LUIGI MENIN Sono ciò che dipingo

Venerdì 8 Gennaio alle ore 17,00 presso la Galleria d’Arte Arianna Sartori a Mantova in Via Cappello 17, si terrà l’inaugurazione di una nuova mostra dell’artista veronese Luigi MeninSono ciò che dipingo”, che ritorna ad esporre dopo i successi ottenuti nel 2007 con le mostre “Garda che bello” e “Venezia in particolare”. 

Luigi Menin - Carnevale

Mi chiamo Luigi Menin, sì sono quello sulla copertina, e sono un pittore per passione, mi definisco “pittore della realtà” e con questa nuova pubblicazione voglio presentare le mie opere degli ultimi 3 anni.

Il 2012 è stato l’anno in cui la mia pittura ha subito un totale cambiamento, dopo una vita dedicata al paesaggio e alla natura morta mi sono voluto cimentare con la figura, figura alla quale pensavo da molto tempo stimolato anche dalla conoscenza che feci molti anni fa con quel sommo artista che risponde al nome di “Caravaggio”. Tre anni fa quindi mi staccai dal paesaggio dipingendo per tre volte la mia gatta, e il risultato non mi era sembrato male, e allora dipinsi un certo numero di piccoli ritratti a persone del mio paese, e anche questi mi sono sembrati discreti, allora ho iniziato una serie di dipinti più grandi con soggetti inseriti in un interno o come sfondo un paesaggio…

Ricordo il mercato settimanale a Negrar, un gruppo di turisti su di un ponte a Venezia, la fioraia del paese, la barista di un bar che io frequento, un giovane vignaiolo con tanta passione, uno zio con la nipotina che improvvisano un concertino in famiglia, quattro amici alla vendemmia, un bambino che gira in cortile con la sua colorata bicicletta di plastica, un vero appassionato di fitness, alcune maschere al carnevale veneziano, due amiche baciate dal sole fuori dal castello del buon consiglio di Trento, io nel mio studio, alcuni bambini in un interno, la bella puledra della Zaira, una domenica mattina al mercatino dell’antiquariato in piazza S. Zeno a Verona, un bacco nostrano e uno insolitamente di colore, e infine alcuni nudi di giovani imberbi. Voglio dipingere le persone, tante persone senza fare distinzioni di sesso, di provenienza, di ceto o di età. Amo dipingere la gente che fa parte del mio vivere…

Attualmente mi coinvolge molto la pittura del seicento, Caravaggio appunto e Velázquez grande spagnolo, ma che dire del sommo Michelangelo, mi attira la sua anatomia portata quasi all’estremo nel dipingere quel capolavoro e forse testamento artistico che è la famosa “Cappella Sistina”, mi intriga pure la pennellata “grassa” di Degas e Manet, due grandi e anomali impressionisti, mi emoziona molto Vermeer per la sua meticolosità e cura del particolare, e per tornare al paesaggio rimango a bocca aperta davanti alle vedute veneziane e londinesi del Canaletto… ed è a tutti questi grandi maestri e ad altri che io guardo e cerco di assorbire il più possibile perché dalle loro opere trovo la spinta per migliorarmi sempre!

Luigi Menin, Negrar, settembre 2015 

Negrar

“Non sono Caravaggio… (per ora)” è il titolo ironico/ottimista che Luigi Menin ha dato alla sua mostra da “Adoro Café” di Piazza Vittorio Emanuele, 1. Olii su tela realisti di personaggi nel paesaggio, come in “mercatino dell’antiquariato in Piazza S. Zeno dove davanti alla Basilica, si aggira fra le gremite bancarelle, un giovane, accurato il drappeggio della maglietta e dei pantaloni, veridiche le vene sul braccio. 
Quadro nel quadro…

Vera Meneguzzo (dal gionale “l’Arena” di Venerdì 12 dicembre 2014) 

“Il maestro adesso”

Non si possono giudicare i suoi ultimi lavori senza tentare di entrare nel suo io, nel suo carattere, nel suo modo di vivere ed affrontare la realtà della vita. Il suo contatto con la gente comune lo porta ad essere attento a tutte le sfacettature di ogni giorno. Così si spiegano le tematiche dei suoi ultimi dipinti che appunto richiamano le gesta di una quotidianità vissuta momento per momento. Chi ha il piacere di conoscerlo come lo conosco io, sa che il “Maestro dipinge come vive” ma sa anche che le sue sfide con l’arte sono sempre dietro l’angolo.

Massimo Dalgallo 

Ad un amico

Quando Luigi mi chiese di scrivere la prefazione su questa sua ultima raccolta di opere devo ammettere che mi mise un po’ in difficoltà, poi però è bastato scavare nella memoria per ricordarmi quando ci siamo conosciuti, da quel giorno ho imparato ad aprezzare sia l’uomo che l’artista.

