ACQUERELLI: il gesto deciso di LUCIA FRAPPA

Il gesto deciso di Lucia Frappa. Forse sarà anche esagerato ma la sensazione di freschezza e immediatezza dell’atmosfera che si prova di fronte agli acquerelli dell’artista di origine friulana Lucia Frappa è unica! Inizialmente i suoi dipinti mostravano parvenze di disegno a grafite che tratteggiava anche se di pochissimo le direziono delle forme. Il segno grafico della matita, derivato anche dall’esperienza fatta con l’incisione, era deciso e risolto con grande maestria. Serviva da base per il colore acquerellato che rifiniva l’opera. Il colore si stendeva nei tratti segnati di grigio dalla punta della matita e si fondeva nel suo insieme dando volume alle forme. Poi basta! Nessun segno di matita nelle opere successive. Nessun tratto che possa essere ripensato, modificato o cancellato. Non ammette più rilassamenti nel concetto che vuole esprimere; è tenace nella realizzazione che si propone. Lucia Frappa afferra i colori, le figure, i paesaggi del mondo che ci circonda e con la sua abilità imprime tutto nel quadro. Solo l’immediatezza dell’esecuzione del pennello sulla carta. Solo linee sottilissime e fini stese direttamente a pennello, a volte prima, a volte dopo la stesura colorata delle campiture di base. L’anima che abita questi acquerelli si trova nell’immediatezza della sua stesura. Nella velocità che conferisce movimento e freschezza alle opere. Nell’armonia dei colori densi e vivaci, mai troppo diluiti e ben definiti nelle loro tonalità. Il pennello scorre sulla carta sicuro e deciso. C’è nei dipinti di Lucia Frappa l’entusiasmo di chi capisce che c’è una ricchezza infinita nelle possibilità di linguaggio di questa tecnica. E quel che importa per l’acquerellista è cogliere l’essenza dell’immagine rappresentandola nel minor tempo possibile. Immortalare la scena come in uno scatto fotografico. Fermando quel preciso istante colto nello spazio visivo o mentale, sia esso reale, copiato da foto o derivato dal ricordo. In opere come “II sax” si vede la perfezione dell’insegnamento del suo maestro Demetrio Casile. Le sensazioni ottenute dai colori complementari come il blu e l’arancione rendono potente l’impatto emotivo e fanno risaltare l’immagine del soggetto. Con grande maestria e virtuosismo sono state tracciate le volute nell’aria del fumo della sigaretta del musicista. L’opera è rifinita nei minimi particolari del soggetto ma sfuma intorno dissolvendosi con potenza ed eleganza. In opere come in “Fiori” invece, del periodo successivo sembra che le pennellate si basino sulle sensazioni captate dalle fusioni tonali vivaci dell’accostamento di numerosi petali. Le tonalità dei soggetti rappresentati si sciolgono tra di loro originando altri colori che lasciano intravedere nuove forme e volumi. Gli spazi non dipinti lasciati sul foglio bianco contribuiscono alla rispondenza visiva delle sensazioni luminose. Linee sottili continue, brevi o interrotte delineano le forme dei fiori disegnandole in punta di pennello. Nei paesaggi all’aria aperta si percepisce in pieno la sensazione dei mutamenti atmosferici. Nel dipinto “Neve” del 2013, la dissolvenza dei colori blu e grigi nel cielo crea nuvole cariche di pioggia che riflettono il bianco della cristallizzazione dei fiocchi di neve appena caduti. Il bianco del foglio asciutto che delinea la neve all’orizzonte, crea il principale piano prospettico contribuendo alla tridimensionalità della veduta panoramica. La profondità dell’opera diventa infinita. E tutto sembra appena avvenuto, tutto sembra fresco e presente. Anche quando ad essere rappresentate sono le persone lungo le vie cittadine, il tempo si ferma in quell’istante preciso e le pennellate veloci e accostate le fanno vibrare conferendo loro movimento. Il controluce pone le sagome scure, emergenti da ombre blu-viola, in primo piano facendole quasi fuoriuscire dal foglio. In queste opere successive al primo periodo si vede nei suoi acquerelli, oltre alla guida a Milano del suo maestro Angelo Gorlini, la personalizzazione della tecnica. La brillantezza cromatica e la freschezza caratterizzano ogni suo quadro. Questi due elementi, a prescindere da quello che può essere il soggetto dell’opera insieme alla notevole immediatezza espressiva costituiscono l’essenza delle opere di Lucia Frappa. L’originalità dei suoi acquerelli si manifesta anche nell’ariosità che pervade i quadri e che non vien meno neppure nei soggetti che tendono a restringere lo spazio visivo come, ad esempio, le nature morte. Persino in tali raffigurazioni la tipicità del suo acquerello riesce ad evitare la compressione visiva del soggetto. La sua opera a primo impatto appare semplice, ma non lo è poiché è concettualmente satura; ciononostante è trasparente. La verità è che i suoi acquerelli mirano solo alla conquista di un pubblico scelto ed intelligente che sa riconoscere l’artista poetico dalle grandi capacità pittoriche.

