CESARE LAZZARINI, Dipinti (1975-1995)

La Galleria Arianna Sartori di Mantova, in via Cappello 17, presenta la retrospettiva dell’artista Cesare Lazzarini intitolata “Dipinti (1975-1995)”.

La mostra sarà inaugurata Venerdì 29 agosto alle ore 18.00 alla presenza della figlia Isabella curatrice della mostra.

La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al prossimo 18 settembre 2014 con orario dal lunedì al sabato 10.00-12.30 e 16.00-19.30, domenica 7 settembre 15.30-19.00, chiuso festivi.

Cesare Lazzarini

Dipinti  (1975-1995)

Cesare Leonbruno Lazzarini nasce a Mantova il 10 gennaio 1931. Le sue prime esperienze artistiche sono straordinariamente precoci: le prime opere datano degli anni 1948-1949 e mostrano sin dai primordi l’indiscutibile originalità e l’autonomia da correnti e scuole che caratterizzano tutta la sua attività artistica. Negli anni Cinquanta insegna all’Istituto Statale d’Arte di Mantova, affacciandosi alla ribalta artistica nazionale e internazionale grazie alla partecipazione alla XXVIII Biennale di Venezia del 1956. Nel 1967 si diploma in scultura con Quinto Ghermandi all’Accademia di Belle Arti di Bologna, tornando poi a Mantova, dove si dedica all’insegnamento di discipline storico-artistiche nelle diverse scuole della città e della provincia, dalle medie inferiori ai licei, dalle scuole sperimentali agli istituti speciali, arricchendo in tal modo la propria esperienza artistica con sperimentazioni didattiche diverse. Si spegne nella sua casa di Mantova la notte del 27 dicembre 2010.

Dagli anni Cinquanta le sue opere sono state esposte in rassegne personali e collettive italiane e straniere: nel 1956 partecipa alla XXVIII Biennale Internazionale di Venezia, nel 1957 alla Mostra Triennale di Milano, nel 1959 merita il primo premio Crogiolo d’Oro di Vicenza, nel 1960 espone al Premio Internazionale di Pittura d’Albissola Marina, nel 1961 espone al Premio nazionale Marzabotto della Resistenza. Negli anni Sessanta collabora a Bologna con il Gruppo 63, pubblicando per Scheiwiller e Geiger. Impossibile elencare tutte le manifestazioni pure significative a cui Lazzarini è invitato dagli anni Settanta: basti rammentare che nel 1981 realizza interpretazioni artistiche dell’Eneide, delle Bucoliche e delle Georgiche nell’ambito del Bimillenario Virgiliano (esposte ed edite) e nel 1985 espone a Mantova (Palazzo della Ragione) la personale Mantova: una città e la sua memoria. Sue sculture monumentali sono state realizzate per Mantova e provincia: fra esse, va ricordato almeno il Monumento al Vecchio, statua in bronzo realizzata nel 1990 per la Casa di riposo “Don Mazzali”, a Mantova. A poco più di tre anni dalla scomparsa dell’artista, l’Associazione Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani, con la collaborazione del Comune di Mantova e della Provincia di Mantova, e il patrocinio dell’Accademia Nazionale Virgiliana, ha presentato a cura di Renata Casarin e di Isabella Lazzarini la mostra antologica Cesare Lazzarini (1931-2010). Le sere i fantasmi gli strani pensieri  (12 aprile-18 maggio 2014, S. Maria della Vittoria, Mantova).

Refrattario a scuole o appartenenze, nel corso della sua vita Lazzarini affianca costantemente la propria attività di scultore a quella di disegnatore e di pittore, ma anche la poesia e la letteratura sono per lui campi di esercizio e di ricerca artistica. La vasta gamma delle tecniche che Lazzarini padroneggia e la sua inesausta sperimentazione formale gli consentono di esplorare espressioni artistiche che spaziano dall’artigianato orafo all’arte sacra, dalla ricerca storica alla interpretazione esistenziale e poetica.