L’ironia, il sarcasmo e il sottile umorismo che lo contraddistinguono si fondono perfettamente con la sua fanciullesca sensibilità e quella sua bontà d’animo. Artista eclettico, meticoloso, maniaco del particolare tanto da definirsi “un figurativo moderno”. Egli ha come scopo l’esaltazione del soggetto raffigurato sempre come protagonista dei suoi racconti. Infatti più che quadri Luigi vuole raccontare e raccontarsi attraverso le sue tele, vuole farci rivivere quel suo tanto amato “realismo” attraverso delle opere che trasmettono emozioni con la sola forza della verità.

Marco Benedetti

ARIANNA  SARTORI

ARTE & OBJECT DESIGN

Via Cappello, 17 – 46100 MANTOVA – Tel. 0376.324260 – info@ariannasartori.191.it 

LUIGI MENIN

Sono ciò che dipingo 

Dall’8 al 28 gennaio 2016 

Nome della Galleria: Galleria “Arianna Sartori”

Indirizzo: Mantova – via Cappello 17 – tel. 0376.324260

Titolo della mostra: Luigi Menin. Sono ciò che dipingo

Mostra a cura di: Arianna Sartori

Date: dall’8 al 28 gennaio 2016

Inaugurazione: Venerdì 8 gennaio, ore 17.00. Sarà presente l’artista

Catalogo: in Galleria.

Orario di apertura:

dal Lunedì al Sabato 10.00-12.30 / 15.30-19.30. Chiuso festivi

MAURIZIO SICCHIERO Dal Polesine al Piemonte le acqueforti raccontano

Sabato 9 Gennaio alle ore 17,00 alla Galleria d’Arte Arianna Sartori a Mantova in Via Ippolito Nievo 10, si inaugura la mostra dell’incisore Maurizio Sicchiero “Dal Polesine al Piemonte”. L’artista ritorna ad esporre in terra mantovana dove nel 1994 gli è stato assegnato al Premio Suzzara il “Premio speciale per la grafica”.

Una chiacchierata sul mio percorso artistico

Mi chiamo Maurizio Sicchiero, sono nato a Rovigo il 3 gennaio nell’anno del Signore 1949.

Nella campagna, gelida d’inverno e molto calda d’estate, in una casa senza particolari esigenze architettoniche, tipica del basso Polesine: casa ad un piano con grande cucina al piano terra e alcune camere al primo piano con soffitto di assali che spesso ci offriva spettacoli stellari, il camino sporgente verso l’esterno e il pozzo nel cortile, con il fedele Pippi (il nostro cane) che rincorreva le anatre che sguazzavano nel corso d’acqua che scorreva a pochi metri dalla casa stessa e con l’asinello Domitillo che ragliava nella stalla, ho vissuto i miei primi anni di vita.

A cinque anni, con la famiglia, ho percorso a ritroso le sponde del Po per raggiungere il Piemonte.

Dopo un breve soggiorno di due anni a San Felice (Pino Torinese) ci siamo stabiliti a Chieri nel 1957. Ora vivo e lavoro in questa bellissima città che mi ha ospitato.

Ormai mi sento chierese e integrato a tutti gli effetti senza dimenticare, ovviamente, le mie origini che, comunque, non posso dimenticare anche perché le due Terre sono legate dal 45° parallelo, dal percorso del Po e offrono un esempio di panorama variegato tipico del territorio italiano: là dove sono immense e piatte pianure, qua sono ondulate colline e corone di monti. (Citazione da una mia poesia scritta nel 1989)

La riscoperta del mio Polesine

Siamo alla metà degli anni ’80. Dopo la morte dei miei genitori ho sentito il bisogno di rivedere il mio paese natio: dal ’54 non ero più tornato in Polesine, cioè dall’anno della nostra venuto in Piemonte.

Ho voluto rivedere la mia casa dove ho trascorso la mia primissima infanzia, dove abbiamo vissuto la triste avventura dell’alluvione (la grande alluvione del ’51).

Ho girato in lungo e in largo le piatte campagne attorno a Rovigo, ma soprattutto ho voluto entrare negli enormi ed estesi rami del Delta.

Forse per ridimensionare un’atavica paura, ho voluto penetrare in quello che un tempo per me è stato un mostro. E questo è stato un bene!

Ho potuto scoprire angoli interessanti, scorci fantastici, pontili, porticcioli, attrezzi con ancora la testimonianza della manualità di abili contadini ed esperti pescatori.