Barbara Ghisi, Modena, marzo 2015 

Normalmente di un’artista parlano e scrivono gli altri, per ciò che riguarda il mio caso, preferisco farlo da sola, forse perché ho la presunzione di conoscermi meglio di chiunque altro. Nasco a Camino al Tagliamento in provincia di Udine ne 1948, che ancora per me è carica di ricordi, ricordi indelebili, fondamentali di persone, cose, luci, colori che stanno alla base della mia formazione spirituale ed artistica.

Sin da piccola ho amato in modo prepotente le matite, i colori e gli acquerelli, ogni superficie bianca era utile per essere pasticciata. Poi, non dimenticando né le matite, né i colori, la mia strada ha preso una direziono diversa, dagli anni 70 vivo e lavoro a Roverbella in provincia di Mantova, frequentando in questi anni i corsi all’accademia Carrara di Bergamo sotto la guida del professor Mino Marra.

Ho lavorato per tanti anni all’Agenzia del Territorio di Mantova ma verso la fine degli anni Ottanta è ripresa in me la voglia irrefrenabile di riempire fogli e quant’altro di colori ed immagini, così ho ripreso il lento cammino per imparare ad usare gli acquerelli, perché secondo me chi usa questa tecnica non ha mai finito di imparare. Questo amore appassionato per l’acquerello mi viene trasmesso dal prof. Demetrio Gasile di Bologna e poi per molti anni perfezionato seguendo dei corsi di acquerello tenuti da Angelo Gorlini di Milano e dagli stage Dall’Austriaco Erwin Kastner.

Davanti a una tela bianca sento una forza creatrice inferiore che mi permette di esternare sensazioni particolari e trasformarle con l’ausilio di acqua e pigmento in rappresentazioni spontanee ed istintive, sono attratta soprattutto dalle atmosfere e mi lascio trasportare dalle sensazioni del momento.

In periodi diversi ho sperimentato la tecnica dell’incisione sotto la guida del prof. Franco Bassignani. Ho fatto parte dell’associazione Artisti Virgiliani e del gruppo artistico ADAF di Mantova. Se ora ciò che ho scritto sin qui, vi ha incuriosito, date un’occhiata ai miei lavori.

Lucia Frappa

ARIANNA  SARTORI

ARTE & OBJECT DESIGN

Via Cappello, 17 – 46100 MANTOVA – Tel. 0376.324260 – info@ariannasartori.191.it 

ACQUERELLI: il gesto deciso di

LUCIA FRAPPA 

dal 18 ottobre al 5 novembre 2015 

Nome della Galleria: Galleria “Arianna Sartori”

Indirizzo: Mantova – via Ippolito Nievo, 10 – tel. 0376.324260

Titolo della mostra: Le ceramiche di Fausta Cropelli. La dolce vita

Mostra a cura di: Arianna Sartori

Date: dal 18 ottobre al 5 novembre 2015

Inaugurazione: Domenica 18 ottobre, ore 11.00. Sarà presente l’artista

Presentazione in galleria di Barbara Ghisi

Orario di apertura: dal Lunedì al Sabato 10.00-12.30 / 16.00-19.30. Chiuso festivi 

A partire da Domenica 18 ottobre 2015, l’artista mantovana Lucia Frappa esporrà una selezione di acquerelli a Mantova all’interno della Galleria Arianna Sartori, nella centralissima Via Cappello al n° 17. 

La mostra Il gesto deciso, si inaugurerà alla presenza dell’artista Lucia Frappa, Domenica 18 ottobre alle ore 11.00 con la presentazione di Barbara Ghisi, curatrice della mostra.