In questa occasione, la retrospettiva che si inaugura il 29 agosto 2014 alla Galleria Arianna Sartori – Cesare Lazzarini. Dipinti (1975-1995) – propone al pubblico uno spaccato particolare dell’universo artistico di Lazzarini. La mostra infatti offre una selezione di dipinti a olio su tavola, nella maggior parte mai esposti prima, che esplorano le infinite variazioni sul tema del rapporto fra lo spazio e l’uomo, fra la presenza e l’assenza. Così, alle vedute di una Mantova silente e deserta (già esposte al Palazzo della Ragione nel 1985) si affiancano paesaggi d’acque e di monti, e le composizioni floreali, intese come esplorazioni cromatiche e formali, fanno da controcanto a un ciclo di grandi dipinti risalenti all’ultima stagione figurativa del pittore e incentrati sul binomio città/donna nelle sue innumerevoli varianti di vita e di morte.

Isabella Lazzarini

ARIANNA SARTORI

ARTE & OBJECT DESIGN

Via Cappello, 17 – 46100 MANTOVA – Tel. 0376.324260 - info@ariannasartori.191.it

CESARE LAZZARINI

Dipinti  (1975-1995)

 29 agosto – 18 settembre 2014

Nome della Galleria: Galleria “Arianna Sartori”

Indirizzo: Mantova – via Cappello, 17 – tel. 0376.324260

Titolo della mostra: Cesare Lazzarini. Dipinti (1975-1995)

Date: dal 29 agosto al 18 settembre 2014

Inaugurazione: Venerdì 29 agosto, ore 18.00

Mostra a cura di Isabella Lazzarini

Orario di apertura:             dal lunedì al sabato 10.00-12.30 / 16.00-19.30.

Domenica 7 settembre 15.30-19.00. Chiuso festivi

 

GIANNI PASCOLI, Una vita d’artista, Immagini, libri, sogni per un mondo migliore

La Galleria Arianna Sartori di Mantova, in via Ippolito Nievo 10, presenta la mostra dell’artista Gianni Pascoli intitolata “Una vita d’artista. Immagini, libri, sogni per un mondo migliore”.

La mostra sarà inaugurata Sabato 30 agosto alle ore 18.00 alla presenza dell’artista.

La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al prossimo 11 settembre 2014 con orario dal lunedì al sabato 10.00-12.30 e 16.00-19.30, domenica 7 settembre 15.30-19.00, chiuso festivi.

Giovanni Pascoli è un artista che ha elaborato il proprio linguaggio in solitaria meditazione, appartato nel suo atelier di San Giuseppe di Cairo, da dove di tanto in tanto è sortito per ordinare alcune mostre personali a Milano e in Piemonte al fine di dialogare col pubblico colto, di misurarne le reazioni e coglière motivati giudizi. Un artista, dunque, del tutto estraneo ai clamori pubblicitari e alle lusinghe mondane e, per contro, sempre rivolto a cercare nella propria interiorità le ragioni del suo operare: il che, a ben badare, costituisce un esempio di dirittura morale.

E subito si dovrà notare che, ad uno sguardo retrospettivo, quelle mostre rappresentano le tappe fondamentali della sua ricerca, indicando come, in gradualità di transiti, da una immagine iniziale in cui la connotazione del reale ancor si proponeva in incombente fisicità egli sia pervenuto ad una trasfigurazione poetica delle forme in grado di ridurre quello stesso reale a esclusivo pretesto, a stimolo costante dell’immaginazione creativa. Si tratta di una conquista decisiva nel contesto della sua vicenda in quanto dischiude sull’avvenire una prospettiva fondata su convinzioni maturate a livello di coscienza.

Ditale conquista giusto quest’ultima personale rende piena testimonianza.

Il paesaggio — ch’è poi il tema dominante l’opera di Pascoli — ormai risulta per intero sottratto alle apparenze sensibili e ricondotto nei termini di una esperienza interiore. Di volta in volta, infatti, il dipinto conchiude una emozione o uno stato d ‘animo, si esalta nell’aspirazione a un panico abbraccio o rabbrividisce per la malinconia di un ricordo, per il fuggevole riaffiorare di una antica memoria. E’ lo specchio, cioè, del rapporto, sempre mutevole, che l’artista imposta con la sua terra, albergo di una civiltà contadina che par nutrirsi, ad un tempo, della dura sostanza della pietra e delle stemperate luminescenze del prossimo mare.

Questa terra, per Pascoli, è un minuscolo Eden, il centro della sua Rosa dei Venti, tanto che, l’una all’altra accostate, le immagini compongono il diario di una trepida riscoperta effettuata attraverso le geografie del cuore.

