I paesaggi di GINO MARTORI

Dal 16 al 28 maggio, la Galleria Arianna Sartori di Mantova nella sede di via Cappello 17, presenta la personale dell’artista veronese Gino Martori, che già aveva presentato nel 2003. L’esposizione, curata da Renzo Margonari, vede esposte una selezione di opere realizzate dall’artista negli ultimi anni.

La mostra si inaugura sabato 16 maggio alle ore 18.00 con presentazione di Renzo Margonari alla presenza dell’artista.

 Gino Martori, paesaggista

Sono convinto che la rappresentazione dei sentimenti avrà sempre buone ragioni per esprimersi finché gli artisti saranno disposti a utilizzare i propri strumenti mentali e meccanici, restando alle categorie materiali e formali che distinguono la Pittura da altre forme d’espressione, poiché i tempi nostri le vanno modificando sostanzialmente. Purtroppo, accanto alla massima libertà dei linguaggi e l’utilizzo di nuove tecnologie, le immagini stanno perdendo ogni profondità poetica, lo dico senza intenzione polemica, ma per semplice constatazione. Nella trascrizione pittorica del sentimento, la qualità e l’intensità sono sempre dipese dalla volontà e capacità degli artisti, non dai mezzi di cui disponiamo. Soprattutto, l’esito poetico dipende dalla sincerità del pittore, dalla capacità di rivelare -innanzitutto a se stesso- la profondità delle proprie emozioni. Ad esempio, per un vero paesaggista come Gino Martori, che vede quotidianamente i mutamenti della stagione misurandosi con uno tra i paesaggi più spettacolari del mondo -il Lago di Garda e i suoi rilievi marginali- si pone continuamente il problema di trascrivere la quotidianità della convivenza con quei colori che restano acquatici investendo anche i declivi collinari circostanti e quegli spazi la cui profondità prospettica, annullata dalle distanze, inganna anche lo sguardo pratico. Per Martori, sincero e colto pittore di paesaggio, si tratta di annullare la meraviglia, di attenuare la rutilante ricchezza cromatica, in poche parole rendere alla normalità la visione dello straordinario quotidiano, spogliandolo degli effetti spettacolari della sua natura. In sostanza, si tratta di esprimere l’amore con cui intimamente abbraccia una visione famigliare restituendola come immagine consueta, ordinaria, e la sua quotidianità.

Sulle acque del Lago di Garda, ho visto naufragare la valentia pittoricistica di tanti, sopraffatti dalla ricchezza paesaggistica che cercavano di riprodurre. Gino Martori, invece, elaborando in tanti anni di silenziosa e devota decantazione, l’emozionalità visiva, magari a costo di ritrarre il paesaggio nei suoi dettagli più comuni, meno gratificanti, meno pittoreschi, appunto, ha saputo restituire il vero incanto di questo paesaggio. Si sa quanto sia difficile rendere semplicemente ciò che è complesso. è un’arte della sottrazione, della semplificazione, rispondendo con una certa ruvidità all’incanto persuasivo del paesaggio, con una severa eliminazione, quasi un rifiuto dell’abilità acquisita, adottando un linguaggio pittorico impoverito, inserendo composizioni arrischiate e diminuite, riassunte e decostruite, con un colore spento a bell’apposta praticando sottili variazioni tonali che ospitano lancinanti forze timbriche. L’originalità del suo sguardo si determina considerando uno svolgimento verticalizzato dove l’immagine vorrebbe, invece, dipanarsi orizzontalmente, un aspetto che Martori ha ormai lasciato andare nella sua memoria. Egli produce, invece, una pittura del presente, a volte dell’attimo poetico percepito attraverso un’esperienza diuturna del vedere che esclude la sorpresa e si traduce in un gesto apparentemente trascurato lasciando una traccia di quell’attimo emotivo. è come se misurasse il paesaggio per addomesticarlo, etimologicamente: renderlo domestico, famigliare. Ciò non è facile.