L’esposizione resterà aperta al pubblico, fino al 5 novembre 2015.

ASTA ANTIQUARIATO A MANTOVA

Estense casa aste nella sede di Mantova in via Nievo 8, proporrà nelle giornate di sabato 17 e domenica 18 ottobre alle ore 16.00 oltre 500 lotti, tra cui importanti collezioni di dipinti antichi e gioielli.

Inoltre, sarà possibile, partecipare telefonicamente, con offerte al banco e on line in collaborazione con the-saleroom.com

ASTA  
DI ANTIQUARIATO E GIOIELLI
EREDITA’ E COLLEZZIONI PRIVATE

SABATO 17 E DOMENICA 18 OTTOBRE 2015 ORE 16.00

Mantova via I. Nievo 8
PRIMA TORNATA SABATO 16 OTTOBRE 2015 ORE 16.00

Dipinti scuola Italiana ed Europea dal ’600 al ’900 dal n.1 al n. 105

Arredi antichi: Cassettoni, Ribalta, Armadi, Vetrine, Cassapanche, Tavoli,  ecc. dal n. 106 al 128

Gioielli d’epoca, attuali e orologi dal n. 129 al n. 197

SECONDA TORNATA DOMENICA 17 OTTOBRE 2015 ORE 16.00

Tappeti Persiani dal. n. 200 al n. 213

Varie d’epoca: Curiosità d’epoca, Specchiere, Cornici, Sculture, Lampadari, Vetri, ecc, dal n. 214 al n. 271

Oggettistica:

Argenti antichi dal n. 272 al 346

Porcellane antiche dal n. 347 al n. 428

Sheffield antichi dal n. 429 al 524

 
CATALOGO ASTA FALLIMENTO

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Le ceramiche di FAUSTA CROPELLI La dolce vita

Dalla forma all’essenza. La prima emozione è di abbracciarli, riempirsi le braccia con questa forma piena, amichevole, invitante. Era la prima volta che vedevo i suoi grandi piccioni e sono rimasto stupito per questa mia reazione istintiva; poi all’attenzione compaiono le figure, il colore,le lavorazioni a completare un puzzle elaborato e sottile. La Forma è l’elemento primario, una ricerca studiata nei rapporti tra volumi e rotondità che nasce da un’emozione istintiva capace di coinvolgereil fruitore. Fausta dice “le mie forme sono la tela su cui posso lavorare”; è verissimo, necessita di una base che di per sè è già opera ove continuare un’espansione della figura sempre reale ma altrettanto vissuta in chiave emotiva. Nascono gli “spiritelli” dipinti che pudicamente percorrono gli spazi curvi che poi, per magia, si staccano dalla forma primaria per assumere un loro volume ed una loro dimensione nella tridimensione. E poi interviene il colore, anche questo governato dalla capacità tecnica e razionale ma libero nel movimento e nell’evocazione emotiva. L’iniziale brava ceramista Fausta Cropelli si diverte spogliandosi della materia per divenire ludica, evocativa, onirica. La figura di Magritte, tante, uguali e tutte diverse danzano nell’allestimento, giocano con gli spiritelli ed inseguono i piccioni, grandi, piccoli, dai colori lucidi e brillanti, alcuni opachi. E ritrovano se stessi specchiandosi nei lustri delle forme, quasi il grande piccione sia madre di una progenie di figure che ha volutamente deposto nel nostro mondo per stupirci e divertirci. Ecco i componenti del puzzle di lavoro di Fausta Cropelli: dalla terra alla forma, dal biscotto al colore, nel colore le nuove forme ancora bidimensionali, poi il parto, il distacco dalla bidimensione alla tridimensione e di nuovo l’ancestrale richiamo al colore. Risultato finale lo spiazzamento completo del reale per rimanere nell’emozionale, una ricerca dell’essenza che richiude il cerchio per generare un’altra forma ed è il continuo dell’iter creativo.

R.Z. 

“Gli uomini di Fausta Cropelli hanno un unico volto ma guardano i volti di chiunque li guardi. Sono stupiti e ci stupiscono. Ognuno di questi uomini porta dentro di sé, dentro la propria fissità materiale, tutti i ricordi, tutte le esperienze e tutti i segreti più intimi, di cui è comunque specchio la sua coloratissima veste esteriore. Un uomo comune, come tanti, in cui riconoscersi. E, con la propria scelta, trovandosi, riempirlo di calore”

Willy Montini

Fausta Cropelli nasce il 5 luglio 1952.

