrivata e le lezioni sono iniziate regolarmente.

Le scosse sono diminuite, ma il terremoto non è ancora finito: “mancano le piazze, le chiese, i municipi, le biblioteche, i teatri, le palestre, le scuole, tutto”.

Adelina, che non è la bisnonna di Amelia, anzi, non l’ha mai conosciuta, è tornata dall’ospedale, ha ascoltato con interesse la storia delle Ninfe e ha concluso dicendo: “Lascia perdere le Ninfe, Sole. A immischiarsi con loro si finisce nei guai. Piuttosto raccontami di te e Riko: questa sì che è un’altra fantastica storia!”.

Giulio Girondi

Responsabile editoriale Il Rio-Edizioni

IL RIO edizioni – Arte, Architettura, Saggistica
Casa Cavazzi – via XX Settembre 17, 46100 Mantova
cellulare: 328 9154797
e.mailgiulio.girondi@gmail.com
web: www.ilrio.it

ANGELO CASTAGNA E MARCO FULGERI

La Galleria Arianna Sartori presenta il lavoro di due artisti mantovani: Angelo Castagna e Marco Fulgeri che si inaugurerà Sabato 17 Aprile alle ore 17.30 alla presenza degli artisti.

Angelo Castagna esporrà un ciclo di dipinti ad olio mentre Marco Fulgeri presenterà una nuova serie di sculture in terracotta con ossidi e lustri a terzo fuoco.

L’esposizione, a cura di Arianna Sartori, resterà aperta al pubblico fino al 29 Maggio 2014.

ANGELO CASTAGNA nasce a Cesole di Marcaria (Mn) il 22 novembre 1939. Risiede a Mantova in viale Gorizia 8/b, tel. 0376.369185. Caricaturista, Illustratore, Pittore. Ha partecipato a importanti manifestazioni artistiche collezionando premi, riconoscimenti, lusinghiere critiche e recensioni su quotidiani, giornali e riviste d’arte. La sua prima formazione artistica è quella della pittura e della grafica. Successivamente, in collaborazione con la “Gazzetta di Mantova” sviluppa, per dieci anni, il percorso storico intrecciato alle vicende della squadra biancorossa, con vignette caricaturali.

È apprezzatissimo illustratore di parecchie pubblicazioni tra le quali ricordiamo: – Il Ghetto di Mantova (copertina), Adalberto Sartori Editore, 1973. – I Palazzi dei Gonzaga in Marmirolo (copertina), Adalberto Sartori Editore, 1974. – Il Bosco Fontana e le sue vicende storiche (copertina), Adalberto Sartori Editore, 1974. – Il Castello Gonzaghesco di Goito (copertina), Adalberto Sartori Editore, 1976. – Fra Me e Me, Autobiografico, Ed. Adalberto Sartori, Mantova, 1978. – 3° Raduno Nazionale Enocicloturistico (copertina), 1979. – Quistello 1940-1945 – Un Paese nella Guerra (copertina), di Giorgio Breviglieri, 1985. – La Rivincita (copertina e tavole interne), di Sergio Lasagna, 1985. – Suzzara Il Calcio I Protagonisti 1913-1985, Edizioni Bottazzi Suzzara, 1986. – Kultbrief – Panorama Culturale Germanico, 1990. – Istituto di Cultura Germanica, (collaboratore illustrativo), 1990. – La Rasdora (agenda – dodici tavole interne), 1991. – Capir Par Patir, di Gino Costa, 1991. – Le Tappe del Papa a Mantova (Giovanni Paolo II°), Gazzetta di Mantova (inserto speciale), 22 giugno 1991. – Angelo Castagna: Mantovanamente nostri – 150 Personaggi di ieri e di oggi dell’Arte, Cultura, Spettacolo, Politica, Imprenditoria, Sport e…, Edizioni Bottazzi Suzzara, 1992. – “La Ghirlandina” Palazzo gonzaghesco (XV sec.), “Chiesa di San Girolamo” (XV-XVI sec.) di Motteggiana (Mn) illustrate su cartolina, 1992. – Storie dal cassetto, (Copertina e tavole interne), di Elena Semeghini Zinetti, 1992. – Vint an in dialet, Edizioni del ‘Fogoler’, (tavole interne), Mantova, 1992. – La prima volta, Wainer Mazza, (illustrazione), 1995. – Par mia smengar, Gino Costa, (illustrazione), 1998. “Dei Tarocchi del Mantegna e di arcani misteri”, illustra la sfera di cristallo con l’effige di Mantova misteriosa nell’ora del tramonto, a cura di Monica Bianchi, Edizioni il Cartiglio Mantovano, evento Festival Letteratura 6 settembre 2012.

Opere in edifici pubblici: 1980 – Cristo Sofferente, olio su tavola, cm. 40×50. Pieve di San Benedetto, Cesole (Mn). 1990 – Via Crucis, Chiesa Suore Domenicane B.I., Loano (Sv). 1993 – Via Crucis, Chiesa di Monsummano Terme (Grotte parlanti), (Pt). 1999 – San Benedetto, olio su tavola, cm. 40×50. Pieve di San Benedetto, Cesole (Mn).