Ho scoperto un mondo che mi apparteneva ma che non conoscevo, ho documentato tutto con materiale fotografico, con schizzi, ho preso appunti, creandomi un ricco archivio che mi sarebbe servito in seguito per elaborare molte delle mie incisioni. Era il 1986.

In quel periodo ero già completamente integrato a Chieri, nella città che mi ha ospitato. Avevo già la mia famiglia, due figli, la professione, mi ero già diplomato al Liceo Artistico di Torino, facevo già Arte, e non frequentavo ancora il Laboratorio di Demo: ho iniziato l’anno successivo.

 La conferma della vocazione artistica con la scoperta dell’Acquaforte

Da Demo ho imparato ad incidere.

Ho iniziato a frequentare il Laboratorio alla fine del 1987 (forse inizi ’88) e per alcuni anni, assieme ad altri allievi, ho fatto esperienza di incisione, approfondendo soprattutto la tecnica dell’acquaforte a cui mi sono legato particolarmente, considerandola più confacente alle mie esigenze artistiche.

Devo dire però, che la mia vocazione artistica parte da molto più lontano!

Fin da bambino il mio interesse verso le discipline pittoriche e grafiche è sempre stato alto.

Probabilmente è stato quel disegno, eseguito in seconda elementare che ha ricevuto i complimenti della maestra e di tutta la classe, a farmi capire che avrei potuto in futuro seguire questa via.

Ma il vero input me l’ha dato il caro amico Antonio Gambara (conosciuto a Chieri quando avevo circa 12 o 13 anni) il giorno che, entrando in bottega da papà, mi chiese cosa avrei voluto fare da grande.

Alla mia netta e decisa risposta “vorrei fare il pittore”, forse commosso o più facilmente stimolato da tanta convinzione, si offrì di dedicarmi parte del suo tempo prezioso.

In un grande salone di un antico e prestigioso palazzo nel centro di Chieri, dove oggi c’è lo studio di un noto notaio, Antonio mi ha insegnato le prime fondamentali regole del disegno, mettendomi in mano gli strumenti per affrontare il difficile cammino dell’arte. Questa è stata la prima vera tappa!

In seguito mi sono diplomato al Liceo Artistico di Torino, ho frequentato corsi, ho sperimentato diverse tecniche, perlopiù da autodidatta, ed infine il Laboratorio di Demo,…. insomma ho dedicato molto del mio tempo per costruirmi un bagaglio di esperienze tale che mi permettesse di conquistare un piccolo spazio nella sfera degli artisti contemporanei.

Oggi, questo piccolo spazio (senza peccare di presunzione) credo di occuparlo, anche se la professione artistica non è mai stata per me la professione principale, se per professione principale si intende “mantenersi economicamente” (si sa, l’arte difficilmente, se non in rari casi, dà da vivere ) ma se intendiamo l’Arte come espressione poetica dell’anima, come mezzo per interpretare e descrivere le bellezze che ci circondano, se Arte è sfruttare la maggior sensibilità che è intrinseca in ogni artista, se Arte è soffrire quando crei per il dispendio di energia che “comporta inventare un’opera” se fare Arte, insomma, è una vocazione, uno stile di vita, allora credo di meritarmi l’appellativo di artista e poi……che importa se per vivere svolgi un’altra attività, che importa se non piazzi il pezzo, che importa se quel tal critico non ti ha notato o ancor peggio, non ti ha capito, che importa se non sai venderti, se non sei uomo di vizio per apparire, se non sei un personaggio, l’importante è lasciar parlare le tue opere.

Un premio importante

Nella mia carriera artistica ho avuto parecchie soddisfazioni morali, diversi riconoscimenti, ho vinto molti premi, ma uno in particolare cito spesso e volentieri.

Siamo nel 1994 ad agosto, ricevo una telefonata dal presidente di un concorso a cui avevo partecipato con l’incisione “Il panno bianco”, il foglio l’avevo spedito due mesi prima, quasi non ricordavo più. Ebbene, al telefono il presidente del Premio mi chiese se intendevo essere presente il giorno della premiazione perché la mia opera, disse, era stata segnalata, non aggiunse altro.

Andai il 18 settembre 1994 a Suzzara.

Stiamo parlando del “Premio Suzzara” ideato nel ’48 da Dino Villani e Cesare Zavattini; lo scopo del “Premio” era ambizioso: si voleva portare l’Arte, che fino allora era alla portata di pochi (facoltosi e intellettuali), ad un pubblico più esteso e per coinvolgere “la gente comune” si pensò di attribuire premi in natura messi a disposizione dagli abitanti del posto: un vitello, un puledro, un maialino, una forma di formaggio, del vino, ecc. che per quei tempi (era finita da poco la guerra) non era poca cosa. Si è verificato, quindi, quell’interessante fenomeno di sensibilizzazione al gusto artistico grazie al quale si poteva trovare un’opera significativa appesa alle pareti di quasi tutti gli abitanti di Suzzara: dal contadino all’operaio, dall’artigiano all’industriale, dall’impiegato, al professionista, all’intellettuale.