Di qui la loro intima verità, sia che lascino intravedere un casolare che s’accampa fra cortine di alberi lussureggianti oppure un ponte sospeso sopra un ruscello al di là di una cascata di fogliame, sia che col gano scorci di una campagna gloriosa nel meriggio o gli anfratti di un bosco invasi dalle ombre del crepuscolo, sia che evidenzino i rami fronzuti della matura estate oppure adombrino le rovine tremanti del tardo autunno. E di qui, anche, la loro facoltà di introdurre l’osservatore, con immediatezza, nel volgere di un evento di lirica pregnanza.

Questi esiti, Pascoli li ha ottenuti sul filo di un’applicazione assidua: in ascolto di sé, delle sue risonanze interiori. Ha eliminato la rigidità del taglio tridimensionale in favore di uno spazio fluido nel quale le forme si inscrivono con la diversa carica di energia ch’egli ritiene di dotarle a seconda del sentimento che l’opera governa; ed ha eliminato, nella gamma cromatica, quei riferimenti naturalistici che avrebbero inchiodato l’immagine all’hic et nunc, adottando i colori in chiave psicologica onde puntualizzare ogni interna vibrazione. In altre parole, Pascoli ha adeguato all’assunto ogni mezzo espressivo.

Perciò si parlava poc’anzi di una prospettiva lanciata verso il futuro: essa affonda le proprie radici nella piattaforma di un linguaggio dai contorni ormai nitidi. D’ora in avanti, mediante siffatto linguaggio, Giovanni Pascoli continuerà a porsi quale obiettivo la cattura del sostrato poetico di un momento di realtà. E’ un impegno garantito dalla sua divisa morale.

Carlo Munari

Gianni Pascoli, nato a Savona ma in una famiglia di origini friulane, ha iniziato dall’infanzia ad appassionarsi all’arte sotto la guida del pittore Domenico Bortoluzzi (friulano anche lui).

Ha coltivato fin da ragazzo la passione per la pittura. Ha frequentato inseguito l’istituto d’Arte di Acqui Terme, e perfezionato la sua preparazione artistica trasferendosi all’Accademia di Firenze, sotto la guida di Primo Conti, e passando successivamente in quella di Brera, dove ha compiuto gli studi laureandosi nel 1974; in questa sede ha avuto come maestri Ilario Rossi e Pompeo Borra. Da allora si è dedicato completamente alla pittura; ha esplorato tutte le tecniche con particolare predilezione per olio, acquarello e ceramica, ha esposto i suoi lavori in numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero.

Nella sua lunga carriera ha esposto in Italia (Savona, Genova, Bologna, Milano Venezia, Padova, Bari, Alba e, naturalmente, in molte località della valle Bormida) e all’estero (Parigi, Vienna, Istanbul, Efeso, Bruxelles, Sidney, Salvador de Bahia).

Dicevo in apertura che da subito la sua pittura mi colpì sotto due punti di vista: la semplicità della pittura, per un verso, ed un richiamo ad una grande esperienza di un artista suo conterraneo, per altro verso.

A mio sommesso parere, poesia e pittura si fondono in Gianni Pascoli che ama dipingere la vita semplice dei campi, le giornate agresti, il profumo della vita.

“Dipingo prevalentemente dal vero – ha precisato in passato il pittore in una sua intervista – in primavera amo cercare punti e soggetti del reale da ritrarre, specialmente i fiori con i loro colori e toni delicati (rose, bouganville, glicini), il mare, e, tutto ciò che mi suscita un’emozione particolare io fisso sulla tela. All’aria aperta trovo le condizioni adatte per dipingere e spesso le cose più belle nascono da pennellate istintive”.

I temi più cari a Gianni Pascoli, in particolare quelli sviluppati in questi ultimi anni, sono gli strumenti musicali, le auto d’epoca, le moto, e poi le figure femminili, il tutto ripreso di tempo in tempo in altrettanti cicli tematici che sembrano caratterizzare le sue stagioni, sempre inseriti in atmosfere un poco sognate ed un poco rivissute come in un ricordo, secondo un suo “modus operandi” che risponde la logica del mercato, ma le sue passioni.

Ciò che mi piace nelle sue opere, assieme alla poesia dei temi sviluppati, è il segno grafico, la pennellata vibrante: i suoi dipinti, – realizzati con la tecnica ad olio soprattutto ma anche all’acquarello – nascono dall’emozione e con gestualità immediata; con un uso sapiente e delicato del colore, mai aggressivo ma vivo e pieno di luce.