MARCO FULGERI vive e lavora a Motteggiana in provincia di Mantova. Allievo del Maestro Jori, trova nella creta il mezzo idoneo per dare forma alle sue idee e fantasie, dove spesso i soggetti figurativi prendono ispirazione dalla mitologia e dal mondo onirico. Nelle opere recenti, oramai arrivate all’astrazione dopo lunghi anni di percorso creativo e di sperimentazioni, le linee, le curve, le spirali, gli ‘ingranaggi’ vogliono rappresentare l’io interiore, la crescita di ciò che abbiamo dentro, indipendentemente dall’aspetto esteriore, il nostro essere come una macchina logorata (ossidata) dal tempo che ‘macina’ i nostri sogni e le nostre speranze e che fa muovere i nostri passi in un mondo sempre in evoluzione. Forme che riflettono la nostra essenza si rincorrono ed intrecciano in quello che noi siamo ma non possiamo vedere allo specchio. Le sue opere, dove il fragile cotto si veste delle sembianze del duro metallo (cioè dove la fragilità interiore dell’uomo si camuffa e si cela dietro un’inesistente forza diamantina di fronte alle avversità della vita) convincono per la loro matericità cromatica, magmatica ed ‘epicamente’ visionaria e sono interessanti per la plasticità dinamica e vorticosamente ascensionale di matrice futurista, ma qui unita non ad un’ottimistica gioia e fiducia certa ed incondizionata nel progresso umano, bensì ad un ripensamento esistenziale ‘freudiano’ ed intimistico che vi è sempre sotteso: la pura estetica, infatti, non è sufficiente per un’opera d’arte, avendo necessità di un messaggio, appunto di un significato, di una ‘simbologia’, ma nel contempo deve essere anche esteticamente ‘bella’, accattivante ed attraente, come lo sono quelle di Fulgeri. Meccanismi dell’anima, quindi, feriti e segnati dalla vita, che, nei loro riflessi argentei e aurei originari o cangianti in nebulose ossidazioni, ci disvelano l’interiorità della psiche umana, tra ammiccanti ed originalissimi e sempre personalizzati richiami esteriori a Mitoraj (volti-maschere frammentate e sincopate entro stritolanti macchinari), a Pomodoro (sfere auree e ferree dentellature di ruote) e ad Arman con la sua classicità ‘tagliata’ da vecchi ingranaggi e meccanismi scartati dal mondo del consumismo. (Giampaolo Trotta)

Mostre personali e collettive recenti:

2013 – “Nei meandri di ossidati meccanismi dell’anima” – Galleria IAC (personale), Impruneta (Fi), presentazione Prof. Giampaolo Trotta. “ Presenze” – Club La Meridiana, Casinalbo (Mo), a cura di Barbara Ghisi. “Abstracta” – Palazzo Ducale di Sabbioneta (Mn), a cura di Barbara Ghisi. “Prebiennale 2013” – Art Studio, S. Donà di Piave (Ve), curatore Paolo Dogà.

2012 – “Regal-arte”, Galleria ArteArte, Mantova. “Artistar”, Galleria N.o.A., Milano. Pircher Spa, Rolo (Re) in occasione incontro Lions Club Fabbrico. “San Sebastiano tra sacro e profano”, Palazzo Scroffa, Biennale Ferrara, a cura di Lucio Scardino. “Doppia personale con Matteo Arfanotti” Castello Doria Malaspina, Calice al Cornoviglio (Sp). “Sguardi d’Autore”, Galleria ArteArte, Mantova. “Artistinmostra”, fiere di Parma, Finalista premio del pubblico.

2011 – “Tre riflessi dell’anima”, Studio d’Arte La Marina, Pietrasanta (Lu). “Inferna et Superna”, Sarzana (Sp).

2010 – “Filetto Progetto Arte”, Artisti in Piazza (curatore), Borgo di Filetto (Ms). “Moonlight Vision”, Art Studio, Ravenna. “Proponendo”, Galleria 18 Bologna, Fiera Forte dei Marmi (Lu). “Arte in Arti e Mestieri 2010”, Fondazione scuola F.Bertazzoni, Suzzara (Mn).

2009 – “Di Terra e di Luna”, Borgo di Filetto (Ms).