Negli ultimi decenni assistiamo alle spregiudicate speculazioni mercantili che pianificano un’arte globalizzata, priva d’identità culturale e senz’anima poetica. Per fortuna i liberi pittori, in parte consapevolmente esclusi da questo cinico massacro della poesia, resistono e continuano a esistere ben sapendo che rinunciando alla spontanea coerenza col proprio vissuto e della propria materiale esperienza visiva, la loro arte perderebbe ogni valore di sincerità, senza la quale è impossibile ogni definizione di armonia e idealità. Questa forza è talmente insita nell’onestà del fare che alcuni la utilizzano persino senza intenzione e senza accorgersene. Giusto aggrapparsi ai valori maturati radicando la propria ricerca nel territorio fisico e culturale in cui si è sviluppata, producendo identità autoctone che conferiscono la riconoscibilità dell’area antropologica cui appartiene l’artista. Per un pittore è particolarmente giusto, soprattutto, accogliere e lasciare agire le suggestioni ricevute dai grandi maestri con i quali si riconosce un’affinità sensibilistica. Così, Martori ha composto la struttura dei suoi modi pittorici, aggiornandosi all’estremità più avanzata della paesaggistica contemporanea, mettendosi all’ombra della tradizione figurativa lombardo-veneta che nel suo caso non è solo un luogo culturale, ma anche esistenziale e filosofico. Ciò conferisce una forte distinzione antropologica alla sensualità segnica e cromatica dei suoi dipinti, pienamente percepibile, rafforzandone la verità. L’appartenenza a un’enclave culturale è una difesa della personalità e un valore aggiunto all’esaltazione del gesto pittorico, a quella calligrafia dell’emozionalità che distingue gli artisti dai pittori dozzinali.

Gino Martori è un pittore gestuale, tonale, espressionista. In altre parole un artista che ha cooptato alcune modalità figurative per ricavarne un linguaggio composito capace di restituire un’emozionalità con dati contrastanti, ma concorrenti, dalla dolcezza alla forza, dall’intima riflessione del sussurro alla spontaneità del grido. Sensazioni, non trascrizioni. Ammirazione, non appropriazione. I primi piani, in basso, sono nebbie impercettibili e consentono allo sguardo di risalire in prospettiva verso un’immagine affermata, segnata da una forte demarcazione spaziale. Così il paesaggio è raccontato con una vaga introduzione prima di definirsi nettamente. è un percorso di avvicinamento. Simile risoluzione prospettica rammenta la nobile pittura di Alberto Gianquinto e più lontani si colgono gl’influssi, ormai metabolizzati, di Renato Birolli e Afro Basaldella, e forse di Angelo Del Bon con i Chiaristi. Non per caso Martori godeva la stima severa di Oreste Marini che lo considerava un possibile prosecutore delle sue attenzioni gardesane. Insomma, ho detto di un artista consapevole e meditabondo, rivierasco e collinare disincantato, innamorato di un paesaggio mitico e vissuto che è la sua casa fisica e culturale.

Renzo Margonari

(dal catalogo della mostra)

Sono nato a Peschiera del Garda nel 1951. Da sempre lavoro nel piccolo hotel che i miei genitori, con tenacia e umiltà, hanno costruito a partire dagli anni ‘50.

Nel 1980 mi iscrivo e frequento con entusiasmo i corsi liberi di pittura tenuti dal professor Franco Patuzzi presso l’Accademia di Belle Arti ‘G.B. Cignaroli’ di Verona.

La voglia di imparare e approfondire è intensa, supportata dalla fortuna di poter viaggiare e documentarmi. Sono di quegli anni gli incontri con alcune persone che con i loro preziosi consigli hanno contribuito largamente alla mia formazione artistica; ancora li ringrazio. Sono il professor Franz Grau di Monaco di Baviera ed il professor Oreste Marini di Castiglione delle Stiviere.

Ringrazio anche la mia famiglia che, sostenendomi, mi ha dato in tutti questi anni la possibilità di poter vivere questa mia passione. (G. M.)