Creta, pennelli e passione sono la base di tutte le sue creazioni artistiche.

Vive e lavora a Pontoglio (Bs)

Fra gli ultimi eventi ed esposizioni dell’artista si segnalano:

Concorso Internazionale della Ceramica (Gualdo Tadino, Perugia, 2003); Personale presso “Il Priore” (Cazzago S.Martino, Brescia, 2003); Personale presso “Galleria Bonan” (Venezia,2004); Menzione d’onore Concorso Internazionale “Ass. Le Impronte” (Nova Milanese, Milano, 2004); Collettiva “Le Colonete” (Venezia,2004); Primo Premio Assoluto per scultura in ceramica Concorso Internazionale “Arti del Fuoco” (Nova Milanese,Milano,2005); Concorso “Mille Mani per la Pace” (Torre Strozzi, Perugia, 2005); Collettiva “Aspettando il Natale” (Torre Strozzi, Perugia, 2005); Personale presso “Ass. Le Impronte” (Nova Milanese, Milano, 2005); Collettiva “Profondo Rosa” (Roe Volciano, Brescia, 2006); Collettiva “C.C. Rinascita Lombarda” (Brescia, 2006); Collettiva “Mille Mani per la Pace” (Torre Strozzi, Perugia, 2006); Collettiva “Galleria Monaci Sotto le Stelle” – Arte Contemporanea (Brescia, 2006); Personale “Galleria Zambelli” (Modena, 2006); Personale presso “Antichità Padovani” (Maclodio, Brescia, 2007); Collettiva “Torre Strozzi” – Torre Strozzi, Perugia, 2007); Personale presso “Galleria Monaci Sotto le Stelle” – Arte Contemporanea (Brescia, 2007); Collettiva “OmeoArt Ceramica” – Associazione Culturale Internazionale Boiron (Maschio Angioino, Napoli, 2008); Primo premio Assoluto presso Collettiva “IX biennale d’Arte Contemporanea” (Torre Strozzi, Perugia, 2009); Personale presso “Centro d’Arte e Scultura” (Torre Strozzi, Perugia, 2009); Collettiva presso “Teatro Filodrammatici” (Milano, 2010); Collettiva presso “Palazzo dei Congressi” (Milano Marittima, 2010); Personale presso “Galleria Crono Art” (Chiari, Brescia, 2010); Personale presso “Abbazia Olivetana” (Rodengo Saiano, Brescia, 2010); Collettiva “Alchimia Seducente” (Atelier del Tadini, Lovere, Bergamo, 2011); Personale “Antico Richiamo” presso Galleria Sartori (Mantova, 2011); Collettiva “150 anni unità d’Italia” (Complesso dei Dioscuri del Quirinale, Roma,2011); Collettiva “150 anni unità d’Italia” (Galleria Folco e Cassiopea, Torino, 2011); Collettiva “Network” – 33Contemporary Gallery (Chicago, U.S.A., 2011); Collettiva presso “Gallery Skagerak” (Jomfruland, Norvegia, 2012); Collettiva presso “Galleri Matteo” (Porsgrum, Norvegia, 2012); Collettiva “Ispirazioni Colorate” (Palazzo Bargnani, Adro, Brescia, 2013); Collettiva presso “Italian Contemporary Gallery  Sculpture – Isculpture” (San Gimignano, Siena, 2013); Collettiva “Tra Tradizione e Modernità” (Biennale Internazionale di Ceramica, Ascoli Piceno, 2014); Collettiva “Terra, Aria, Fuoco, Acqua, Impatto del Cantico delle Creature sull’Uomo Moderno” (Galleria La Pigna, Sede Ucai Palazzo Pontificio Maffei Marescotti, Roma, 2014); Collettiva “Equilibrio, Pensiero, Forma” (Meridiana di Casinalbo, Modena, 2014).

A partire da Sabato 10 ottobre 2015, l’artista ceramista Fausta Cropelli esporrà una selezione di opere a Mantova all’interno della Galleria Arianna Sartori, nella centralissima Via Ippolito Nievo al n° 10 dove l’artista aveva già presentato le sue opere nel 2011 suscitando l’interesse del pubblico e della critica.