ARIANNA  SARTORI

ARTE & OBJECT DESIGN

Via Cappello, 17 – 46100 MANTOVA – Tel. 0376.324260 - info@ariannasartori.191.it

 ANGELO CASTAGNA

MARCO FULGERI

dal 17 al 29 maggio 2014

 Nome della Galleria: Galleria “Arianna Sartori”

Indirizzo: Mantova – via Cappello, 17 – tel. 0376.324260

Titolo della mostra: Angelo Castagna e Marco Fulgeri

Date: dal 17 al 29 maggio 2014

Inaugurazione: Sabato 17 maggio, ore 17.30. Saranno presenti gli artisti

Orario di apertura: dal lunedì al sabato 10.00-12.30 / 16.00-19.30. Chiuso festivi

 

Domenico Difilippo “Astrattismo Magico fase seconda – 2001” “Astrattismo Magico fase seconda – 2001”

Dal 10 al 22 maggio nella bellissima città dei Gonzaga, Mantova, presso la Galleria “Arianna Sartori: Arte & Object Design” in via Ippolito Nievo n° 10, si terrà la personale di Domenico Difilippo, che presenterà opere dal 2001 fino alle più recenti: dalle grandi carte di Astrattismomagico fase seconda, ai Codici e Manoscritti, sino alle grandi Icone, che nell’ultimo decennio nella ricerca dell’Artista emiliano testimoniano le ormai celeberrime installazioni; che attestano la sua fantasiosa creatività scenografica, realizzate spesso in luoghi o spazi storici bellissimi come: Palazzo Pepoli a Trecenta nel 2007; Castello dei Pico a Mirandola nel 2009; Palazzo Ricci e Torrioni Babini e Farini di Russi 2012; sino a quella più imponente e maestosa realizzata a Villa Badoer del Palladio a Fratta Polesine nel 2012; e per ultima in senso cronologico “Presenze” alla Rocca Estense di Finale Emilia nell’inverno 2013, realizzata purtroppo nel corpo del monumento mutilato dopo il sisma del 2012; quest’ultima operazione installativa è stata voluta fortemente dall’autore e dalle Istituzioni per sensibilizzare il senso di appartenenza di una comunità che si identifica col il suo passato e la sua storia che hanno espresso valori irrinunciabili come il “Castello delle Rocche e la Torre dei Modenesi”.

Difilippo come un torrente montano impetuoso

Capita talvolta, presi da un misterioso ed imprevedibile impulso, di rassembrare gli esseri umani a delle entità naturali siano esse animali o geofisiche… E’ allora che Difilippo mi si configura come un torrente montano dalle chiare e pure acque che vorticano verso il piano. Così è la forza creativa di Domenico mai fermo e compiaciuto della tappa raggiunta ma continuamente attore della sua fantasia elaborativa che vede nelle cose ciò che agli altri sfugge.

Nascono così, dopo il periodo della sua bella pittura, giocata su una surrealtà dalle miriadi di tratteggi che ne fanno un morbido vello dai colori opalescenti, le sue pitto-sculture dove pittura e scultura si eccitano reciprocamente in modo sapiente. Ed ecco, configurarsi dal vuoto, i menhir, gli alberi, i pali dorati, le spagliate damigiane verde-brunite, i codici e le multiformi icone isolate o contestualizzate in “oblunghe ferite” sulle quali Freud disserterebbe volentieri.

Gilberto Cavicchioli -  Mantova, aprile 2014

DOMENICO DIFILIPPO è nato a Finale Emilia nel 1946, vive e lavora a San Felice sul Panaro in Provincia di Modena. Ha studiato all’Istituto d’Arte di Modena, all’Istituto d’Arte di Castelmassa (Rovigo) e all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Nel 1991 a Brema (Germania), redige il Primo manifesto dell’Astrattismo Magico; e nello stesso anno, per la prima volta, “La nuova Pittura” di Difilippo, viene proposta in Italia a Ferrara a Palazzo dei Diamanti, su invito del direttore Franco Farina. Dal 1996, per meriti artistici ha avuto diversi incarichi per l’insegnamento nelle Accademie di Belle Arti di: Firenze, Sassari, Venezia, Carrara e a Brera, Milano. Dal 2001 è a Bologna dove ha insegnato Cromatologia, ha inoltre ricoperto l’incarico di Vicedirettore dal 2011-2013. Dal 2003 la sua ricerca e le sue esposizioni vertono esclusivamente a soluzioni Installative: “L’isola d’Arcadia” Rocca Possente di Stellata, 2003; “L’oro dei Pepoli” Palazzo Pepoli di Trecenta, 2007; “La lancia di Ulisse” Torrione Farini, Russi, 2012; “Grandi Icone” Villa Badoer, Fratta Polesine, 2012… Intensa la sua attività espositiva dal 1963 ad oggi, oltre a rassegne per invito nazionali ed internazionali si contano più di sessanta personali in varie città italiane e all’estero a: Parigi, Londra, Brema, Lussemburgo, Zagabria, New York e San Francisco; frequentemente presentate o introdotte spesso da illustri critici d’arte, poeti o scrittori.

 www.domenicodifilippo.it

 Inaugurazione: Sabato 10 maggio 2014 alle ore 17,30

Sarà presente l’Artista

Presentazione di Gilberto Cavicchioli

Organizzazione e mostra a cura di Arianna Sartori

 ARIANNA SARTORI ARTE & OBJECT DESIGN

Via Ippolito Nievo, 10 – Mantova – tel. 0376.324260 – info@ariannasartori.191.it

 Orari: dal lunedì al sabato 10.00 – 12.30 / 16.00 – 19.30. Chiuso festivi.