ARIANNA  SARTORI ARTE & OBJECT DESIGN

Via Cappello, 17 – 46100 MANTOVA – Tel. 0376.324260 – info@ariannasartori.191.it

 I paesaggi di GINO MARTORI

Nome della Galleria: Galleria “Arianna Sartori”

Indirizzo: Mantova – Via Cappello, 17 – tel. 0376.324260

Titolo della mostra: I paesaggi di Gino Martori

Date: dal 16 al 28 maggio 2015

Inaugurazione: Sabato 16 maggio ore 18.00 alla presenza dell’Artista

Presentazione in Galleria: Renzo Margonari

Catalogo: in galleria

Orario di apertura: dal Lunedì al Sabato 10.00-12.30 / 16.00-19.30. Chiuso festivi.

CAMBI CASA D’ASTE ASTA 19 MAGGIO, beni provenienti dalla Galleria dell’Antiquario Genovese Mario Panzano

Importante appuntamento  con l’Antiquariato di prim’ordine a maggio a Genova; infatti  nel pomeriggio di Martedì 19 verrà esitato un scelto nucleo di arredi, dipinti antichi, argenti, maioliche  ed altri ricercati oggetti d’arte provenienti dalla Galleria dell’Antiquario Genovese Mario Panzano purtroppo scomparso lo scorso settembre.

La Famiglia insieme alla Cambi Casa d’Aste  vuole così rendere omaggio a questo eminente antiquario che è stato un importante punto di riferimento per tutti quegli appassionati del Settecento e presente sul mercato sin dagli anni ’60, raccogliendo in un catalogo circa  170 lotti che maggiormente rappresentano le sue opere raccolte nel corso della sua lunga attività arricchendolo inoltre  con alcuni pezzi che provengono dalla sua collezione privata.

 Tra gli highlights di maggior rilievo e che rispecchiano il “gusto genovese” tipico della sua galleria,  vogliamo segnalare tra gli argenti un’importante caffettiera Luigi XV con sbalzi a torchon e marchio Torretta  databile ottavo decennio del XVIII secolo stimata tra gli 8 ai 10mila euro come una coppia di doppieri Luigi XV  sempre in argento sbalzato con fusto e piede a torchon e rocailles, Torretta datato 1778;  fra le    maioliche  bianche e blu di Savona spiccano  una coppia di stagnoni da farmacia  della fine del XVII secolo con decori a “tappezzeria” e al centro iscrizioni ACQUA CICOIA E ACQUA SCORSO proposta con una partenza di 8000 euro e un vaso ornamentale profumiere   a corpo  balaustro  con anse modellate ad arpie e decori del 1680 circa e stimato tra i 6 e i 7mila euro.

Negli arredi spiccano una coppia di angoliere lastricate ed intarsiate in violetto con il motivo del quadrifoglio, esemplari tipici  della scuola di ebanisteria genovese della metà del XVIII secolo proposte in catalogo con una stima tra i 30 e i 35mila euro e un comodino di forma Luigi XV anch’esso lastronato in violetto ed intarsiato con legni pregiati diversi che verrà esitato con  una partenza di euro  15mila oltre a tavoli da centro, consolle dorate, diplomatiche, trumeau, cassettoni.

Molto ricca anche la sezione dei dipinti antichi fra i quali emerge una  coppia di olii su tela raffiguranti il “Viaggio di Giacobbe”  di Guidobono Bartolomeo eseguito probabilmente in una fase giovanile influenzata dallo stile del Castiglione e che viene proposta con una stima tra i 60 e i 70mila euro. Sempre in ambito ligure possiamo ricordare  una Scena Pastorale di Antonio Travi detto  il Sestri (stima 30-35mila euro), di Sinibaldo Scorza un altra tela raffigurante “Orfeo e gli animali” proposta dai 25 mila euro  e del Magnasco una ”Meditazione di frati benedettini”  (stima 15-18 mila euro) senza però trascurare opere importanti di autori quali il Diziani, Piola,  Tavella, Cimaroli, Zais e alcune opere della scuola Napoletana e francese.

Proprio per dare maggior rilievo e ricordare  l’atmosfera creata  per così lungo tempo dall’Antiquario, la prima parte dell’esposizione (mercoledì 13 e giovedì 14 maggio) sarà tenuta presso la storica Galleria  di Via XXV Aprile al n. 10 per poi proseguire durante il week end  sino al lunedi successivo, presso i locali di Castello Mackenzie come di consueto.