La mostra La dolce vita, a cura di Arianna Sartori, presenterà nel salone una selezione di ceramiche di recente esecuzione.

La mostra si inaugurerà alla presenza dell’artista Fausta Cropelli, Sabato 10 ottobre alle ore 17.30 con la presentazione della giornalista Stefania Vezzoli.

L’esposizione resterà aperta al pubblico, fino al 22 ottobre 2015

ARIANNA  SARTORI

ARTE & OBJECT DESIGN

Via Ippolito Nievo, 10 – 46100 MANTOVA – Tel. 0376.324260 – info@ariannasartori.191.it

Le ceramiche di

FAUSTA CROPELLI

La dolce vita

dal 10 al 22 ottobre 2015

Nome della Galleria: Galleria “Arianna Sartori”

Indirizzo: Mantova – via Ippolito Nievo, 10 – tel. 0376.324260

Titolo della mostra: Le ceramiche di Fausta Cropelli. La dolce vita

Mostra a cura di: Arianna Sartori

Date: dal 10 al 22 ottobre 2015

Inaugurazione: Sabato 10 ottobre, ore 17.30. Sarà presente l’artista

Presentazione di Stefania Vezzoli giornalista

Orario di apertura: dal Lunedì al Sabato 10.00-12.30 / 16.00-19.30. Chiuso festivi

IL MIGLIOR VESTITO Mostra fotografica di CRISTIANO GIGLIOLI

Il Rio Edizioni & Gallerie Antiquarie Falcinella, In mostra sono esposti lavori fotografici in bianco e nero ispirati all’arte scultorea del barocco seicentesco italiano e alla filosofia metafisica. L’idea è esplorare gli elementi materici del corpo per andare oltre, concentrando l’attenzione su ciò che si considera eterno, stabile, necessario, assoluto, per cercare di cogliere le strutture fondamentali dell’essere. Da qui il significato del titolo: Cosa possiamo esprimere di assoluto verso il mondo esterno? E, quindi, quale miglior vestito possiamo indossare, se non il nostro stesso corpo, nei mille significati estetici e formali che può far nascere?

Vernice: Sabato 3 ottobre, 18:00

 Giulio Girondi

Responsabile storia dell’arte e dell’architettura, saggistica

IL RIO edizioni
Casa Cavazzi – via XX Settembre 17, 46100 Mantova
cellulare: 328 9154797
e.mail: 
giulio.girondi@gmail.com
web: www.ilrio.it

 

GIOVANNI MASSOLO The Garden of the Life 2015

“Nel Paradiso, forse richiamandosi alla angustissima area di Boezio e con riferimento alla Terra vista dall’alto dei cieli, Dante parla dell’aiuola che ci fa tanto feroci”. Il mondo contemplato dall’alto è come una piccola aia: areola ista mortalium, dirà nella Monarchia. La metafora si può anche estendere e l’aia-aiuola diventa allora un cortile, termine in cui è evidente la connessione con hortus, in latino “terreno cintato, giardino”: quello stesso che i Greci chiamavano paràdeisos. Il paradiso è appunto un giardino, un’area delimitata nella quale si coltivano fiori e piante. Uno spazio protetto che esprime l’esigenza di ordine e di armonia congenita nell’uomo, una propaggine della casa, un punto d’incontro con la natura. Ma in questo caso si tratta di una natura addomesticata, sottoposta a misure razionali, e quindi mille miglia lontana da quella che si esprime liberamente nelle selve. Il paradiso è l’esatto opposto della “selva selvaggia”, così come il cosmo si contrappone al caos. Per questo il giardino è simbolo della coscienza, mentre la selva adombra l’inconscio: due mondi che, per quanto antitetici, sono contigui e non di rado giungono a compenetrarsi. Per alcuni sono addirittura complementari. Del resto, l’albero stesso, con le radici che sprofondano nel terreno e i rami che si protendono al cielo, è immagine dell’uomo e della vita, tramite tra l’alto e il basso, tra uranico e ctonio. Nel carme foscoliano Dei Sepolcri sono proprio gli alberi – siano essi palme, tigli o cipressi- a fare da trait-d’union tra il mondo dei vivi e quello dei morti, a garantire il legame tra le generazioni, ad attestare la continuità del ricordo. Nell’iconografia cristiana l’albero è il simbolo della vita voluta da Dio: lo svolgimento del suo ciclo annuale allude al ciclo naturale di vita, morte e resurrezione.