Proprio queste caratteristiche, per il secondo aspetto, me lo accostano ad una certa stagione di un suo grande conterraneo qual è stato Luigi Spazzapan da cui non è certo suggestionato ma dal quale ha imparato le delicatezze cromatiche e tonali e la nervosità del gesto pittorico.

In Friuli Pascoli si reca spesso alla ricerca di soggetti ed ispirazione.

Personaggio schivo, vive la pittura come parte di sé ed in ciò si rispecchia la sua scelta di “essere” pittore senza la distrazione di altre professioni. Alla pittura, ed in anni recenti anche al restauro ed al recupero di testimonianze del passato, dedica tutto il suo impegno ma in tempi recenti ha preso parte a molte iniziative collettive tra cui la prestigiosa manifestazione nazionale “La Modella per l’arte”, in cui è stato l’unico pittore ligure presente tra i venti artisti selezionati in tutta Italia (nel 2012) e poi, poche settimane fa alla manifestazione “Passio et Ressurrectio” svoltasi ad Alba dal 14 marzo all’aprile scorsi. Nel 1999 è stato il “pittore del palio” ad Alba e nel contempo tenne una importantissima personale.

I quadri esposti sono rappresentativi dei molteplici soggetti su cui l’attenzione dì Pascoli sì sofferma a seconda dello stato d’animo: momenti del giorno che scorrono sul paesaggio, strumenti musicali che diventano simboli in composizioni metafisiche, figure femminili, scorci di mare, angoli di città, fiori e anche oggetti di uso comune, e al tempo stesso nobili, come i vecchi libri e le sedie abbandonate. Il tutto filtrato dalla sua sensibilità, tesa a scoprire e restituire una bellezza che non è mai di superficie ma ricorda l’incanto delle cose più vere e profonde, quasi un augurio di serenità.”è stato ancora scritto per lui ed è per questo che giudico questa rassegna di estremo interesse.

Carlo Morra

Gianni Pascoli

Nato a Savona, vive e lavora a Cairo Montenotte (Sv). Friulano d’origine, ha frequentato l’Istituto d’Arte di Acqui Terme, poi l’Accademia di Firenze, terminando gli studi in quella di Brera. Ha sviluppato uno stile figurativo personale ed intenso, caratterizzato da valenze cromatiche particolari al punto da essere accostato al grande maestro Sassu in un’antologica allestita ad Alba nel 2010 dal titolo “Gianni Pascoli e Aligi Sassu, la poesia del colore”.

Ha ricevuto premi e riconoscimenti tra cui, nel 2008, il prestigioso premio Anthia per le arti figurative per la Liguria. È nella rosa degli artisti che hanno avuto l’onore di dipingere il Palio di Alba. Dal 2011 è uno dei pittori protagonisti dell’importante concorso nazionale “La modella per l’Arte”. Nel 2012 e 2013 è stato presente ad Arte Genova Mostra Mercato d’Arte Moderna e Contemporanea – Fiera di Genova.

Nella sua lunga carriera, ha esposto in numerose personali, collettive e Fiere in Italia ed all’estero.

Il 2014 lo vede impegnato, oltre che nella bella cornice di Palazzo Salmatoris a Cherasco, in una personale alla Galleria Arianna Sartori di Mantova, in concomitanza con Festival della Letteratura.

E’ inoltre stato invitato, insieme ad altri 19 famosi pittori italiani, alla manifestazione nazionale La modella per l’Arte, la cui finale nazionale si terrà il 4 e 5 ottobre a Stresa.

GIANNI PASCOLI

Una vita d’artista

Immagini, libri, sogni per un mondo migliore

30 agosto – 11 settembre 2014

 Nome della Galleria: Galleria “Arianna Sartori”

Indirizzo: Mantova – via Ippolito Nievo, 10 – tel. 0376.324260

Titolo della mostra: Gianni Pascoli. Una vita d’artista. Immagini, libri, sogni per un mondo migliore

Date: dal 30 agosto all’11 settembre 2014

Inaugurazione: Sabato 30 agosto, ore 18.00

Orario di apertura:             dal lunedì al sabato 10.00-12.30 / 16.00-19.30.

Domenica 7 settembre 15.30-19.00. Chiuso festivi