Al Premio, nell’arco degli anni, hanno partecipato artisti che sarebbero diventati in seguito famosi, quali: Guttuso, Sassu, Sughi, Attardi, Zigaina, Ligabue ecc. (grazie alla loro partecipazione il Comune ha potuto dare inizio all’acquisizione di Opere per il Museo di Arte Contemporanea di Suzzara).

Torniamo al 18 settembre: mi presentai alla cerimonia di premiazione.

Confesso che allora ignoravo l’importanza del “Premio” per cui, quando mi resi conto di quanto mi stesse succedendo ero già nel mezzo del mio momento di gloria: mi era stato assegnato il “Premio speciale per la grafica”, il mio nome era già pubblicato sui giornali, ero già stato intervistato dalle TV, compresa la Rai regionale, ricevuto complimenti, insomma, una indimenticabile esperienza!

Ora la mia opera è un pezzo permanente al Museo di Arte Contemporanea di Suzzara in mezzo, lasciatemelo dire, a nomi di levatura internazionale. 

Ha allestito le seguenti mostre personali:

- Galleria “Diana” a Diano Marina nel 1992.

- Chiesa Santa Marta ad Agliè (TO) nel 1993.

- Biblioteca Civica del Comune di Adria (RO) nel 1994.

- Associazione “Il Quadrato” a Chieri (TO) nel 1994.

- Biblioteca Civica del Comune di Villastellone (TO) nel 1995.

- Galleria “2E” a Suzzara (MN) nel 1995.

- Galleria “Abaco” a Torino nel 1995.

- “Corridoio Francia 229″ a Cascine Vica (TO) nel 1997.

- Galleria “Europa” a Torino nel 1998.

- Palazzo Roncale a Rovigo nel 1999.

- Galleria S. Isaia a Bologna nel 1999.

- Biblioteca Civica del Comune di Adria nel 1999.

- Spazio Ergy, Milano nel 2002.

- “Bottega d’Arte” Modena, nel 2005.

- Sala espositiva Comune di Andezeno, nel 2006.

- Galleria “2E” a Suzzara (MN) nel 2007.

- Galleria “Il Quadrato” a Chieri (TO) nel 2008.

- Cella della Torre Campanaria Benevagienna (CN) nel 2009.

- “Saletta Carletti” Associazione Vecchia Alassio ad Alassio nel 2009.

- “Centro culturale Torre Strozzi” a Parlesca (PG) nel 2011.

- Ca’ Delbosco, Poirino, esposizione nelle sale della villa d’epoca, nel 2011.

- Chiesa Santa Lucia di Chieri, “Dal Polesine al Piemonte”, nel 2011.

- Castello dei Busca, “Acqueforti al castello”, Mango (CN) nel 2012.

- Burgersaal Kostanz Galleria, Costanza (D), collettiva, nel 2013.

- Chiesa dei Disciplinanti Bianchi, “Acqueforti d’arte”, Bene Vagienna (CN) nel 2014.

- Galleria “Luigi Sturzo”, “Rassegna biennale di arte grafica”, collettiva, nel 2014.

- Libreria della Torre, “I luoghi di Don Bosco”, Chieri (TO) nel 2015.

- Imbiancheria del Vajro, “Trame d’Arte e di Fiori – omaggio a Don Bosco”, Chieri (TO) nel 2015.

ARIANNA  SARTORI

ARTE & OBJECT DESIGN

Via Ippolito Nievo, 10 – 46100 MANTOVA – Tel. 0376.324260 – info@ariannasartori.191.it 

MAURIZIO SICCHIERO

Dal Polesine al Piemonte

le acqueforti raccontano 

dal 9 gennaio al 3 febbraio 2016 

Nome della Galleria: Galleria “Arianna Sartori”

Indirizzo: Mantova – via Ippolito Nievo 10 – tel. 0376.324260

Titolo della mostra: Maurizio Sicchiero. Dal Polesine al Piemonte. Le acqueforti raccontano

Mostra a cura di: Arianna Sartori

Date: dal 9 gennaio al 3 febbraio 2016

Inaugurazione: Sabato 9 gennaio, ore 17.00. Sarà presente l’artista 

Orario di apertura:

dal Lunedì al Sabato 10.00-12.30 / 15.30-19.30. Chiuso festivi