Se richiamiamo queste – peraltro ovvie – considerazioni, non è per mero gusto di erudizione, ma per introdurre come merita il discorso relativo alla più recente fase creativa di Giovanni Massolo, il poliedrico e versatile artista ligure-piemontese che con le sue ultime opere cerca, per così dire, di tirare le somme di un’esperienza ormai ultra quarantennale. Autobiografia e simbolismo – se vogliamo allegorizzante – sono gli ingredienti principali di un’ambiziosa e complessa operazione plastico-pittorica che mira, appunto, a riassumere e compendiare il lavoro di una vita. Ebbene, qui si parte proprio da un cortile, da un giardino, da un albero: elementi che, pur essendo facilmente individuati (e individuabili), si caricano di valenze simboliche e di significati ulteriori, acquistando per tale via una portata universale. Il cortile-giardino di casa, con il suo muro di cinta, con le sue piante, la casetta/cassetta per gli uccelli, il suo ritaglio di cielo, in altri termini, è sì lo spazio vitale e privilegiato che permette all’artista di confrontarsi con il mondo e di specchiarsi nelle vicende/vicissitudini della natura, ma, proprio per questo, è l’angulus o la specola da cui trae origine la sua riflessione. È insomma un luogo di contemplazione. E qui Massolo scopre che tra io e non-io vi sono segrete affinità, sottili corrispondenze, analogie profonde, per cui gli oggetti che gli si parano davanti e con i quali ha una annosa dimestichezza gli si rivelano cifre di un destino comune. Le cose condividono la nostra sorte, sono come noi permeate di temporalità. Non solo: la sorte delle cose dipende in molti casi da noi, dalla cura che ne abbiamo. Così, se per un verso ad esse ci affratella e ci accomuna la “creaturalità“, da esse per l’altro ci distingue la responsabilità, perché Dio, nel creare l’uomo, gli ha affidato – stando almeno a Genesi 1, 26-28 – il dominio del creato. Nel senso che di esso deve avere cura come della casa in cui abita. Giustamente chiosa Massolo: noi, su questa madre Terra, siamo ospiti e di passaggio. Non padroni assoluti.

Da filosofico il discorso, in tal modo, si fa ecologico. L’aiuola assurge a simbolo del mondo, l’albero assempra la vita. Con apprensione l’artista ne segue dunque le metamorfosi stagionali: “a la stagion che il mondo foglia e fiora” (Compiuta Donzella), tra i canti degli uccelli, in un trionfo di luci e di colori, subentra l’autunno e le foglie ingialliscono. Basta un alito di vento a staccarle dal ramo. Ed anche noi “si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie” (G. Ungaretti). L’inverno è preannunciato dallo spettrale stagliarsi dei rami sull’azzurro diaccio del cielo. Il gelo iscurisce il tronco, ne accentua la scabra rugosità. Silenzio intorno. I voli degli uccelli sono solo un ricordo. Ma proprio quando tutto sembra finire, ecco, pietosa, la potatura. Mondata dei bronchi rinsecchiti, la pianta vibra nell’attesa di nuovi germogli e s’appresta ad accogliere nuovi canti, altri volatili. E così piano piano, all’apparenza, “risarà tutto quello che fu” (Pascoli). In realtà, però, non tutto ritorna. Non tutti. E il pittore segue con meticolosa attenzione questo avvicendarsi spiraliforme, indulge allo screziarsi della corteccia, indugia sulle rughe e sui nodi, palpita con le foglie, freme con gli uccelli, asseconda il diramarsi ansioso dell’albero che aspira al cielo. In esso trasfigura e ricapitola le tappe della propria (e dell’altrui) esistenza. Volti umani ma “d’arborea vita viventi” sembrano specchiarsi (e riconoscersi) nelle traversie dell’albero. Silhouettes umane, sole e silenti, si accampano talora sullo sfondo: la parabola le riguarda, quasi che il pittore dicesse loro: de te fabula narratur. Ci sei di mezzo anche tu.