Mario Panzano, alcune note

Mario Panzano figlio d’arte nato a Genova ma di origine toscana, è stato uno dei più noti e competenti antiquari italiani specializzati nel Settecento, ampiamente stimato ed apprezzato non solo in Italia ma anche all’estero. Egli rappresenta quella generazione di mercanti d’arte, nata a cavallo tra le due guerre, che ha contribuito a  valorizzare l’arte italiana anche nelle sue forme cosiddette minori e nella propria particolarità territoriale. Sin da giovanissimo attivo sul mercato dell’antiquariato, si è formato grazie anche agli scambi professionali con la precedente generazione di antiquari: quella di Pietro Accorsi, dei Bartolozzi, dei Di Castro e dei Bellini.

Membro per molti anni  della  Commissione giudicatrice  della Mostra Mercato di Montecarlo, ha preferito però rifuggire, per carattere, da altri incarichi, preferendo  così rimanere nella sua Genova dove sin dagli anni ‘60 è stato il punto di riferimento  degli appassionati  soprattutto di quel periodo storico che ha visto  Genova legata sia alla cultura e all’arte della vicina Francia ma anche capace di ritagliarsi delle caratteristiche assolutamente proprie.

Le sue gallerie hanno  sempre avuto un fascino particolare, frutto non solo del grande gusto e dell’estrema raffinatezza dell’antiquario  ma anche del suo  carisma che veniva riflesso sui  suoi oggetti e attraverso i quali esprimeva la sua passione nei confronti di questa professione.

Chi entrava nella sua galleria, dichiara la famiglia,  vedeva, in quelle stanze silenziose e dalla luce soffusa, l’antiquario muoversi con una disinvoltura ed una eleganza ancor più sottolineata dalle personali possenti caratteristiche fisiche: li concludeva affari o si addentrava in appassionate conversazioni sul mondo dell’antiquariato, colorandole di aneddoti e di  humor sferzante: una vera fonte di conoscenza per gli appassionati”.

Facendo proprio il desiderio della famiglia di questo eminente antiquario scomparso e in virtu’ del fascino  che  continua ad esercitare la sua galleria nel centro cittadino aperta alla fine degli anni ’80, la Casa d’Aste Cambi  ha ritenuto opportuno  far rivivere per un’ultima volta ai visitatori per una preview di due giornate,  la bellezza delle sue opere raccolte, conservandone gli oggetti nella loro collocazione e per di più arricchendo l’asta con una parte della sua collezione privata che solo in pochissimi hanno potuto ammirare prima della sua esposizione al pubblico dei collezionisti.

Ammirando questi preziosi oggetti, scelti, conservati e disposti con cura e con amore nel corso del tempo sembrano dirci che Mario Panzano abbia appena chiuso il negozio, incamminandosi, come faceva a fine giornata tutte le sere, in Via XXV Aprile, per fare ritorno a casa

19 MAGGIO 2015    GENOVA 

 

Mario Panzano, Antiquario

Esposizione

13 – 14    Maggio        Esposizione presso la Galleria  in Via XXV Aprile 10  – Genova

16-17-18 Maggio        Esposizione presso Castello Mackenzie - Mura S. Bartolomeo 16  – Genova

 

ESTENSE CASA ASTE, ASTA MANTOVA DI ANTIQUARIATO E GIOIELLI

SABATO 16 E DOMENICA 17 MAGGIO 2015 ORE 16.00 PRESSO LA SALA ASTE DI MANTOVA VIA NIEVO 8
Oltre 500 lotti saranno proposti in asta nelle due giornate provenienti da eredità e collezioni private, l’esposizione è aperta da sabato 9 maggio dalle ore 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19.30 tutti giorni, le giornate d’asta con orario continuato.
La collaborazione con the-saleroom.com, permetterà, oltre la possibilità di offerte telefoniche e scritte, di partecipare on line con asta live
                               CATALOGO ASTA FALLIMENTO the saleroom.png
        

Estense casa aste via I. Nievo 8 si trova nel suggestivo centro storico di Mantova tel. 03761888012 fax 03761888017 estenseaste@gmail.com www.estenseaste.it