Ed è effettivamente così. Ma dove l’irruzione biografica si fa prorompente e il discorso dell’artista da naturalistico si fa arditamente surreale è quando sull’immagine dell’albero egli innesta quello degli ingranaggi di una bicicletta. In meccanica si parla di albero motore. Ebbene, qui la lettera brucia la metafora: le catene e le ruote dentate diventano parte integrante della pianta, ne esprimono il vigore, l’energia che le consentono di rigenerarsi e di tornare a vivere e crescere nella luce. La lettera però è trasparente e lascia chiaramente intendere quella che è ed è stata (con l’arte) una delle più vive passioni di Massolo: il ciclismo. Non a caso, l’artista ricorda e riproduce i numeri delle sue corse migliori, i traguardi alpini che gli costarono sudore e fatica, le gare del tempo che fu: occasioni d’incontri, di crescita, di convivialità. Ma altrettanto evidente risulta allora la valenza, di nuovo simbolica, degli ingranaggi, nei quali (e nell’energia che esprimono) egli condensa una visione virile e sofferta della vita. Essi sono quindi una sorta di inno al sacrificio operoso e segnano i traguardi, i successi, le mete conquistate. In una autentica e originale esaltazione dell’homo faber, che dev’essere, per quanto può, anche artefice della propria fortuna. Nello stesso tempo, però, Massolo non dimentica che l’uomo non è un’isola e nemmeno è un superuomo: egli – ci ricorda e ci ammonisce – è anzitutto una creatura e, come tale, fa parte di una realtà più grande (forse di un progetto) che lo trascende. Di qui la necessità di guardare oltre, di farsi carico del futuro. Di avere cura della natura e, più in generale, del mondo. Che, non guidato o mal guidato, sembra un’astronave alla deriva, una locomotiva impazzita destinata alla catastrofe.

Se questa è la lezione (o la visione) che promana dalle opere dell’artista, il discorso non sarebbe completo qualora non ne sottolineassero le varie tipologie. Massolo ama infatti variare i materiali e gli strumenti d’uso: ama cioè passare dalla ceramica smaltata alla tela e alle lastre di rame. Le tele, in particolare, sono quasi tutte di lino e sono state preparate artigianalmente, alla maniera dei vecchi maestri, con colla di pesce, gesso di Bologna e bianco di zinco. Su di esse egli ha talora incollato, per creare particolari effetti di risalto, di contrasto o di luminosità, dei frammenti di foglia d’oro, magari, impastati con colori ad olio, alternando a dense pennellate zone che si direbbero acquerellate. Figure geometriche e l’uso di cornici o di segni delimitativi tra il funzionale e l’esornativo suggeriscono l’dea di un lavoro concettuale, di smontaggio e di rimontaggio della realtà, giacché l’opera d’arte non può (e non vuole) ridursi a mera copia del reale. La razionalità dell’artista, ma anche l’irruzione a tratti del suo inconscio, complicano la scena, e lasciano intuire che in essa forse si cela più di quanto si possa cogliere ad un’osservazione superficiale. Più comunque di quanto possa dire o riferire la parola”.

Carlo Prosperi

ARIANNA  SARTORI

ARTE & OBJECT DESIGN

Via Cappello, 17 – 46100 MANTOVA – Tel. 0376.324260 – info@ariannasartori.191.it

GIOVANNI MASSOLO

The Garden of the Life

2015 

dal 3 al 15 ottobre 2015

Nome della Galleria: Galleria “Arianna Sartori”

Indirizzo: Mantova – via Cappello, 17 – tel. 0376.324260

Titolo della mostra: Giovanni Massolo. The Garden of the Life 2015

Date: dal 3 al 15 ottobre 2015

Inaugurazione: Sabato 3 ottobre, ore 17.30

Orario di apertura:    dal lunedì al sabato 10.00-12.30 / 16.00-19.30. Chiuso festivi 

Sabato 3 ottobre 2015, alle ore 17,30 presso la Galleria d’Arte Arianna Sartori di Mantova, nella sede di Via Cappello 17, si inaugura la mostra postuma dell’artista piemontese Giovanni Massolo (Savona 1951 – 15/06/2015), dal titolo “The Garden of the Life 2015”.

Per l’occasione è stato realizzato un catalogo con testo critico di Carlo Prosperi.

L’esposizione rimarrà aperta al pubblico fino al prossimo 15 ottobre 2015 con orario dal lunedì al sabato 10.00-12.30 e 16.00-19.30, chiuso festivi.